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Capracotta e il suo Guinness dei primati


Prato Gentile in inverno (foto: A. Mendozzi).

Ma tu sai dove si trova Capracotta e perché ha un nome così... strano? Allora prima di spiegarti perché possiede un Guinness World Record devi conoscere queste informazioni importantissime. Prendi carta e penna e annota, sei pronto?

Capracotta è una famosa località sciistica che fa parte della comunità montana dell'Alto Molise. È un piccolissimo borgo di soli 800 abitanti e si trova in provincia di Isernia molto vicina al confine con l'Abruzzo. Si trova a 1.421 metri sul livello del mare ed è una delle località più alte dell'Appennino. Insieme a Campitello attira tantissimo turismo invernale grazie al suo comprensorio costruito negli anni '90.

Le origini del nome del borgo di Capracotta non sono certe. Ci sono diverse teoria e leggende che ti elenco qui di seguito, fammi sapere quella che secondo te è la più attendibile o che preferisci di più:

  1. Un vecchio studio ha sostenuto l'ipotesi che il nome provenga da due termini italici: kapp - luogo alto - e kott - luogo roccioso - che descrivono due proprietà del territorio cittadino.

  2. Un altro studio sostiene, invece, che il nome derivi da termini latini: castra cocta, cioè da una presunta presenza di accampamenti militari protetti da una recinzione, perché Capracotta sorge proprio in prossimità del tratturo.

  3. Un altro studio, ancora più interessante, sostiene che l'origine del nome derivi dalla tradizione religiosa dei longobardi di sacrificare una capra in onore del loro dio Thor e di mangiarne le carni come simbolo di prosperità delle fonti di sostentamento. Questo avveniva una volta che il gruppo tribale si insediava in un luogo appena conquistato. Questo studio è interessante perché giustificherebbe il nome "Capracotta" che è presente in altre regioni d'Italia che hanno subito conquiste longobarde.

  4. Una leggenda narra che alcuni zingari vollero costruire un villaggio e accesero un fuoco per arrostire una capra. Ma questa capra saltò sul fuoco e riuscì a fuggire. Nel punto in cui l'animale si fermò esanime, gli zingari decisero di stabilirsi.

Non si sono ancora messi d'accordo ma è bello pensare che ci possano essere tantissime origini e studi diversi su questo strano nome.

Ma il Guinness?

Aspetta, aspetta, adesso ci arrivo. Prima devi sapere che Capracotta è una destinazione sciistica presa d'assalto da tantissimi turisti da svariate parti d'Italia, pensa che in una citazione di Alberto Sordi ne "Il Conte Max", Capracotta è descritta come una piccola Cortina d'Ampezzo. Infatti Capracotta è dotata di due impianti molto importanti, uno dedicato allo sci alpino, in località Monte Capraro, corredato di seggiovia, e un altro per lo sci di fondo che si trova invece in località Prato Gentile, ed è stato sede dei Campionati Italiani Assoluti di sci di fondo nel 1997.

Il Guinness World Record è stato vinto nel 2015 perchè nel giro di 17 ore è caduta più di 2 metri di neve battendo il precedente record di Silver Lake in Colorado, negli Stati Uniti risalente al 1921 con 193 centimetri di neve in 24 ore. Americani, please, fate largo a Capracotta!

Per questo se sei amante di sport invernali e ami la neve, questo è l'unico posto al mondo in cui devi recarti.

Capracotta è una destinazione perfetta anche in primavera ed estate. Per gli amanti del trekking, Capracotta offre decine e decine di sentieri e percorsi con diversi gradi di difficoltà, distanze e dislivelli.

Nelle vicinanze, in direzione Pescopennataro, sorge il Giardino della flora appenninica, un posto speciale e unico. Si tratta di un orto botanico ad alta quota dove è possibile ammirare numerosissime specie di fiori e piante locali: è il luogo ideale per passeggiate nella natura.

Quando visitare Capracotta?

Bè... è una bella domanda. Capracotta non ha stagioni, ha tantissimo da offrire sia d'estate che d'inverno. Ma se ti trovi nei paraggi del borgo ad agosto, non devi perderti la sagra della Pezzata. Si tratta della sagra della pecora bollita che si tiene ogni prima domenica di agosto. La tradizione di bollire la pecora risale alla pratica della transumanza che avveniva lungo il tratturo che attraversa il borgo. Quando un animale si feriva gravemente veniva ucciso e depezzato, da qui il nome della ricetta, e poi veniva cucinato. La carne di pecora viene cotta in pentoloni pieni d'acqua e, quando il grasso in eccesso viene a galla, si procede alla "schiumatura" per eliminarlo. Si aggiungono sale, patate e pomodori e si fa cuocere per almeno quattro ore. Nel 2014 questo piatto è stata inserito tra le "eccellenze" dalla rivista Gambero Rosso e non devi assolutamente perdertelo!


Luciana Sciannimanico

 

Fonte: https://www.moliseesiste.it/, 17 marzo 2021.

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