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Divagazioni sul tema e lo spirito di Giunone Caprotina


Lo stemma di Capracotta e Giunone Caprotina.

Ma è sicuro che il nome di Capracotta derivi da una capra finita bruciata sul fuoco? Credo che non vi sia persona alcuna che non si sia posto il quesito sull'origine del nome di Capracotta e di fronte alla impossibilità di giungere a una soluzione credibile ci siamo accontentati di fare tesoro di un racconto di cui nessuno conosce l'origine e del quale nessuno garantisce l'autenticità. Tantomeno sono sufficienti i tre scudi sette-ottocenteschi della capra che salta il fuoco nella chiesa madre dell'Assunta. Perciò ogni divagazione è utile per tentare di trovare una qualche traccia che possa aiutarci a capire se in questo toponimo così particolare si nasconda un riferimento diverso da quello conosciuto che sembrerebbe piuttosto banale. Comunque si giri la questione, però, la capra è sempre al centro di qualsiasi ipotesi e se proviamo a trovare nell'immenso mare della tradizione mitologica una divinità che evochi il nome del nostro luogo appare la singolare figura di Giunone Caprotina. Conosciamo la sua esistenza attingendo alla tradizione romana perché Giunone, insieme a Giove e Minerva, costituisce la triade capitolina che è il riferimento costante anche delle fondazioni urbane dei soci latini della Roma conquistatrice della penisola italica. Di Giunone conosciamo varie qualità molte delle quali provengono dall’antichità greca dove era conosciuta con il nome di Era, figlia di Cronos e sorella e moglie di Zeus. Nel nostro immaginario dobbiamo compiere uno sforzo per capire come siano stati suggestionati dalla natura i primi abitatori di luoghi montani particolarmente aspri e che comunque nell'immagine della capra vedevano l'origine della propria esistenza. Non è un caso che Giunone Caprotina nelle poche immagini che si conoscono appaia coperta di pelle di capra, come nella statua che si conserva nella Sala Rotonda del Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani. In un denario romano del 138 avanti Cristo Giunone Caprotina è raffigurata su un cocchio trainato da due caproni.

Il 7 luglio nelle Caprotinæ si festeggiava Giunone come dea della fecondità. A Roma, una festa tutta al femminile, si teneva nel Campo Marzio.


Franco Valente

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