• Letteratura Capracottese

I geositi dell'Alto Molise


Da Monte Ciglione a Monte S. Nicola (foto: A. Mendozzi).

Su in alto, in mezzo ai

boschi, al di sopra dei mille

metri sul mare, ove il fremito

della foresta e lo scroscio dei

torrenti sono le voci più comuni...


Questa descrizione di Giacomo Albo del 1919, molto fortunatamente giunta ai nostri giorni nell'unica copia nota in tutti i repertori bibliografici nazionali, attualmente conservata presso la Biblioteca dell'Orto Botanico dell'Università di Padova, ha tutto il "sapore", concedetemi il termine, di una scoperta geografica d'altri tempi; e tale appare essere il filo conduttore di molte delle descrizioni geografiche, topografiche, archeologiche di coloro che, solo recentemente, sembra abbiano letteralmente "scoperto" l'Alto Molise, soprattutto quello dei territori di Vastogirardi, Capracotta, Pescopennataro, Agnone, Carovilli, quello che qualcuno ha osato definire anche il Molise Altissimo.

Nei fatti, a legger bene, dai più piccoli appunti ai più importanti volumi dei viaggiatori del Grand Tour, ci si rende conto subito quanto, un po' tutto il Molise, ma molto quella parte di territorio che oggi viene detto l'Alto Molise, sia rimasto ai margini o quasi escluso dagli itinerari di chi, nella fretta di conoscere e riscoprire il Bel Paese, si è soffermato soprattutto lungo le direttrici di comunicazione principali o si è lasciato attrarre dai più importanti e noti monumenti naturali o da quelli frutto dell'ingegno dell'uomo che, forse, in quella porzione d'Italia che oggi chiamiamo Molise, sembravano mancare.

È una delle analisi più plausibili se si pensa, ad esempio, che le vicinissime ed imponenti cascate del torrente Verde in agro di Rosello nel vicino Abruzzo, non risultano mai citate; solo segnalate nelle descrizioni dei viaggiatori del Grand Tour.

Accadde, tuttavia, che nell'ottobre del 1848, tutta la comunità scientifica archeologica venne a conoscenza di un'importante scoperta fatta, pochi mesi prima, proprio in questi territori, la cosiddetta "Tavola di Agnone" o come fu subito descritta la "Tavola Osca". Francesco Saverio Cremonese ne pubblica, infatti, le prime notizie nel Bullettino dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica riferendo, non a caso pensiamo noi oggi, che «se niente altro si fosse trovato in Agnone, mia patria, basterebbe questo solo monumento ad assicurarle un posto distinto nella topografia del Sannio». Questa frase, riteniamo di poter affermare, fu quasi profetica. Se fino ad allora questa regione del Sannio rimase ai più sconosciuta, la scoperta della Tavola Osca scatenò un certo interesse per questi territori. Le vicissitudini della Tavola, per le quali suggeriamo la lettura degli interessanti volumi di Rainini e de Chiocchis, terminarono solo nel 1947 quando il Dipartimento di Antichità Greco-Romane del British Museum di Londra riuscì ad acquistarla con tutta l'importante collezione privata di un antiquario romano. Da quel momento in poi molti studiosi se ne occuparono descrivendone non solo le caratteristiche linguistiche ma molto anche il sito di rinvenimento e l'intero circondario.

È tra la fine del 1800, dunque, ed il primo decennio del 1900 che hanno luogo le prime ricerche geografiche, topografiche e più ampiamente naturalistiche in Alto Molise. Tra tutte, sebbene non la prima, ma senza dubbio la più ampia trattazione geografica, ancora oggi la più citata, segnaliamo la descrizione di "Un'escursione a Capracotta in Molise" di Senofonte Squinabol, pubblicata nel 1903 su "La Géographie", il Bollettino della Società Geografica di Parigi. Quali interessi abbiano portato Squinabol nell'Alto Molise non lo sappiamo, tuttavia, come risulta dalla sua breve biografia, pubblicata da Malaroda e Sacchi, Squinabol, per un breve periodo di tempo insegnò a Foggia da dove poté, probabilmente, raggiungere Capracotta, soprattutto se si considera che dal 1897 si trasferì definitivamente al nord Italia dove insegnò prima a Padova e poi a Torino.

La sua ricerca dei fenomeni geologici, geografici e topografici fu così attenta da portarlo a scoprire che l'altezza della vetta del Monte Campo risultava erroneamente indicata (m. 1.645) nelle carte topografiche dell'Istituto Geografico Militare, cosa che egli ebbe modo di verificare con l'aneroide e di indicare più correttamente in metri 1.745, quota oggi esattamente attribuita a Monte Campo in tutte le carte topografiche.

Tra i numerosi fenomeni naturali da lui osservati e descritti ricordiamo la Grotta di S. Nicola, della quale realizzò anche il rilievo e ne abbozzò una planimetria che nei fatti risulta essere ad oggi il primo rilievo di una grotta del Molise mai pubblicata prima.

Descrisse le Fosse del Campo, il Lago Mingaccio, i Laghi dell'Anitra, le doline alla base del Monte Campo, alcune sorgenti, l'ubicazione dell'abitato di Capracotta su di una scarpata della quale interpretò e disegnò le pieghe degli strati, così come fece per il Monte Campo e le sue frane di blocchi calcarei. Insomma, nella sua attività di rilievo e poi nella pubblicazione del suo contributo, Squinabol, non tralasciò nulla meritandosi, sebbene la comunità scientifica lo annoveri tra i precursori nello studio dei Radiolari (protozoi fossili di plancton marino), di essere ricordato anche da noi molisani come uno dei più attenti naturalisti e osservatori dei fenomeni geologici dell'agro di Capracotta.

È di appena un anno prima, nel 1902, la pubblicazione invece di un breve resoconto di un'escursione fatta a Monte S. Onofrio e poi al Piano di Capracotta, pubblicata da Manlio Simonetti ne "L'Appennino Meridionale". Partito in bicicletta da Agnone per raggiungere Napoli, Simonetti ed altri due ciclisti, seguirono alcuni loro amici partiti invece in carrozza diretti a Capracotta. Una volta giunti sulla cima del Monte Campo, racconta il nostro Autore: «La giornata non ci è molto propizia, pure grandioso è lo spettacolo [...] Che bellezza, che imponente spettacolo!». Rilette oggi, a distanza di oltre 100 anni, per chi conosce quei lu