• Letteratura Capracottese

Il Paesello


Capracotta in una cartolina degli anni '70.

L'uomo lascia il Paesello, ma mai il Paesello lascia l'uomo. L'uomo porta sempre con sé una parte del Paesello, il ricordo di quei prati, quella piazzetta, quel panorama, tutto gli rimane vivo nella mente, inciso nel cuore, ed ivi rimane una parte di quella casetta, la scuola elementare, la chiesetta e i luoghi ove si sono trascorsi i più bei giorni della vita, la fanciullezza, il sacro luogo ove riposano e sorvegliano i suoi antenati.

Vi sono eredità nella vita che invecchiano ma non si cancellano.

L'uomo emigra in lontani continenti ma il cuore, lo sguardo, rimangono sempre sul paesetto; s'incammina per le vie di Londra, si intrattiene nei caffè di Parigi, si perde tra i grattacieli di New York, si incanta nei misteri d'Oriente, ma è il Paesello che domina il pensiero, lo sguardo.

L'uomo lascia il Paesello per una nuova dimora, una nuova vita e diviene il Magistrato, il Diplomatico, il Mago Industriale ma in sé è sempre quel ragazzetto del Paesello.

Il Paesello, sia una città, sia una borgata con due casette e una sola via, ma, piccolo o grande, sono le memorie della fanciullezza che ne fanno una metropoli, un po' di quella fanciullezza avvolta nella storia di ieri. Il gioco del pallone, la gita in campagna, i primi giorni di scuola, la vendemmia, la prima comunione, la ragazza a cui avevi rubato il primo bacio, la chiamata alle armi, tutto è parte del Paesello, parte dell'uomo, malgrado la grandezza, malgrado i titoli e gli onori acquistati.

Vi è sempre quella nostalgia che lo induce al ritorno, a incamminarsi per la via di ieri ove il cuore rinasce e il corpo ringiovanisce.

Il Paesello è un nido di memorie ove i sogni si realizzano, le riunioni di famiglia, il ritorno dello zio d'America, il battesimo del neonato, il matrimonio della cugina, i canti folcloristici.

L'uomo ritorna al Paesello e lo trova cambiato: nuova generazione, nuova vita, nuova dimensione, cerca i vecchi amici, si incammina per la via di ieri e osserva, il passato ritorna, nulla è cambiato e lì l'albero di ciliegie che spesso rubava, il balcone della ragazza del primo bacio, la montagna che adesso sembra una collina, tutto sembra piccolo oggi nel Paesello, ma piccolo è il mondo, gli anni comandano cambiamenti e ci recano nuovi valori, nuova vita, ma il Paesello, malgrado che esista solo nella memoria, è il luogo più bello, il luogo più grande che esista. Il Paesello.


John Paglione

(trad. di Fernando Di Nucci)

Fonte: J. Paglione, Il Paesello, in «Voria», I:0, Capracotta, aprile 2007.

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