• Letteratura Capracottese

L'imprenditore e filantropo Torquato Di Tella


Torquato Di Tella (1892-1948) coi suoi operai.

Torquato Di Tella nacque a Capracotta nella primavera del 1892, ultimo dei cinque figli di Amato Nicola e Anna Maria Di Tella, nonché nipote di Giuseppe Tommaso Di Tella, barone di Sessano.

Nel 1894 la sua famiglia decise di partire alla volta delle Americhe in cerca di fortuna su invito dello zio Carmine, che in Argentina aveva impiantato con discreto successo una piccola gioielleria. Amato Nicola e il fratello Salvatore decisero però di dedicarsi al tabacco, aprendo un laboratorio di sigari nella città di Buenos Aires. Data la congiuntura economica negativa, in pochi anni furono costretti a chiudere la loro attività e agli albori del nuovo secolo, con l'aiuto del consolato, fecero ritorno in Italia, stabilendosi a Bagnoli del Trigno, dove Amato Nicola riuscì ad affittare degli appezzamenti di terra, vivendo modestamente ma tranquillamente in una grande masseria. Sarà per questo che, una volta adulto, Torquato ripeterà spesso che «la terra non tradisce».

Sempre in Molise Torquato terminò la scuola elementare e proseguì negli studi finché, nel 1905, venne improvvisamente a mancare il padre. La vedova Anna Maria rimase sola con le figlie e col tredicenne Torquato, e soprattutto con una masseria che richiedeva un lavoro continuo e faticoso, che lo zio Salvatore non poteva assolvere. Su invito dei familiari rimasti in Argentina, i Di Tella ripartirono alla volta dell'Argentina, stabilendosi stavolta nel barrio Caballito di Buenos Aires, in una casa di avenida Acoyte. In Italia rimase il fratello maggiore di Torquato, Giuseppe (1876-1942), che com'è noto diventerà uno dei più validi studiosi italiani di selvicoltura.

Deciso a diventare ingegnere, Torquato continuò gli studi superiori, dando gli esami da esterno nel Colegio Mariano Moreno, e alla fine del 1910, all'età di 18 anni, ebbe la sua prima grande occasione grazie ai fratelli Alfredo e Guido Allegrucci, entrambi meccanici italiani arrivati dal Brasile con un discreto capitale, che, apprezzando il dinamismo del giovane Di Tella, gli proposero di fondare una piccola fabbrica di macchine impastatrici. L'esigenza di produrre questi macchinari era figlia di un'ordinanza comunale che obbligava tutti i forni bonaerensi a dotarsi di impastatrici industriali per la panificazione.

Il 27 dicembre 1910 Torquato e soci affittarono un locale a La Rioja dove predisposero l'assemblaggio della nuova impastatrice - con piccole ma decisive modifiche che ne miglioravano l'efficienza - e l'anno seguente la brevettarono col marchio Siam, il cui acronimo in principio stava per Sociedad Italiana de Amasadoras Mecánicas (proprio per sottolineare il rapporto strettissimo con la Patria) e che solo in un secondo momento diventerà Sociedad Industrial Americana de Maquinarias, ponendo l'accento sull'americanità del sogno ditelliano.

Cinque anni dopo la Siam era già un'azienda di successo ma il Di Tella si arruolò nell'esercito italiano come ufficiale del genio, destinato come tanti coetanei a donare il proprio contributo a una guerra lunga e logorante. Durante gli eventi bellici Torquato tenne comunque vivi i contatti con gli Allegrucci, responsabili dell'esportazione dell'impastatrice Siam in Spagna. Dopo aver ricevuto ben tre decorazioni al merito, nel 1919 Torquato fece ritorno definitivo in Argentina, dove poco dopo conseguì l'agognata laurea in Ingegneria.

Negli anni '20 la Siam conobbe la sua prima vera espansione industriale grazie a un accordo di licenza esclusiva siglato con la Wayne Pump Company per la produzione e montaggio di colonnine distributrici di carburante, cui seguirono l'ampliamento della fabbrica, che divenne in grado di produrre da sé tutti i componenti metallici, e la commercializzazione di utensili ed accessori destinati alle stazioni di servizio. Torquato ottenne persino la concessione della Shell-Mex, arrivando a possedere in breve tempo decine di distributori di carburante nella Capitale, a cui si aggiunse nel 1924 l'ufficio Siam di Londra e la presidenza presso la Compañía Mercantil Energina.


Il gigantesco impianto industriale di Avellaneda nel 1929.

In questo clima di grande ottimismo e floridi risultati economici la Siam cominciò una lunga relazione commerciale con gli Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF), l'impresa petrolifera statale di cui Di Tella diventerà il principale agente economico. Il grande impatto della Siam sul mercato argentino fu tale anche dopo l'interruzione dei contratti con la Wayne, allorché apparvero i primi distributori a marchio Siam, con conseguente acquisto dei terreni di Avellaneda, sui quali fu impiantanto un enorme stabilimento industriale che nei decenni a venire rappresenterà il centro nevralgico dell'impero produttivo Siam. Nel 1928 - anno in cui Torquato Di Tella sposò Maria Robiola (1895-1967) - sorsero le succursali di San Paolo in Brasile, di Santiago del Cile e di Montevideo in Uruguay, tutte importantissime unità produttive. Nello specifico, l'aumento delle attività industriali e delle vendite provocarono ricavi su base annua di circa un milione di pesos netti nel 1924, oltre 3 milioni nel 1925-26, per arrivare a 4.800.000 nel seguente anno fiscale e a quasi 6 milioni nel luglio 1929.

È chiaro che la biografia di Torquato Di Tella è inestricabilmente legata alle vicende della sua creatura, la Siam. E parlare di politica industriale argentina significa concedere molto spazio agli stravolgimenti politici, vista l'atavica instabilità dello Stato argentino. Non è infatti un caso se Di Tella abbia stretto rapporti con moltissimi protagonisti della politica sudamericana, a partire dal presidente Hipólito Yrigoyen, il cui governo (1928-30), incline a favorire l'ampliamento su scala del monopolio statale riguardo la distribuzione e vendita dei combustibili, mise nelle mani dello Stato il controllo effettivo sui giacimenti petroliferi e, di conseguenza, concesse alla Siam ampi spazi di manovra nelle contrattazioni con YPF.

Purtroppo, la grande depressione del '29 e la successiva rivoluzione che portò alla dittatura di José Félix Uriburu (1930-32), causarono drastici cambiamenti all'interno di YPF e molti direttori persero il proprio incarico, incluso il generale Enrique Mosconi, amico di Torquato, interrompendo di fatto la collaborazione con la Siam. I grandi ampliamenti industriali voluti dal nostro cominciarono dunque a pesare sulle finanze dell'azienda e gli anni Trenta si aprirono in un clima torbido, acuito dalla diminuzione delle vendite. Nonostante ciò, Di Tella ancora una volta fu eccezionale nel volgere a proprio vantaggio quella che sembrava una combinazione disastrosa. Le misure conservatrici - diciamo pure autarchiche - adottate dal governo per far fronte alla crisi economica si concentrarono perlopiù nell'aumento dei dazi doganali sui beni d'importazione, a tutto vantaggio dei produttori interni.

Infatti, dopo aver ottenuto dalla Permutit Company la licenza di produrre pompe idriche, arrivò il grande business ditelliano: gli apparecchi di refrigerazione. La vendita di frigoriferi commerciali e domestici esigeva però una rete aziendale molto estesa su tutto il territorio argentino e, siccome questi elettrodomestici richiedevano procedure di installazione ed assistenza meccanica, Torquato giunse all'organizzazione di concessionarie in tutto il Paese. Nel 1936 Di Tella firmò un accordo con la Nash-Kelvinator Corporation per la fornitura di piattaforme di difficile fabbricazione in Argentina e nello stesso anno il governo abolì le restrizioni imposte all'attività di YPF, cosicché vi fu una discreta ripresa della vendita dei distributori di carburante: la continua diversificazione dell'offerta fu chiaramente la soluzione migliore per ridurre al minimo il rischio finanziario.

La Siam si avviava ora verso una nuova grande espansione, con Torquato saldo al comando e con crescenti relazioni estere. Fu infatti firmato un contratto con la Pomona Pumps per la fornitura di componenti per pompe a turbina e nello stesso periodo la celebre Westinghouse Electric decise di chiudere la filiale argentina lasciando alla Siam l'esclusiva sui propri prodotti. Il contratto, siglato nel 1940, segnò una tappa decisiva nella carriera imprenditoriale del Di Tella poiché non solo permise la realizzazione di prodotti elettronici all'interno dei confini nazionali - è fondamentale evidenziare che nel 1938 il governo argentino impose forti restrizioni alle importazioni dagli Stati Uniti - ma fornì anche assistenza tecnica e logistica alla ditta. Tutto ciò obbligò la Siam a trasformare le proprie officine in un sistema razionale e coordinato di produzione seriale. Inoltre, tramite questo accordo, la Siam ebbe la possibilità concreta di accedere a tutte quelle novità tecnologiche sviluppate dalla società nordamericana.


La fabbrica di frigoriferi Siam negli anni '30.

Di Tella dimostrò di essere un pioniere anche in ambito sociale, giacché fu il primo industriale argentino ad istituire i bonus di produzione e nel 1934 introdusse un programma di assistenza sociale che, in caso di malattia, garantiva al dipendente la conservazione del posto di lavoro fino a 18 mesi dopo il congedo, e durante quel periodo gli veniva corrisposto uno stipendio calcolato sulla base degli anni di lavoro accumulati in azienda. Grazie allo spirito imprenditoriale e al dinamismo del suo fondatore, la Siam era dunque diventata la più grande e moderna azienda di elettrodomestici di tutto il Sudamerica.

Per tentare un equilibrio tra il protezionismo industriale e le tutele dello Stato sociale, Torquato decise però di parlare a una platea più vasta come la Unión Industrial Argentina, presieduta dall'imprenditore Luis Colombo. All'interno di questa istituzione Di Tella diede vita a una sorta di forum aperto alla società argentina che prevedesse pure un centro di ricerca e di conferenze industriali, mentre il comitato direttivo dell'Unione si andava via via componendo di personaggi di grande spicco, tra cui il premio Nobel per la Pace Carlos Saavedra Lamas.

Inutile nascondere che Torquato Di Tella fu una personalità di rilievo nella società argentina, assumendo posizioni forti anche in ambito politico. Assiduo frequentatore di Italia Libre - il circolo degli esuli politici italiani che ruotava attorno a Enrichetta Giolitti, figlia di Giovanni, e a Giuseppe Nitti, figlio del liberale Francesco Saverio, e che esprimeva posizioni in linea con la Mazzini Society -, il nostro mostrò uno spirito apertamente democratico, assai vicino al socialismo riformista ma non per questo lontano dall'area cattolica (prova ne siano i rapporti documentati con Luigi Sturzo e la DC), e fu quindi naturale per lui avvicinarsi alla Concentrazione antifascista, un'aggregazione guidata da Filippo Turati, uno dei più importanti leader del socialismo italiano, che allora si trovava in esilio in Francia assieme a diversi altri oppositori del regime fascista. Dallo studio della corrispondenza epistolare tra il «mio carissimo Di Tella» e il «mio caro e buon maestro» Turati emerge un dato significativo: tra il 1928 e il 1931 le donazioni in denaro effettuate dal capracottese in favore dell'azione antifascista di Turati - 419.000 franchi, per l'esattezza - rappresentarono il 31,7% del totale. E ovviamente il nome del Di Tella comparì, sin dal 1930, nel casellario politico centrale dell'Italia fascista con l'annotazione: «Iscritto alla Rubrica di frontiera».

Nell'immediato dopoguerra, dopo l'insediamento di Juan Domingo Perón, la Siam entrò in quello che sarà il suo più roseo periodo di espansione con la sperimentazione di nuovi elettrodomestici quali il frigorifero a cherosene e la lavatrice: per quanto concerne il primo Di Tella stipulò contratti con la svedese Electrolux; per la distribuzione delle lavatrici l'accordo fu invece firmato con l'americana Hoover Company. Del pari, il peso politico di Torquato si andava riducendo sotto le insistenze e le pressioni di un regime dall'anima contraddittoria come quello peronista, in cui coabitavano spinte nazionaliste e rivendicazioni sindacali, una politica estera terzomondista unita a una repressione interna di matrice autoritaria.

Nel 1948 l'instancabile Torquato effettuò il suo ultimo viaggio d'affari alla volta degli Stati Uniti, deciso a diventare una volta per tutte l'Henry Ford d'Argentina; ma al rientro a Buenos Aires sarà colpito da una grave emorragia cerebrale e dopo tre mesi morirà, a soli 56 anni, lasciando ai propri cari un impero industriale e all'Argentina tutta una firma ancor oggi sinonimo di successo economico ed impegno sociale: “los Di Tella”.


Siam Di Tella 1500 Berlina (1965).

Il sogno dei motori verrà realizzato pochi anni dopo la sua dipartita quando i figli Torcuato e Guido cominceranno a produrre l'equivalente della nostra Lambretta (ribattezzata per l'occasione Siambretta) per poi presentare la prima locomotiva diesel-elettrica argentina, conosciuta col soprannome de “la Justicialista”, fabbricata in consorzio con diverse aziende italiane, tra cui Fiat, Marelli, Breda e Ansaldo. I due fratelli Di Tella si getteranno definitivamente nel settore automobilistico nel 1959 grazie all'accordo siglato con la British Motor Corporation, che darà vita alla Siam Di Tella Automotores, un marchio capace di immettere sul mercato sudamericano circa 62.000 veicoli tra il 1959 e il 1966. Ancor oggi non è infrequente vedere sulle strade argentine automobili d'epoca che portano il glorioso marchio capracottese Di Tella.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • AA.VV., A la Mèreca. Storie degli emigranti capracottesi nel Nuovo Mondo, Cicchetti, Isernia 2017;

  • N. Cassese, Los Di Tella. Una familia, un país, Aguilar, Buenos Aires 2012;

  • M. Castelli, T. S. Di Tella e G. Rimanelli, In nome del padre, Iannone, Isernia 1999;

  • T. C. Cochran e R. E. Reina, Torcuato Di Tella y Siam. Espíritu de empresa en la Argentina, Lenguaje Claro, Buenos Aires 2011;

  • G. Di Tella, Il bosco contro il torrente. La redenzione delle terre povere, Capriolo e Massimino, Milano 1912;

  • T. S. Di Tella, Torcuato Di Tella. Industria y política en tiempos de la Repubblica que no fué: 1892-1948, Norma, Buenos Aires 1993;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, voll. I e II, Youcanprint, Tricase 2016-2017;

  • P. Sergi, Patria di carta. Storia di un quotidiano coloniale e del giornalismo italiano in Argentina, Pellegrini, Cosenza 2012;

  • L. Sturzo e A. De Gasperi, Carteggio: 1920-1953, a cura di F. Malgeri, Rubbettino, Soveria Mannelli 2006;

  • B. Tobia, Scrivere contro. Ortodossi ed eretici nella stampa antifascista dell'esilio: 1926-1934, Bulzoni, Roma 1993.


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