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Polvere di cantoria: l'organo dei Crociati

  • Immagine del redattore: Letteratura Capracottese
    Letteratura Capracottese
  • 30 set
  • Tempo di lettura: 3 min

Organo dei crociati

Il tempo non è altro che la corrente in cui sto pescando.

[H. D. Thoreau]


L'argomento di questa volta si basa su una notizia che, riportata in un capitolo precedente come interessante ma curiosa informazione storica, ha invece subìto recentissimamente una evoluzione a dir poco entusiasmante.

Ma, come in altre volte, ormai avvezzi ad indossare i panni di viaggiatori del tempo, raccontiamola seguendo il corso degli eventi.

Ci troviamo in Francia dentro una bottega artigiana durante l'XI secolo. I maestri organari stanno completando un organo che presto accompagnerà la liturgia ed il canto gregoriano. Da poco questi strumenti, venuti secoli prima da Oriente, sono ufficialmente entrati con alta dignità nel servizio liturgico. Pitture allegoriche ed affreschi mostrano come il vecchio modo di esaltare la preghiera cantata, fatto di strumenti a corda e percussioni, stia cedendo il passo all'organo: rappresentazione sonora e visiva in terra dei cori angelici e ponte tra il soffio vitale divino con le sue celesti armonie ed il respiro della Sua creatura umana tramutantesi in voce.

La nebbia del tempo ci impedisce di capire la sua primeva collocazione, ma intorno al XII secolo, caricato probabilmente su una nave, seguì le armate crociate per giungere come dono alla Chiesa della Natività in Betlemme per prestare servizio durante le funzioni quotidiane accompagnando, a lungo, il canto dei chierici e dei cavalieri.

Purtroppo, con la caduta di San Giovanni d'Acri nella primavera del 1291 nelle mani dei soldati mamelucchi si concluse la grande avventura crociata in Oriente e fu sancita la fine del Regno di Gerusalemme mentre in sequenza caddero a mano a mano tutte le roccaforti in mano agli europei. Ultimi a crollare con l'inizio del XIV secolo e scacciati dall'isola di Ruad loro ultimo presidio, furono i cavalieri templari la cui regola vietava la resa.

E l'organo dei crociati di Betlemme? I chierici latini agostiniani che lo avevano in custodia prima di essere espulsi dalla regione lo avevano smontato e seppellito sotto il giardino della basilica insieme a delle campane e oggetti liturgici, probabilmente sperando in un ritorno.

Il tempo, spesso guaritore ma anche fonte di oblìo passò lentamente e di questo tesoro si persero tracce e memoria. Ma nel 1906 uno scavo condotto dagli archeologi dello Studium Biblicum Franciscanum portà alla luce le casse contenti le 222 canne di questo strumento insieme al carillon di campane e agli accessori liturgici. Trasportato al Convento della Flagellazione, sede dello Studium, non ricevette una particolare attenzione (tanto per cambiare...) da parte del mondo accademico affrontando un altro secolo di anonimato nella polvere. Ma nel 2019, David Catalunya, musicologo e ricercatore dell'Università di Oxford ebbe modo di rintracciare una nota manoscritta che faceva menzione dell'organo. Questa scoperta diede origine al progetto "Resound: l'organo dei crociati", finanziato dal Consiglio europeo della Ricerca e coordinato dall'Istituto complutense di Scienze musicali il cui scopo prefissato fu il restauro delle canne e la costruzione di una replica dello strumento dopo accurata analisi delle parti autentiche da parte dell'organaro olandese Winold van der Puten.

Quindi uno strumento che strappa il primato di antichità conservata all'organo del Santuario di Valère nel cantone svizzero del Vallese risalente al 1435 e perfettamente funzionante.

Sarebbe tutto finito così ma (tenetevi forte!) il 20 maggio del 2025 avvenne qualcosa di straordinario: un gruppo di canne in corso di studio fu trovato perfettamente integro, e, mentre i ricercatori si sentivano parte di un sogno, suonanti senza alcun intervento di restauro, «come se fossero state costruite il giorno prima»!

Sono state montate pertanto in una cassa riproducente la fattura degli armadi d'organo tipici dell'epoca con leve a manetta al posto dei tasti come allora d’uso e il 9 settembre 2025 a Gerusalemme presso il Convento di S. Salvatore, sede della Custodia di Terra Santa, l'organo «congelato nel tempo» ha fatto ufficialmente ascoltare la sua voce dopo oltre ottocento anni di silenzio. Qui il link per ascoltare la registrazione di questa audizione ed altre informazioni sull'argomento.

Secondo il prof. Catalunya siamo davanti ad una sonorità chiara e piena, completamente differente da quella degli strumenti rinascimentali o moderni. Personalmente, mio umile parere, un suono arcaico e dolcemente misterioso, richiamante calde notti di deserti d'Oriente profumate di incenso, mentre armature di cavalieri, inginocchiati in preghiera, scintillano alla luce tremolante delle candele. Eppure, contemporaneamente, un richiamo materno come da una vita antica già vissuta e impressa nel profondo dell'anima.

Tuttavia la presenza nel ritrovamento anche del carillon di campane mostra come, molto probabilmente, organo e campane suonassero insieme come abbiamo osservato durante l'esplorazione dell'organo medievale e rinascimentale: altro argomento di studio in corso di approfondimento.

Possiamo quindi constatare questo momento impressionante dove arte, storia, divino e suono si fondono gettando una ulteriore lama di luce sull'interpretazione e lo studio della musica di quei tempi.


L'eternità è innamorata delle opere del tempo.

[W. Blake]


Francesco Di Nardo

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