• Letteratura Capracottese

Prato Gentile e il sacco di Borbone


Pianta topografica di Prato Gentile e Stocco.

Don Francesco Cantelmo divenne il legittimo proprietario della terra di Capracotta nel 1620, dopo la morte della madre Laura. Quando anch'egli passò a miglior vita, i diritti furono trasferiti alla zia Faustina delli Monti, che non aveva figli, finché, dopo di lei, il territorio di Capracotta, specificamente per la parte in feudalibus, nel 1670 fu incamerato dal fisco regio. Questa grossa porzione territoriale comprendeva castelli, baronie e feudi "quaternati", che a Capracotta erano ben definiti ed erano sei: il castello di Capracotta e i feudi della Macchia, Ospedaletto, Monteforte, Macchia delle Spinete e Vincennepiane. Di conseguenza, in questi fondi non rientravano in alcun modo i territori di Vallesorda, Monte Capraro o Prato Gentile, una località, quest'ultima, poco studiata dalla toponomastica, dalla feudistica e dalla storia locale. Ad esempio, perché si chiama così? Per via del «prato gentile, immune del primo taglio»? O prende il nome da Gentile della Posta, il nobile che sul finire del XIII secolo ottenne la signoria di Capracotta? E qual era l'utilizzo principale di quell'anello di prato nel fitto del bosco?

Per quanto riguarda il presente articolo, desidero per ora divulgare soltanto una notizia eccezionale che ho avuto modo di acclarare grazie a un manoscritto di Antonio Coppi conservato presso la Biblioteca Chigiana di Roma e datato 1663. È noto che il 26 febbraio di quell'anno papa Alessandro VII indisse un terzo Giubileo straordinario - dopo quelli del 1655 e del 1656 - per invocare il soccorso divino contro l'invasione dei turchi, ma è meno noto che nel 1663 il papa decise di riparare i danni provocati dal cosiddetto "sacco di Borbone" del 1527, durante il quale furono letteralmente trafugati innumerevoli preziosi del Vaticano, coi vandali che entrarono persino nella Cappella Sistina a depredar crocifissi e arazzi, per non parlare della distruzione di libri all'interno delle biblioteche cardinalizie. Per pagare i lavori di restauro la Chiesa decise di autotassarsi, tanto che ogni porporato dovette provvedere personalmente all'esborso di denaro in favore delle proprietà sante. Nella nota dei beni ecclesiastici venduti da quattro (anonimi) cardinali deputati a sovvenire all'erario vaticano, è saltata alla mia vista una cessione importante, ovvero «una pedica dicta Prato Gentile spectantibus fratribus S. Pauli de Urbe vendit D. Ciriaco Mattheo per 375 scuti».

Ho passato settimane a interrogarmi sul sostantivo pedica perché, sfogliando qualsiasi dizionario di latino classico, la corrispondente traduzione era "legaccio", "trappola", "pastoia", finché non mi sono imbattuto nel mirabile studio di Vincenzo Ortoleva sul latino tardo. L'erudito siciliano ha infatti rinvenuto in pedica «un significato particolare del latino medievale: "misura agraria" e, in senso più lato, "terreno corrispondente a questa misura"». Nelle note ha aggiunto che l'etimologia della parola proviene dal metro del "piede" e che tale unità di misura era perlopiù utilizzata in Italia centrale.

Nonostante Capracotta fosse signoreggiata da don Francesco Cantelmo, posso affermare che i pascoli e la legna di Prato Gentile, pur essendo in territorio extra-papale, spettavano ai frati di S. Paolo, la meravigliosa basilica esotica di Roma, i quali acconsentirono alla sua vendita per riparare i danni del sacco di Borbone. Il nostro amato prato fu venduto per 375 scudi (d'argento) a un certo Ciriaco Matteo, probabilmente un possidente capracottese, visto che quel cognome è ancor oggi diffuso tra i nostri compaesani. In una sorta di antico e autoreferenziale 8xMille, si può dire che nel 1663 Prato Gentile contribuì alla ricostituzione delle ricchezze e dello splendore ecclesiastico e, per di più, tornò nelle mani della nostra gente.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • S. Betti, Dissertazioni della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, vol. XV, Tip. della Rev. Cam. Apostolica, Roma 1864;

  • L. Campanelli, Il territorio di Capracotta. Note, memorie, spigolature, Tip. Antoniana, Ferentino 1931;

  • G. Dell'Oro, La grande riforma di Cristina di Borbone (1631-1663). Il conflitto per il controllo dei benefici ecclesiastici, in «Cristianesimo nella Storia», XXXIII:3, 2012;

  • G. M. Galanti, Descrizione dello stato antico ed attuale del Contado di Molise, con un saggio storico sulla costituzione del Regno, libro I, Soc. Letteraria e Tipografica, Napoli 1781;

  • V. Giolo, Avvertimenti di agricoltura teorico-pratica e d'igiene veterinaria, Minelli, Rovigo 1864;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;

  • V. Ortoleva, Lat. "tripedica", in «Indogermanische Forschungen», 114, de Gruyter, Berlin-New York 2009;

  • M. Sanfilippo, I giubilei straordinari, in F. De Caprio, I giubilei straordinari in età moderna (XVII-XVIII), Sette Città, Viterbo 2016.

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