• Letteratura Capracottese

Questo sci mi va stretto



In fondo, in fondo è bello sciare. Ed è strettissimo il rapporto con la natura di chi va con gli sci stretti sulla neve. È un rapporto quasi simbiotico quello che si crea tra lo sciatore della fatica e le piste che frequenta. Meno male che lo spettacolo della natura attenua persino la durezza di un allenamento. La sofferenza interagisce idealmente con il paesaggio, i bastoncini per spingere esaltano il piacere di fare sport a prescindere dal risultato. Ma dov’è più divertente sciare da fondisti? Dove si può sciare più facilmente? Quali sono gli itinerari ideali, affrontando i binari del passo alternato o, più facilmente, "pattinando" a tecnica libera? Bisogna chiedere a un esperto o addirittura a un campione olimpico e mondiale azzurro. Ce l'abbiamo: Cristian Zorzi, il primo fenomeno che, quando il tempo libero da skiman della Nazionale glielo consente, partito dalle sprint continua a frequentare anche le gran fondo. E con "Zorro" in pista le sorprese non mancano. Mai.

San Pellegrino

«Non è facile scegliere 10 piste: ce ne sono tante in Italia, soprattutto nell'arco alpino, anche perché disponiamo delle più belle del mondo, altro che Scandinavia. Le Alpi sono storia, fanno ricordare le guerre, la fatica e il sacrificio. Ma se proprio devo fare una classifica di gradimento, al primo posto metto la pista San Pellegrino, nel passo in Val di Fassa. Ci sono cresciuto e, dopo averle viste tutte, da noi e all'estero, la eleggo a pista ideale. Il segreto è che puoi patire tanto il freddo o il caldo, nel bosco provi le sensazioni più diverse, in certi punti senti solo il tuo respiro, ti ritrovi in un contesto quasi fiabesco. Vedi il tramonto che scema sulla Marmolada e si tratta di percorsi aperti al principiante come al superagonista, ci sono salite impegnative e recuperi lunghi o brevi, insomma c'è di tutto».

Alpe di Siusi

«Poi dico la pista dell'Alpe di Siusi, in Alto Adige. Ti ritrovi in un un altopiano in mezzo alle baite, in un'atmosfera quasi lunare. Si può sciare anche di notte, in questo caso l'ambiente sembra spaziale, illuminato dalla Luna che, quando è piena, è davvero magica. Un'uscita davvero spettacolare».

Altopiano di Asiago

«All'altopiano di Asiago sono molto legato anche da ricordi stupendi di vittorie in Coppa del Mondo sprint. Lì c'è la pista Enego di cui sono innamorato: perché è una via dimezzo tra le prime due scelte, ti sposti in un'infinità di boschi e il giro è davvero lungo (50 km.), quindi bisogna prepararsi ad affrontarlo: non si passa mai dallo stesso punto. Sarebbe perfetto per una famiglia che vuol fare un'uscita pic-nic incluso. Verso febbraio-marzo la neve è sempre fresca, ti ritrovi a mezzogiorno magari dopo aver fatto 30 km. ti fermi a riposare e ci sono le panchine per sedersi, tra le baite. Anche in questo caso godi uno splendido, anzi, il massimo rapporto con la natura. Ma occhio: per tornare a casa devi concentrarti e dosare le forze perché i chilometri sono tanti. Un consiglio: guardare bene la cartina».

Cogne

«Il tracciato valdostano del Gran Paradiso, a Cogne, si adatta a uno come me, con piste impegnative e più valli, cambi di paesaggio: c'è varietà nel giro e trovi in una giornata nature diverse. È stupendo anche se non adatto a chi è meno esperto, diciamo che lo consiglio agli sciatori amatori più esperti. Sempre in Val d'Aosta, ma in Valsavarenche (una valle eccezionale per il contatto con la natura), c'è una pista in cui si può uscire... con gli stambecchi».

Dobbiaco

«Per un weekend con moglie e figli, sceglierei Dobbiaco, perché metti gli sci subito fuori dall'albergo: la stazione del fondista per eccellenza. Si può andare verso Cortina, verso il confine del Brennero, verso la Pusteria, un'occasione per stare sugli sci e chiacchierare con gli amici e la famiglia magari durante le feste natalizie».

Passo Lavazzè

«Nella pista di Passo Lavazzè mi sono allenato tante volte, vi si fanno incontri ravvicinati con cervi e volpi, ma non è pericolosa per le situazioni. Sì, ci sono tanti animali selvatici però anche tanti chilometri di pista per seminarli. In questo caso si passa dalla fatica di gruppo a quella solitaria, ma sempre rimanendo col filo conduttore: sport e natura».

Val Casies