CAPRACOTTA, AQUILONIA RITROVATA

di Lorena Bianchi (1974)

Quando andai con degli amici che mi facevano da guida sul Monte Cavallerizzo, a vedere le mura ciclopiche di cui avevo sentito parlare, non avevo in mente di trovarmi davanti ad Aquilonia. Il mio approccio alle cose è sempre possibilista, ma fondamentalmente scettico. Invece, salendo dalla località detta La Crocetta lungo il sentiero che porta alle mura inesplorate, pensai che corrispondevano perfettamente a un luogo ideale per costruirvi una fortezza. Il Cavallerizzo era isolato, con pareti a picco su tre lati, tranne il quarto abbastanza agevole per salirvi con i carri. È su questo lato che si erge la cinta di mura: sui lati laterali e posteriore i massi sono enormemente più piccoli, mentre davanti hanno un'altezza attuale di due metri, ma chiaramente le tracce di massi anche sotto al livello del terreno per almeno cinquanta centimetri fanno pensare a una sua più ampia estensione in altezza, almeno altri due metri. Si tratta di massi megalitici di dimensioni variabili tra i settanta centimetri e il metro e mezzo, trattenuti al loro interno da pietre lavorate ad angolo retto e da altre pietre lavorate a formare delle canalizzazioni probabilmente per l'aria, che potrebbero lasciare intendere l'esistenza di camere sotterranee dentro alle mura, probabilmente posti di guardia o depositi di armi. Le mura comunque non sono particolarmente spesse, un metro circa, ma non c'era bisogno se in altri luoghi del Matese o dell'Alto Casertano abbiamo visto altre mura notevolmente più munite di queste, è pur vero che l'area è strategica e per accedervi è necessario penetrare nel cuore del territorio sannita costellato di fortezze. Le mura si estendono per circa 500 metri sul lato ovest della montagna, con la porta che non si apre a metà delle mura ma spostata verso sud, a breve distanza dalla parete meridionale della montagna. Le caratteristiche sono di un piccolo insediamento militare: poche case, uno spiazzo davanti all'entrata, edifici pubblici collocati in posizione sopraelevata, una piccola acropoli su cui sorgeva il tempio principale. Visitando le rovine, dapprima da sola e dopo pochi giorni con i bambini di Capracotta a cui avevo fatto da guida, risaltava una cosa: la furia distruttrice era stata pazzesca, ogni pietra sembrava spaccata, segni di incendio avevano calcificato le pietre, perfino le fondamenta avevano subito danni. Malgrado la vegetazione rigogliosa e i boschi che vi erano cresciuti sopra, era chiaro che una potenza devastante aveva fatto scempio di quel territorio, ancor più che in altre località. Era Aquilonia?

  • L. Bianchi, Capracotta, Aquilonia ritrovata. Dalla preistoria all'epoca romana, testimonianze di una terra sorprendente, Orizzonte, Milano 2011, pp. 91-92.

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