KALIPÈ

di Massimiliano Ossini (1978)

Le parole di quei frati sulla povertà mi hanno richiamato alla mente un incontro vissuto anni prima in territorio molisano, proprio nella provincia di Isernia da cui la comunità proveniva. Mi trovavo a Capracotta, il comune più alto dell'Appennino, famoso per i suoi impianti sciistici. Ero andato lassù per un servizio in occasione della più grande nevicata registrata dagli anni Sessanta: la città era nascosta sotto 2 metri e 56 centimetri di neve, un record assoluto che aveva reso necessario l'arrivo di uno spazzaneve di ultima generazione direttamente dagli Stati Uniti.

Il borgo, di origine medievale ma completamente ricostruito in seguito alle devastazioni della Seconda guerra mondiale, è oggi baitato da quasi 800 persone che, assediate in un biancore irreale, vivevano quell'anno uno dei loro inverni più difficili.

In quel deserto abbagliante ricordo di aver visto la figura di un anziano che tornava lentamente verso casa, facendosi strada a fatica nella neve. Si trattava di un ottantenne, ex preside, che con una cortesia d'altri tempi si è fermato a discorrere con me in quello scenario surreale. Oggi che da qualche tempi ci ha lasciato, conservo con commozione il ricordo della sua luminosa dignità e le parole che mi ha consegnato.

Attraverso i suoi racconti ho conosciuto il dramma di quel piccolo paese di pastori, occupato dai nazisti in ritirata subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943.

In ottobre i tedeschi entrarono in città e insediarono un ospedale militare nella scuola, buttando dalle finestre i banchi e il resto dell'arredamento scolastico. Poi tagliarono quasi tutte le piante del paese per mascherare i loro automezzi.

Nelle settimane che seguirono si diedero alla razzia di bestiame.

  • M. Ossini, Kalipè. Il cammino della semplicità, Rai Libri, Roma 2020.

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