• Letteratura Capracottese

Amicizia


Panorama di Capracotta da Monteforte (foto: A. Mendozzi).

Cacchio! Oggi fa freddissimo.

I vetri dei balconi sono appannati, con quell'alone tipico che rende i bordi sfumati e lascia giusto qualche goccia di condensa al centro che, scivolando lentamente, disegna righe e percorsi sulla lastra gelida e offuscata.

Il tepore di casa si mescola al profumo del pranzo che arriva dalla cucina; le luci sono accese perché i raggi del sole non riescono ad illuminare, così tenui, la stanza; di sottofondo "November Rain" e, di tanto in tanto, la voce del cronista del tg che racconta gli avvenimenti recenti.

L'atmosfera fa pregustare già il calduccio del Natale, caldo non tanto per i focolari accesi nelle case o per i termosifoni, ma caldo per le cose belle che si dicono, per quelle che si vivono, nonostante tutto e nonostante la tv, quando si sta insieme e ci si ritrova dentro, mentre fuori piove o, anche se non piove, il freddo schiaffeggia la carne.

Servirebbe solo una bella spruzzata di neve per coprire tutto di bianco, come una gomma su foglio, e dire a tutti che un nuovo inizio è possibile! Che anche la natura ci invita a riscrivere la nostra vita cercando di dare il meglio, ogni volta! La rinascita della primavera non sarebbe possibile senza il freddo dell'inverno, senza la neve. Forse la vera primavera è proprio in inverno! Quando tutto è bianco e tutto si piò ancora scrivere!

Che bella la neve!

Soffice, carezzevole, ma comunque potente!

Non cade veloce come la pioggia, o immediata come la grandine che fa male; no, la neve scivola lungo l'aria, si fa guardare, dice: «Eccomi, guarda, sto cadendo per coprire qualche macchia scura, pe dirti che puoi farlo anche tu!».

E ne è convinta, lo sa. Per questo lo dice a tutti.

Ci sono cose, infatti, che si sanno senza sapere il perché. È così e basta. Si sanno e si sente il bisogno di dirle!

Come alcune parole che nascono mentre non te ne accordi e sbocciano improvvisamente dalla bocca, lasciando sbigottito anche te che le pronunci. Come un abbraccio che nasce timido ma deve nascere per forza, perché non puoi contenerlo.

Come tutte le cose sincere: non te ne accorgi che ci sono fino a quando non impari a vederle.

Ho dovuto interrompere per un po' la scrittura, ma, in fondo, è stata un'interruzione quasi provvidenziale.

Sai che a Capracotta ha nevicato? Che è tutto bianco?

Immagina un prato enorme, visto dall'alto, tutto immensamente e sofficemente bianco! Tutto da scrivere!

Come la vita.

Come l'amicizia.

Come gli inizi: non sai mai con quali parole cominciare. Provi e poi cancelli. Riscrivi e ricancelli. E di nuovo, in un'altalena che ti gongola fino a quando non arrivano quelle bombe in mente che ti spostano da sola la mano sul foglio e tu non devi fare altro che reggere la penna.

O premere i tasti del pc.

Sto ricordando, scrivendo queste righe, la nostra amicizia, cercando anche di darti una definizione di cosa sia l'amicizia, di potertela raccontare, ma mi accorgo che più ci provo e più non ci riesco.

Se potessi, ti allegherei i mille incipit che ho scritto e cancellato, fino al punto di cancellare l'intera sezione dell'amicizia.

Ma poi... "perché"?

Solo perché non so definire un sentimento, non vuol dire che non possa parlarne, perché i sentimenti, in fondo, non vanno definiti, ma vissuti.

Allora ho deciso di ricordare alcuni momenti veri e belli della nostra amicizia, trascorsi insieme anche ad altri amici, sfumandoli un po', ma sapendo che sono sempre vividi e nitidi nella memoria, nel cuore.

Il primo ricordo che mi viene in mente è legato ad una foto, a dei colori poco saturi ma a parole vere:

– Per me è tutto. Non so dire il perché, ma questa volta davvero ci sto bene.

E via a passeggiare tra pineta e battigia spoglia, col vento che smuoveva il mare invernale.

Quanto propositi avevi?

Quanti sogni hai inciso con le impronte sulla sabbia bagnata?

Quanti se n'è presi il mare con la delicatezza della spuma e il cinismo di chi non cambia mai il il suo corso?

E poi l'immondizia, il reportage quel che resta dell'estate e le risate quando mi hai detto: «Non sono mai stato in montagna!».

A me? A uno che in montagna ci starebbe da un anno all'altro?

Mare o montagna che sia, su un punto eravamo d'accordo senza averne parlato: davanti all'immensità della natura ogni cosa diventa più bella, più serena.

Come parlare a lungo di notte, fino al mattino presto o fermarsi al mare a guardare il cielo pieno di stelle col sottofondo della risacca e delle musiche dei cellulari degli altri amici.

E i lunghissimi silenzi "fuori sede" e i va a quel paese sinceri ma mai offensivi.

Ricordi anche il convento di S. Matteo? Quel freschetto che in poco tempo ha reso tutta l'aria frizzante e il baccano, col tirmore che i frati uscissero da un momento all'altro. Loro non aprirono alcuna finestra, ma una pattuglia di black security fece un giro intorno alla panchina dove stavamo mangiando.

Cose usuali, comuni come dire "buongiorno" ogni mattina a chi ci sta accanto, ma belle perché vere, essenziali, libere.

Cose che tutti possono vedere ma che solo chi vive può ricordare.

Cose che si aggiungono ad altre cose e scavano, creano, raccontano.

Cose che si aggiungono ad altre cose, ad altre cose non dette, perché ci sono cose che vivono in noi e di uscire, proprio non ne vogliono sapere.

Cose che si trasformano in immagini.

In profumi.

In suoni.

Cose che diventano ricordi.

Ricordi che fanno appoggiare la storia.

Cose che già vedono il futuro.


Amedeo Di Tella

Fonte: A. Di Tella, Lettera ad un amico lontano, Lucera 2014.

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