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Amore e gelosia (X)



X

Quando don Salvatore entrò nel tinello spalancando le porte per far passare Elisa, la madre gli lesse in faccia tutto l'orgoglio dell'uomo maturo nell'accompagnarsi ad una donna tanto più giovane e così bella.

E bella lo era davvero, la giovane nocerina: alta in maniera insolita per quei tempi in cui le femmine raramente superavano il metro e 60, un portamento altero, dritta come un fuso, occhi neri e capelli raccolti a tuppo sulla nuca, come si usava in quegli anni. Una camicetta tutta allacciata non impediva che il suo seno prorompente mostrasse tutto il suo rigoglio, e una gonna dritta e liscia le scendeva fino alle caviglie, accompagnando le belle curve della ragazza.

In testa, un bellissimo cappello ampio faceva ombra ad un viso delicato, leggiadro, e un modesto sorriso si accompagnava a quelle belle fattezze, mostrando i denti bianchi e perfetti.

– Buonasera, donna Patrizia... Buonasera monsignore... – esordì la ragazza, imporporando il suo viso di un bel rosso vermiglio, poi restò in silenzio, in attesa di un invito d'obbligo.

Il prete fu letteralmente conquistato, e prima che la padrona di casa parlasse:

– Prego, prego, signorina bella, entrate, entrate...

Una feroce donna Patrizia lo interruppe e lo mise a tacere con uno sguardo che avrebbe voluto incenerirlo.

– Don Ciccio, è vero che rappresentate il Signore, ma qui in casa mia sono io a rappresentarmi e a ricevere!

Poi con voce melliflua si rivolse ad Elisa:

– Entra, entra, mia cara! Vieni, siediti. Ma che bel vestito! Tutto colorato! Eh, noi qui usiamo il nero, il grigio, al massimo il blu... Tu invece il rosso, il giallo... colori forti... Forse a Nocera vi piacciono i colori variopinti, eh?

Elisa si indispettì e guardò don Salvatore, don Salvatore guardò don Ciccio, don Ciccio mortificato non parlava e la vecchia donna Patrizia se la godeva un mondo. L'avrebbe sistemata per le feste, la bella columbrina campagnola!

Giunse il caffè portato traballante dalla vecchia Nannina, poi i dolcetti ed Elisa ne mangiò con gusto, disinvoltamente. Si era seduta sul divano di seta di San Leucio e accanto a lei aveva preso posto don Salvatore, con aria protettiva.

Ma all'occhio di un osservatore non sembrava vi fosse alcun bisogno di protezione per la ragazza: con spigliatezza e con voce squillante aveva inaugurata una conversazione con don Ciccio su Napoli e i napoletani, con gran dispetto di donna Patrizia che assisteva e rimuginava. "Ma tu guarda chillu prevete scimunito! Se vede na uagliona nun capisce più niente!".

Tutto sommato però, riconosceva la bellezza e l'eleganza di Elisa, ma finiva lì: non era disposta a cedere nulla a quella ragazza, figuriamoci poi cederle suo figlio, il grande poeta!


Francesco Caso



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