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Amore e gelosia (XIII)



XIII

Un leggero venticello si era alzato che risaliva gli scalini di San Giovanni in Parco, su su fino ad impattare nelle due figure di Elisa e Salvatore che si erano addossati al parapetto della terza rampa: Elisa leggeva i versi del suo fidanzato, lui, il grande poeta, attendeva con un po' di emozione il suo giudizio.

Li aveva scritti in una sola notte.


Tiene mente sta palomma

cumme gira, cumm'avota,

cumme torna n'ata vota

sta ceroggena a tenta'...


C'era tutta Elisa in quelle parole messe insieme con arte e talento, c'era la sua bellissima ragazza nocerina che con il suo riso, i suoi sguardi gli aveva incendiato il cuore di amore e gelosia. Ed ora eccola lì a leggere: chissà se sarebbe stata tanto perspicace da intuire i suoi tormenti, le sue fantasie! E se sì, che cosa avrebbe fatto? avrebbe riso di lui?

Elisa finì di leggere e gli porse il foglietto dove i versi, vergati dalla penna ad inchiostro di don Salvatore, spiccavano vividi sul bianco del foglio.

– E allora? – chiese lui, un po' indispettito dal silenzio della ragazza.

La bella giovane alzò gli occhi e lo guardò diretta: due lacrime le solcavano le guance, scendevano lungo le gote fino a bagnarle la bocca.

– Salvatore... grazie!

L'uomo non capì.

– Come hai detto, che cosa...

Fu un attimo, poi un profumo intenso di donna, uno sventolio di abiti e di trine, un cappello che rotolava per gli scalini e un corpo flessuoso lo investirono, lo abbracciarono e lo fusero in un tutt'uno.

– Grazie, grazie per avermi scelta, per aver fatto di me il tuo amore! Mi sembra ancora un sogno, tu che scrivi versi così belli, così meravigliosi, mi ami! Dio mio, sono la donna più felice del mondo!

Don Salvatore si sentì sollevato in aria, galleggiava, lievitava, gli sembrava che tutto fosse possibile: avvolto in un tenero abbraccio dalla sua Elisa, la strinse a sé con forza e con tenerezza allo stesso tempo e, finalmente, pose le sue labbra su quelle della ragazza che ricambiò al punto di schiudergli la bocca e consentirgli di violare il profumo del suo alito e il mistero delle sue labbra.

Non se ne resero neanche conto, due vecchie signore scendevano i gradini, li videro, li scansarono e si ritrassero: una delle due, la più acida commentò:

– Che vergogna! La vedi, chella è Elisa, 'a figlia del giudice! Se sta vasanne cu chille omme! Mmanche pe scuorne!

L'altra, con dolcezza rispose:

– Statte zitte Titi'! Quello è amore, quello che tu non hai mai conosciuto! E chille, si nun 'o sai, è Salvatore di Giacomo, il poeta!

E si allontanarono.


Francesco Caso



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