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Amore e gelosia (XXIII)



XXIII

La campagna filava veloce sotto gli occhi di don Salvatore: alberi, verde, poi una stazioncina, e di nuovo alberi e qualche casa, poi una fila lunga di costruzioni e ancora alberi...

Un monotono languore avvolse l'uomo che quasi si addormentò al rumore cadenzato della locomotiva che trainava i vagoni sulle rotaie.

Ma il sonno vero non venne, solo un torpore che si accompagnò a pensieri tristi, malinconici...

Ormai era un uomo che si avviava verso la cinquantina, età che a quei tempi era già quasi una vecchiaia, e lo spirito inquieto ma vivido del poeta gli mostrava la realtà e allo stesso tempo la esagerava.

“Ma.... in fin dei conti, io che cosa ho avuto dalla vita fino a questo momento? E che razza di gioventù è stata la mia? Ho parlato e scritto di amore, con i miei versi e con le mie canzoni ho fatto trepidare centinaia di cuori, innamorare migliaia di giovani ma per me? Niente, proprio niente!”.

Per un attimo distolse lo sguardo dal paesaggio che fuggiva via al di là del finestrino e poggiò lo sguardo su una bella giovane seduta dirimpetto a lui.

"Ecco, questa bella ragazza... Sarà felice, avrà un ragazzo al suo paese, col quale canterà le mie canzoni?".

Poi riprese il filo dei pensieri precedenti: "ho dovuto attendere che una ragazza di provincia venisse a Napoli, nel luogo dove io lavoro, per trovare l'amore... E anche il primo passo l'ha fatto lei, la mia Elisa".

Emise un sospiro: "no, non posso rischiare di perderla, stasera stessa le dirò che dobbiamo sposarci al più presto, se ne deve venire a Napoli a casa mia, in pochi mesi".

Era convinto di ciò che pensava, ma sotto sotto sapeva che tra il dire e il fare... C'era la madre in mezzo, un ostacolo non di poco, ma scacciò questo pensiero con un gesto di stizza...

Intanto il treno, tra nugoli di vapore emessi dalla locomotiva, avanzava verso Nocera, aveva ormai già superato Angri e mancavano pochi chilometri alla meta.

– Scusatemi signore... – Era la giovane belloccia seduta dirimpetto a lui.

– Mi dica signorina, come posso aiutarla...

– No... è che io devo scendere a Nocera Inferiore... Ma questa è la prima volta che prendo il treno, volevo sapere quando arriviamo, la stazione è lontana?

– Non si preoccupi, anch'io scendo a Nocera, l'avviserò e scenderemo insieme.

La ragazza s'imporporò in viso, poi riprese a parlare.

– Ma voi siete... Scusate signo', io non mi posso permettere... È così tanto per chiedere... Voi siete il grande poeta, Salvatore Di Giacomo, il... fidanzato della signorina Elisa? Io conosco tutte le vostre canzoni, come sono belle! Le canto sempre!

Il poeta fu compiaciuto dalle parole della ragazza

– Sì sono io... Ma come mi conoscete?

La ragazza si fece ancora più rossa.

– Vado a servizio a casa Avigliano, ogni tanto... a Nocera tutto il paese parla di voi!

Don Salvatore stava per replicare ma il quel momento il treno cominciò a rallentare vistosamente.

– Ecco qua, stiamo arrivando in stazione, prepariamoci.

Senza continuare il discorso di prima, i due si alzarono, la ragazza seguì Di Giacomo fino allo sportello, il treno frenò, poi si fermò con un lacerante stridio di freni e con un sussulto in avanti infine si bloccò.

Erano a Nocera Inferiore.


Francesco Caso



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