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La cantoria di papà

  • Immagine del redattore: Letteratura Capracottese
    Letteratura Capracottese
  • 12 gen
  • Tempo di lettura: 1 min

Alessandra Di Nardo

CANTORIA

cantoria /kanto'ria/ s. f. [der. di cantore]. - 1. (eccles.) [luogo occupato dai cantori, spec. nelle chiese] ≈ || abside, cappella, coro. 2. (mus.) [complesso dei cantori] cappella, coro.


La domenica, alla messa delle 12, andavamo in cattedrale da papà. Nei film gli organi sembravano creature gigantesche, mostri dalle mille bocche; quello di papà, invece, era piccolo. Lo ero anche io. Mi sedevo accanto a lui e, tra un brano e l'altro, lo tempestavo di domande: sui tasti che brillavano, sulle luci, sul tappeto di pedali e su tutte quelle strane caratteristiche che componevano uno strumento non grande e neppure tetro, ma familiare.

La cantoria, invece, era enorme. Troneggiava nell'abside polverosa, sempre vuota durante le funzioni, ed era proprio quel vuoto a trasformarla nel nostro regno nascosto: un luogo dove la noia della messa lasciava spazio ai giochi più svariati con mio fratello.

Ogni domenica, alla messa del mattino o la sera a casa, mentre arrancavo sugli ultimi compiti di arte, un organo suonava comunque. Per questo, nella mia memoria, le domeniche hanno un sapore e un suono precisi: quello delle fregnacce alla sabinese e quello dell'organo.


Alessandra Di Nardo

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