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Capracotta, centro pastorale senza un tratturo

Immagine del redattore: Letteratura Capracottese
Letteratura Capracottese
2 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Vignetta, realizzata con l'IA, del tratturello di Capracotta.
Vignetta, realizzata con l'IA, del tratturello di Capracotta.

Appare paradossale che proprio il Comune con la spiccata vocazione per l'allevamento ovino non sia interessato dal passaggio di un tracciato tratturale. Vi è solo un tratturello che lega questo insediamento alla rete delle piste erbose destinate alla transumanza delle pecore. Il Club Alpino Italiano del Molise ha previsto nel suo programma gite per quest'anno un trekking di più giorni per seguire questo tratturello.

I fatti stanno così: il Molise confina con l'Abruzzo mediante la, perlappunto, mediazione di una serie di montagne, le quali sono interamente molisane, oltre che tramite il Sangro, che è in condivisione fra le due regioni. È da mettere in rilievo che questi - non è un gioco di parole - rilievi separanti il bacino del Sangro da quello lato sensu del Trigno sono (le loro sommità) spostate verso il primo, prossime all'asta del Sangro, vale per Monte Miglio, Monte Capraro, Monte Campo, Monte Castelfraiano.

Se per i monti (le cime degli stessi) si registra tale tendenza, essa non ha un corrispettivo nel posizionamento di alcuni dei centri abitati più elevati: Capracotta, il più in alto in assoluto, e Vastogirardi, il terzo in una graduatoria dell'elevazione, poiché essi si volgono verso la vallata del Trigno. Seppure Pescopennataro e San Pietro Avellana (i loro abitati) - gli altri due comuni in tale speciale classifica - siano in bilico tra i due bacini fluviali (in verità San Pietro in tre, in quanto il Vandra che qui nasce sversa nel Volturno), hanno in comune con gli altri, guarda un po', l'esposizione, che è quella ottimale, in quanto è verso meridione e a sud vi è il Trigno. Non deve essere stata, di certo, una scelta casuale la loro ubicazione, perché permette di beneficiare di una migliore insolazione.

Siamo arrivati a parlare scendendo un po', solo un po', dalla sommità delle montagne, di insediamenti abitativi, e continuiamo a farlo evidenziando che, se quelli posti nelle curve di livello maggiori, volgono le spalle al Sangro, vi sono comuni ad altimetrie inferiori i quali sono, ad un tempo, vicini a questo corpo idrico e si affacciano su di esso. Si tratta di Castel del Giudice e di Sant'Angelo del Pesco, sottostanti, per così dire, rispettivamente a Capracotta e a Pescopennataro, autentici - seppure entità municipali a sé stanti - corrispettivi dei medesimi. Sant'Angelo del Pesco lo denuncia addirittura nella sua denominazione.

Al vantaggio per tali paesi dell'altitudine contenuta, si contrappone una orientazione a nord del borgo, fatto che compensa in negativo, dal punto di vista climatico, tale altezza ridotta del nucleo insediativo. È, ancora, da considerare che il territorio - sia di Capracotta sia di Pescopennataro - non raggiunge il fondovalle sangrino (in verità neanche quello trignino), per via dei comuni che stanno al "piano di sotto". Si tratta di Capracotta e Pescopennataro - tra l'altro i due centri situati ai primi due posti, in quest'ordine, nella lista dei comuni per elevatezza del suolo -, realtà antropiche per così dire in "seconda fila" rispetto all'asta fluviale; la prima fila è occupata, perlappunto, da Castel del Giudice e Sant'Angelo del Pesco. La presenza di due file di aggregati residenziali è un fatto abbastanza raro qui da noi: lo si riscontra con scarsa frequenza nell'insieme dei distretti idrici della regione.

La mancanza di una pluralità di fasce territoriali, andando da cima a fondo, non permette alle comunità lì insediate di poter usufruire di una complementarietà di risorse agricole - mettiamo la vigna o l'ulivo - che si affermano in ambiti dal clima temperato, perciò non in altura. Gli abitanti di Capracotta, per restare all'esemplificazione precedente, per approvvigionarsi dell'olio devono recarsi - adesso siamo nel fianco opposto, cioè dal lato del Trigno, versante più caldo in quanto posto a sud - ad Agnone o a Poggio Sannita, percorrendo la "via olearia".

Capracotta, comunque, tende a gravitare sulla valle del Trigno e una prova ne è che il 67% del suo territorio, compreso il polo urbano, ricade nel bacino del Trigno. Capracotta è obbligata ad acquistare altrove i prodotti della campagna, in località vicine, non è alimentarmente autosufficiente, la sua economia è estremamente specializzata, basata sullo sfruttamento dei beni naturali che offrono le aree montagnose: il pascolo e il bosco. La pastorizia era comunque - non l'attività forestale, che connota piuttosto la struttura economica di San Pietro Avellana - il comparto dominante, nonostante Capracotta non fosse servita da alcuno dei tratturi regi, ma solamente da un tratturello che la collega, sfiorando Agnone, al ponte di Sprondasino, in cui ricollegarsi con il Celano-Foggia. Tale ramo secondario della rete tratturale risale da Castel del Giudice, con precisione da Madonna in Saletta, fino al valico che divide in due il gruppo centrale del complesso montuoso dell'altissimo Molise, sfruttando la cesura che c'è fra Monte Campo e Monte Capraro, un passaggio obbligato dov'è ubicata la chiesetta di S. Maria di Loreto.

L'agglomerato urbanistico di Capracotta è nelle immediate vicinanze, fungendo da postazione di controllo della transumanza. Beninteso: non ci sono pedaggi da pagare. La sorveglianza dei passi da parte di insediamenti umani è una costante per quasi tutti i tratturi. Succede così con gli svalichi del Celano-Foggia, dove c'è San Pietro Avellana; del Pescasseroli-Candela, dove c'è Rionero Sannitico; con l'Ateleta-Biferno, dove c'è Pescopennataro.

Vale la pena rilevare che, se è vero che la logica delle piste pastorali è quella di andare dritti senza curarsi di ciò in cui si imbattono, compresi i paesi, a contraddirla, in qualche modo, c'è che sono questi ultimi a rincorrerle, localizzandosi in prossimità delle stesse, per presidiarle o per offrire ristoro - specie i centri che stanno sulle selle - ai pastori transumanti stanchi per la faticosa salita compiuta.

Ci sarebbe un ultimo argomento relativo al tratturello in questione che si ritiene possa interessare ed è questo: a Castel del Giudice prendono avvio tanto il tratturello Castel del Giudice-Capracotta-Sprondasino, quanto il tratturo Pietra Canala (frazione di questo comune)-Ponterotto, l'unico tracciato tratturale che non nasce in Abruzzo. Se sono a servizio dell'industria armentizia molisana, e non abruzzese, non si capisce perché vengano fatti iniziare da Castel del Giudice - il quale, per la faccenda della sovrapposizione degli ambiti municipali di Capracotta e Pescopennataro, al suo e a quello di Sant'Angelo del Pesco, i quali occupano la fascia attitudinale a vocazione pascoliva - e non direttamente da questi ultimi.

Ad ogni modo, qualunque sia il punto di avvio, l'esistenza di questi antichissimi nastri erbosi interamente molisani smentisce chi sostiene che la nostra regione sia costretta ad ospitare sul suo suolo tratturi a servizio di greggi altrui (abruzzesi) perché di propri ne ha perlomeno uno.


Francesco Manfredi Selvaggi

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