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Origine ed evoluzione del culto della Madonna di Loreto a Capracotta

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    Letteratura Capracottese
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Processione Capracotta 1943
La processione di S. Maria di Loreto del 9 settembre 1943.

Introduzione

Il culto della Beata Vergine Maria di Loreto nasce nel 1294. Ma perché a Capracotta questa è venerata al punto da rappresentarne la festa più antica e sentita? Per rispondere a questa domanda è bene tenere a mente tre ricorrenze liturgiche e altrettanti presupposti teologici.

Il primo evento da considerare è la Natività della Madonna, una festa liturgica ufficiale che ricorda la nascita di Maria e che si celebra l'8 settembre, giorno in cui Capracotta festeggia la Vergine lauretana. Nella tradizione agricola e, se vogliamo, anche nel culto italico della Grande Madre, il ricordo della nascita di Maria coinciderebbe col termine dell'estate e dei raccolti. A Capracotta questo termine rappresentava il momento in cui i pastori si preparavano a partire per le Puglie per l'annuale transumanza delle greggi: il luogo di incontro, manco a dirlo, era proprio l'area che sta di fronte al Santuario della Madonna di Loreto, che diventava, per essi, il saluto di addio e il saluto di bentornato ad un tempo.

La seconda ricorrenza da tenere a mente è quella del 15 agosto, giorno dell'Assunzione. La Madonna, infatti, non è mai morta. La teologia ufficiale impone che Maria abbia compiuto un lungo sonno (detto Dormizione), al termine del quale sia stata assunta in Cielo, al pari del Figlio. La principale chiesa di Capracotta - non è coincidenza - è dedicata proprio a «Maria Assumpta est in Cœlum». Fra l'8 settembre e il 15 agosto esiste un lasso temporale di circa un anno, il che lascia supporre che l'anno contadino-pastorale cominciasse l'8 settembre per terminare il 15 agosto successivo.

Il terzo evento importante è ovviamente quello inerente il Santuario di Loreto, in provincia di Ancona, sorto là dove la mattina del 10 dicembre 1294 comparve la dimora della Madonna. Leggenda vuole che nella notte gli angeli abbiano trasportato, da Nazareth, la casa di Maria per depositarla in un bosco in territorio di Recanati, dov'era padrona una gentildonna di nome Loreta, da cui prese il nome la chiesa: Santa Maria di Loreta.

Riguardo alla tradizione orale dei nostri anziani, il culto della Madonna di Loreto si rifà grossomodo a due tipi di leggenda, una di natura arboreo-pagana, l'altra di chiara impronta mistico-religiosa. Queste leggende ci sono state tramandate non tanto dai nostri storici Luigi Campanelli ed Oreste Conti - che pure ne hanno parlato diffusamente - bensì da due giornaliste tra loro coetanee che, negli anni '20, hanno raccolto in loco le storie della nostra gente: si chiamavano Lina Pietravalle ed Estella Canziani.

Tra mito e leggenda

La prima leggenda vuole che alcuni predoni decisero di abbattere gli alberi di Vallesorda, persuasi che in quel bosco fossero nascosti antichi tesori. La prima pianta scelta per essere tagliata era particolarmente bella e rigogliosa. Non appena l'accetta del predone la colpì per reciderne il tronco, cadde recisa la mano dell'uomo. A quel punto, un secondo predone pensò di appiccare fuoco all'albero, ma fu la sua mano che bruciò come fosse di paglia. Gli altri predoni, spaventati, ulrando di paura fuggirono via. Subito dopo, la figura splendente della Vergine di Loreto apparve in cima alla pianta e illuminò tutti gli alberi intorno. È piuttosto chiaro come questo culto contenesse in sé l'ammonimento a non abusare del bosco di Capracotta, la più preziosa e fragile tra le risorse del mondo antico.

Di questo fitoculto esiste una versione leggermente differente, sempre ambientata a Vallesorda, secondo cui la Madonna apparve ad un carbonaio - non ad un predone - intento a tagliare un pero selvatico. Al primo colpo di scure, l'uomo sentì una voce provenire dall'albero che lo pregava di non recidere la pianta. Incredulo e impaurito, il carbonaio buttò la scure e scappò via. Ma fatti alcuni metri si fermò, attratto da una luce alle sue spalle. Si voltò e vide tra i rami del pero l'abbagliante figura della Madonna che, dopo pochi istanti, svanì. L'uomo, allora, corse in paese e raccontò l'accaduto. La mattina seguente, molta gente incuriosita si recò sul luogo dell'apparizione. Alcune donne si inginocchiarono davanti all'albero, pregando e invocando la Madonna. La cosa si ripeté per circa un mese, finché un bel giorno esse non trovarono più la pianta. Nella vicina cappella rurale, però, era apparsa magicamente una scultura lignea che raffigurava la Madonna. E si vuole che essa sia nient'altro che il tronco di quel pero.


La leggenda della Madonna di Loreto realizzata con l'IA.
La leggenda della Madonna di Loreto realizzata con l'IA.

La seconda fattispecie di mito, come anticipato, è prettamente mistica. Ad un pastore che pascolava le pecore a Vallesorda apparve la Madonna nelle sembianze della statua che tuttora si venera. Informate le autorità, si decise di portare in processione la statua nella Chiesa Madre. Ma la Madonna, nottetempo, ritornò nel bosco. Apparve ancora ad altri pastori e si fecero altre processioni, ma la statua immancabilmente ritornava nel suo bosco, fino a quando le autorità decisero di fare una dimora momentanea sul Colle, dove ora vi è la residenza anziani, il che spiega perché quell'edificio venisse detto "Casa della Madonna" (anche se su questo punto sarà necessario uno studio ulteriore). La Beata Vergine, apparsa ai pastori, accettò così di risiedere momentaneamente nella ex cappella della Madonna delle Grazie, fino alla costruzione dell'attuale chiesa.

Le apparizioni a Vallesorda sono un tipico esempio di religiosità sconfinata nel mito: forse i monaci benedettini di Montecassino, che lì avevano un monastero, esortarono il popolo alla devozione della Vergine Maria offrendo un simulacro già diffuso in Abruzzo e ponendolo nella piccola cappella che si trovava alle porte del paese. E, forse, il rifiuto della Madonna che, portata in paese, tornava ogni volta nel luogo in cui era apparsa alla povera gente, stava a rappresentare i dissapori tra l'arcipretura di Capracotta e i monaci-contadini che vivevano in campagna. Questa ipotesi, lanciata da padre Mario Di Ianni, potrebbe essere suffragata dal conflitto al quale il papa Gregorio XV pose fine abolendo le scomuniche vicendevolmente scambiate tra la Diocesi e non meglio identificati ecclesiastici di Capracotta, cui fa riferimento una bolla del 1622.

Documenti e fonti d'archivio

In quella bolla, di cui, grazie a don Elio Venditti, ho ritrovato la pergamena originale nell'archivio parrocchiale, si legge:

Avendo fatto costruire, ingrandire, ampliare ed abbellire con elemosine proprie e con quelle di altri credenti una Chiesa o Cappella sotto il nome di S.ª Maria di Loreto, vicino ma fuori delle mura della predetta terra. In essa dallo stesso Clero sono celebrati i Divini Uffici e amministrati i redditi, le chiavi sono conservate presso lo stesso Arciprete. Pertanto nessuno voglia mettere in dubbio [la legalità di] questa Cappella, o Chiesa né il suo reddito annuale di 24 ducati d'oro, né avanzi domanda alla Camera su cose a danno o a pregiudizio di essi.

La pergamena del 21 giugno 1622.
La pergamena del 21 giugno 1622.

Per quanto concerne la festa in onore della Madonna di Loreto, il documento pubblico più completo in cui vi si fa riferimento è l'apprezzo feudale di Donatantonio Cafaro, datato 11 aprile 1671:

A' 8 di settembre d'ogni anno si fa la festa della Natività a spese della Chiesa sotto il d.° titolo di Loreto, e vi si lotta e corre a piedi, et a cavallo, facendovisi come una fiera, essendone franchi quelli che vanno a vendere li frutti, dal pagamento [che] si fa al Grassiere, che in ogn'altro tempo è di un rotolo di ciascheduna specie di frutti, che vendono.

Emerge così che a Capracotta la festa della Madonna di Loreto fosse consolidata già nella seconda metà del XVII secolo e, soprattutto, che la cadenza era annuale, mentre oggi siamo abituati a pensarla con frequenza triennale, un'abitudine nata probabilmente nella seconda metà del XIX secolo per la penuria di fondi e per la difficoltà oggettiva di richiamare i capracottesi emigrati oltreoceano. Tre giorni ogni tre anni: il richiamo al mistero trinitario è piuttosto chiaro.

La vulgata vuole che i documenti che potevano chiarire la faccenda siano andati perduti quando i Tedeschi, nella loro furia devastatrice, hanno distrutto nel novembre '43 buona parte degli archivi cittadini. È altrettanto evidente che nel XVII secolo, però, la festa della Madonna di Loreto si teneva in forme simili a quelle attuali, con palio di cavalli, giochi popolari e relativa fiera. Nel tempo i cavalli sono stati affiancati e/o sostituiti dai muli - utili alle famiglie che lavoravano nel bosco - a cui si sono aggiunti gli asini.

Tuttavia, nonostante la documentazione sia carente ed intermittente, è possibile risalire ad una processione eccezionale della Madonna di Loreto, che ebbe luogo del 1755. Per "processione" va intesa la consuetudine di estrarre un'immagine sacra da una chiesa e portarla in corteo per i campi o per le strade dell'abitato. A seguito di una tremenda siccità primaverile e di una conseguente moria degli animali, i capracottesi chiesero al vescovo Giuseppe Maria Carafa di prendere la statua che «valtrovasi collocata in una Chiesa extra mœnia di detta Terra, [e] pensano in tali urgenze estrarla da detta Chiesa, e portarla processionalmente per tutto l'abitato», giacché questa usanza era stata già sperimentata con successo. È probabile che la consuetudine di portare in processione la statua della Madonna di Loreto sia nata proprio allora, nel 1755, anche se non è possibile dire se quel rito ebbe effetti positivi sulla situazione meteorologica e zootecnica.


La supplica dell'aprile 1755.
La supplica dell'aprile 1755.

Per meglio capire per quali motivi la festa di S. Maria di Loreto abbia queste forme e non altre, possiamo sfogliare la prima cronaca giornalistica, pubblicata sull'"Eco del Sannio" del 25 settembre 1901. Ieri come oggi, vi era la banda musicale - nel caso specifico quella di Fara Filiorum Petri (CH) -, vi erano le luminarie a gas in Piazza e per il Corso, mentre «il resto del paese fu rischiarato dall'acetilene». E nel 1901 si disputava ancora il palio, presente sin dal Seicento: il cronista di inizio secolo dice che «la corsa di cavalli fu riuscitissima, e se non vi fu incidente alcuno, va data lode al direttore sig. Ottorino Conti. Fu vinto un orologio d'argento Roskopf dal sauro Lampo del sig. Mascia di S. Severo. La corsa dei somari assai buffa, diretta da Giovanni Grifa, fu vinta da Caituzz del sig. Angelo Conti. Molto ordinata e di grande effetto la cavalcata: ben 200 cavalli, tutti giovani e bizzarri, vi presero parte. […] Spari, fuochi pirotecnici, palloni aerostatici a bengala, nulla mancò, e la festa non poteva riuscir meglio».

Seguiva, al termine di quell'articolo, un elenco dei capracottesi di Buenos Aires e di Santiago del Estero, in Argentina, che, per il tramite di Francesco Paolo Carnevale, avevano contribuito economicamente all'organizzazione della festa, con una somma di 328 lire.

Alla festa, dunque, si è aggiunta nei secoli la processione devozionale e, con essa, i cavalli bardati, retaggio della transumanza e dello stretto rapporto esistente tra questa e il culto della Madonna di Loreto, considerata protettrice dei viaggi. Cavalli, muli ed asini erano le autovetture del passato, per cui dovevano ricevere la benedizione della Beata Vergine Maria affinché il viaggio in terra di Puglia procedesse in sicurezza.

Conclusioni

La statua originale della B. V. Maria.
La statua originale della B. V. Maria.

In conclusione, dico che il culto capracottese della Madonna di Loreto, protettrice di ogni viaggiatore, è nato per benedire i pastori e i luoghi naturali attraversati durante la transumanza, la cui partenza per le Puglie era fissata dinanzi al Santuario stesso - dove avvenivano anche le pratiche di numerazione dei capi - e la sua festa si rispetta almeno dal primo Seicento (il 1622 è la data di ricostruzione della chiesa, il 1634 è la data impressa sul basamento della statua lignea della Vergine). Riguardo alla statua, la leggenda vuole che sia un albero appena sbozzato, ma in realtà è una scultura di grande pregio artistico, risalente probabilmente ai primi decenni del XIV secolo. La nostra ancestrale e misteriosa Madonna di Loreto, di cui si sta occupando il validissimo dott. Mario Carnevale, è foriera di interrogativi e siamo ancora lontani dallo stabilire una verità storica.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • G. C., Echi molisani, in «Eco del Sannio», VIII:18, Agnone, 25 settembre 1901;

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  • G. Carugno, S. Maria di Loreto, da venerabile cappella a santuario diocesano (indagini, ipotesi, cronaca), S. Giorgio, Agnone 1993;

  • O. Ciummo, Altari lignei nel Molise, Il Ponte Italo-Americano, New York 2008;

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  • M. Di Lorenzo, La presenza di una Donna da sempre in mezzo a noi, in «Voria», II:4, Capracotta, settembre 2008;

  • O. A. Di Lorenzo, Le solenni celebrazioni della Madonna di Loreto a Capracotta, in «Voria», II:4, Capracotta, settembre 2008;

  • D. Di Nucci, La Cappella di S. Maria di Loreto: luogo di culto e grande realtà economica, in «Voria», II:4, Capracotta, settembre 2008;

  • S. Di Stefano, La ragion pastorale, over comento sù la Pramatica LXXIX de officio Procuratoris Cæsaris, libro I, Roselli, Napoli 1731;

  • O. Di Tella, Maria, Una di noi, in «Voria», II:4, Capracotta, settembre 2008;

  • V. F. Di Virgilio, Santuari d'Abruzzo e Molise, Squilla, Tocco da Casauria 2002;

  • M. Gioielli, Madonne, santi e pastori. Culti e feste lungo i tratturi del Molise, Palladino, Campobasso 2000;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;

  • N. Mosca, Libro delle memorie, o dei ricordi, Capracotta 1742;

  • E. Petrocelli (a cura di), La civiltà della transumanza. Storia, cultura e valorizzazione dei tratturi e del mondo pastorale in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Basilicata, Iannone, Isernia 1998;

  • L. Pietravalle, Nel Sannio mistico, in «La Lettura», XXIV:1, Corriere della Sera, Milano, 1° gennaio 1924;

  • L. Pietravalle, Novelle molisane, a cura di N. Pietravalle, Casa Molisana del Libro, Campobasso 1975;

  • C. Sciullo, Il culto della Madonna di Loreto, in «Voria», II:4, Capracotta, settembre 2008;

  • F. Valente, Luoghi antichi della provincia di Isernia, Enne, Ferrazzano 2003.

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