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Come "impiegare" il tempo: indicazioni di un percorso esistenziale (II)



2. Attenzione al corpo

Abitare il corpo: è il nostro modo di essere al mondo, di rispondere ai suoi molteplici richiami e alle sue sollecitazioni di gioia e di dolore. Siamo chiamati a conoscerlo, ascoltarlo e amarlo perché in esso costruiamo la rete di relazioni che dà senso e contenuto al nostro abitare il mondo. «Divento io dicendo tu», afferma Martin Buber. Il tu ha la forma del visibile naturale, che è principio del riconoscimento di sé. Abitare anche il tempo è un altro passo per ricuperare la dimensione contemplativa dell'esistenza, senza la quale il vivere perde sapore e profumo.

Ciò che distingue la vecchiaia dalla età giovanile è il rallentamento dei movimenti del corpo. La vita del vecchio si svolge al rallentatore. Sempre più lenti i movimenti delle mani e delle dita, sempre più lento il passo e il camminare. Sembra che è destinato naturalmente a restare indietro, mentre gli altri avanzano. Anche le idee escono più lente dalla testa.

La lentezza è penosa per sé, suscita più compatimento che compassione. Ha bisogno di riposo, si siede, si ferma su una panchina, vorrebbe affrettare il passo ma non può. Quando parla cercando le parole lo si ascolta magari con rispetto ma con qualche segno di impazienza. (N. Bobbio)

L'anziano si ripete senza accorgersene, perché anche il meccanismo della memoria si è inceppato, si è rallentato. Non riesce a ricordare le situazioni che un tempo erano familiari. La situazione è aggravata dalla rapidità dei mutamenti dovuta al progresso scientifico e tecnologico: il nuovo diventa subito vecchio. Tenersi aggiornato richiederebbe agilità mentale superiore a quella del tempo passato, invece a poco a poco si rallenta, va diminuendo. Attraverso il corpo si intrecciano le tre grandi esperienze dell'esistenza umana: la sessualità con la sua fisicità e istintualità, l'eros che è tenerezza, bellezza e passione, l'amore, che è dono nella reciprocità, simbolo di trascendenza e di eternità.

Il corpo è un dono, non un bene di proprietà, il modo in cui lo trattiamo rende onore a Dio, che ce lo ha donato. Merita di essere amato, non solo nella sua bellezza e salute, ma anche nella sua trasfigurazione, dovuta alla imperfezione, alla malattia, all'età. Ogni corpo esige irrinunciabile rispetto, meravigliata ammirazione, custodia premurosa. Aver cura di sé e del corpo è un dovere e un elemento imprescindibile per parlare di vitalità e amore, e per non ammalarsi di desideri inappagabili.

Ogni persona ha un corpo, in modo più preciso dire l'uomo è corpo, perché il corpo non è un involucro, semplice compagno di viaggio, ma parte essenziale della vita. Si espone a sé e agli altri, ha un linguaggio sociale, un linguaggio gestuale che parla con immediatezza. Il gesto è immagine e metafora, azione e simbolo, trasparenza ed evidenza. Il linguaggio espressivo del corpo è il luogo privilegiato per la manifestazione dei sentimenti e dell'universo emotivo della persona. Nel timbro della voce, ad esempio, si concentrano e si riflettono tutte le sfumature della naturalezza e della disinvoltura, dell'abitudine e della capacità di ascoltarsi.

Parole e segni del corpo rivelano la verità della persona. La spontaneità con cui si presentano esprimono in modo più forte volontà e intenzioni. Il linguaggio corporeo proviene dal profondo. In alcune espressioni del volto affiora, si vede, si tocca l'inconscio. L'inconscio non inganna, perché non conosce il calcolo e la menzogna. Quando il calcolo e la menzogna intervengono, il corpo ha già parlato. I tempi che viviamo ce li detta il corpo, l'arte di rinunciare e ridurre tutto ciò che comporta e costa forze, va accettato e seguito, anche se è duro e difficile accettare serenamente il rallentamento, la diminuzione e la fragilità.

Il consiglio di un medico e l'aiuto dei farmaci aiutano a sostenere le forze fisiche e allungano la vita. Vivere la vita in progetto, come lucidamente afferma E. Mounier, è un atteggiamento essenziale per conservare la dignità della persona. Il futuro è breve e fragile, il vecchio è padrone di un lungo e ricco passato, vive al rallentatore il presente. Il passato nutre il presente ed il presente è solo ciò che ci appartiene. Viverlo con dignità, valorizzarlo, riuscire a goderne la semplicità, capirne l'importanza è un modo di "vivere la vita in progetto". Un vecchio capace di non lamentarsi, di valorizzare ciò che ha, di chiedere aiuto con gentilezza ed esprimere la gratitudine e l'amore alle persone vicine, vive degnamente il presente. Non disprezza o sottovaluta quella specie d'amore che è la compassione, il più alto sentimento secondo la visione cristiana e anche secondo l'insegnamento di Buddha.

Numerosi studi mostrano che l'attività fisica volontaria agisce sulla plasticità sinaptica cerebrale e migliora lo stato cognitivo. Corpo e mente non sono due mondi distinti e separati. Uno stato di tensione muscolare può decisamente influenzare il tono muscolare e viceversa, condizionando anche competizioni di alto livello. Una semplice passeggiata comporta non solo attività fisica, ma stimolazione cognitiva e, quasi sempre, interazioni sociali, prevenzione e riduzione del declino cognitivo. Semplici esercizi fisici aiutano a mantenere il tono muscolare (il cervello è il muscolo più grande e più importante) e la flessibilità delle gambe e delle braccia (12 esercizi ripetuti 40 volte ogni esercizio). Eseguiti in casa, non in palestra, con costanza ogni giorno, permettono di mantenere un corpo sufficientemente equilibrato. Anche la danza, che combina insieme aspetti motori, cognitivi, emotivi e sociali, con la stimolazione ritmica, può avere un impatto potenzialmente multidimensionale e un piacevole rilassamento.

Attenzione ai tre pericoli che minacciano la stabilità fisica, espressi con tre C dalla psicologia e dalla saggezza popolare: caduta, catarro, cacarella. Prevenzione e cura del proprio corpo permettono di mantenere una padronanza sufficiente di sé e delle fragilità psico-fisiche e attivare le caratteristiche di personalità efficaci e desiderose di vivere, non di campare semplicemente. Corretta e pacata deambulazione, attenzione all'apparato cardio-vascolare e respiratorio, cura dell'apparato genitale e digestivo, delle cistiti e prostatiti, sono semplici consigli da tenere d'occhio. Il pensatore inglese Newman chiedeva in preghiera a Dio una buona e sana digestione e... anche qualcosa da digerire.

 

3. Crescere in cultura

Mettere la cultura al vaglio del tempo e della vita e lasciare un segno gradevole per essere e sentirsi utili agli altri, è compito e impegno di tutti. Non solo la pur valida cultura accademica con lauree e diplomi, ma la coltivazione di valori capaci di dar senso alla vita e alla realtà. Far crescere la conoscenza e l'abilità critica di esaminare e giudicare con spirito pronto e animo sereno gli avvenimenti, il mondo, gli uomini e le donne, tutte le cose che accadono. Acquisire l'abito mentale, far crescere la dimensione critica e mettersi alla ricerca costante del vero, per farlo diventare nostro sangue, quasi nostra natura, questo si chiama sapere, questo è cultura.

Apertura al dialogo, ottimismo di fondo, vivere ciò che si insegna e insegnare ciò che si vive, incontro con l'altro nell'ascolto reciproco, positivo e attivo, per scoprire e comprendere il valore delle parole e dei pensieri, questo è anche cultura. Offrire orizzonti per appassionarsi all'arte, alla poesia, alla musica, uscire dall'isolamento, mettersi in relazione, creando comunione di intenti. Il ruolo della cultura oltre che cognitivo diventa rivelativo. La filosofia, la poesia, l'arte, la musica rivelano dimensioni inattese del vivere e dell'agire. «In chi contempla la bellezza si compie il salto verso una certa pienezza propriamente umana». Proporre il Vangelo oggi in una cornice di bellezza è un compito altamente educativo e rigenerante. Il Vangelo è bello e rende bella la vita. La bellezza umanizza, allarga l'anima, crea armonia nell'intimo e lo rinnova, in una parola: «la bellezza salverà il mondo», secondo una celebre affermazione del grande scrittore russo Dostoevskij.

«Il Vangelo è poesia», punto d'incontro e sintesi di un rapporto sereno e profondo, osserva e chiosa con acuta sensibilità la poetessa Alda Merini. Educa il cuore, biblicamente centro del pensiero e del sentimento, avvia a quella trasformazione per cui si diventa finalmente umani, educa lo sguardo e lo riempie di senso. La poesia è necessaria come il pane, conclude la poetessa.

Accettare le sfide e le svolte culturali del nostro tempo, acquisire una mentalità e un atteggiamento nuovi, attraverso il dialogo e l'inculturazione, è frutto maturo della cultura. L'inculturazione consiste nello sforzo di sviluppare le proprie potenzialità per aprirle ad un umanesimo integrale. La fede non è fatta per spegnere, ma per alimentare le giuste attese degli uomini e dischiuderle verso orizzonti di giustizia vera e di fraternità universale. L'incontro tra Vangelo e cultura moderna è possibile, necessario, utile anche se non facile. Ogni volta che si annuncia il dato della fede si incide in bene, si provoca una conoscenza motivata di valori che toccano la coscienza e invitano a farne esperienza. La sua azione ha grande valenza formativa, incide sulla mentalità e sui comportamenti, genera cultura, fa crescere in umanità. La promozione umana è parte integrante dell'evangelizzazione.

La credibilità e l'efficacia dell'annuncio della Parola di Dio dipendono dall'amore cristiano, che non è riducibile a mera filantropia, ma sta nel porre la propria vita al servizio dei fratelli, specialmente i più poveri, amandoli con lo stesso amore con cui Cristo ha amato noi.

Dare tempo e spazio alla cultura, usarla bene (bene uti), affermava Agostino, riempie la vita e la valorizza. Desiderare con incredibile ardore del cuore l'immortalità della sapienza. Amare i libri, leggere in profondità e con discernimento, «con desiderio di verità, di bene, di bello», per distinguere ciò che è vero giusto e buono da ciò che è falso, ingannevole, distruttivo. Senza essere manipolato dalle false culture e dalla dittatura del pensiero unico. Una cultura sana e vera educa e rende capaci di libertà e responsabilità.

Leggere almeno alcuni quotidiani (Corriere, Avvenire, Repubblica, il Centro ecc.) o settimanali (Panorama, Oggi, La voce e il tempo di Torino, per fare qualche esempio e altro…), alcune Riviste mensili di cultura (Civiltà cattolica, Studi cattolici, Testimonianze ecc.) seguire alcune rubriche della Radio (specialmente Radio3, ad esempio Rassegna della stampa, Prima pagina, Terza pagina, Fahrenheit), alcuni programmi televisivi (TV Uno, L'eredità, Canale 5, TV2000, ecc.) rendono vivi e presenti argomenti attuali e sollecitano la curiosità e l'intelligenza critica. La vita non è il copione di un film, in cui tutte le scene sono già scritte, ma un'avventura nella quale bisogna buttarsi e conoscerne tutti gli aspetti.

 

4. Esercitare la memoria

La memoria è un sistema o struttura in grado di garantire la conservazione e il recupero di informazioni nel tempo. Registrare e recuperare le informazioni ricevute corrisponde alla capacità di riconoscerle e ricordarle nel tempo. Il ruolo dell'attenzione nella memoria a lungo termine (MLT) permette di immagazzinare e trattenere informazioni più a lungo. Anche i fattori emotivi possono interferire, ad esempio l'ansia indebolisce la capacità di ricordare. L'oblio può avere cause organiche come traumi cranici o danni cerebrali. La malattia più nota che riduce la capacità di memoria, soprattutto nelle persone anziane, è il morbo di Alzheimer. Il progressivo declino delle facoltà spirituali, può causare gravi scompensi alla persona, facendola diventare incapace di svolgere qualsiasi attività autonoma, vivere in uno stato di dipendenza dagli altri. Potenziare la memoria umana è pratica da fare ogni giorno. Nell'antichità classica si consigliavano gli espedienti utili a ritenere qualsiasi tipo di nozione difficilmente memorizzabile. L'espediente fondamentale consisteva nell'attribuire alle nozioni da ricordare «la medesima disposizione di un ambiente ben noto e familiare» o mettere in versi ciò che si voleva ricordare, sfruttando le facilitazioni fornite dalle assonanze metriche. Un ulteriore metodo è quello delle parole chiave, in cui si associa una parola nuova ad una di suono simile, o "metodo del luogo", in cui si abbina ciò che si vuole ricordare a luoghi noti. In genere, quando una la persona migliora la propria competenza cognitiva, cioè la coscienza di ciò che fa la mente mentre ricorda, migliora conseguentemente anche le proprie prestazioni.

Vivere seriamente il tragico quotidiano significa essere presenti a sé stessi in ciò che si fa, abitare le parole che si pronunciano, essere attenti e vigilanti. Vigilanza e attenzione sono due movimenti essenziali della memoria, di una vita capace di incontrare il reale, di abitare il mondo, di incontrare le persone. Un consiglio viene suggerito da un padre del deserto, Arsenio, «fuge, tace, quiesce», cerca consapevolmente la solitudine, vivi il silenzio come azione interiore, persegui la pace interiore. Evita il chiacchericcio infinito e sterile delle chat, delle comunicazioni futili e inutili dei social, del cinquettii di twitter…e ricorderai meglio la vita che scorre tra la tirannia delle abitudini, che tolgono la libertà responsabile, e paralizzano a volte la persona. È una scelta consapevole dell'essenziale, accresciuto senso di integrità e unità personale, recupero della memoria. Il rapporto col tempo che si vive è determinante, dar tempo al pensare e riflettere, fare unità tra presente e passato, soffermarsi sulle cose per scoprirne la durata, è un atteggiamento da assumere per una esperienza di vita aperta allo stupore.

L'uomo di sabbia, di cui parla la psicanalista Catherine Ternynck, per definire l'uomo contemporaneo, sgretolato nella sua soggettività, sembra aver perso la sua capacità e memoria di stupirsi. Non ci si può stupire quando tutto è "a portata di un click". Si perde la lentezza e la lunghezza del tempo e della memoria. La vita si rafforza donandola, si indebolisce nell'isolamento e nell'agio, cresce e matura nella misura in cui la doniamo agli altri. Uscire dall'autoreferenzialità e da sterili passatempi per assumere la spiritualità dell'impegno radicata nella gioia di vivere e sentirsi persona, è compito di tutti e di ciascuno.

Gli antichi maestri di vita spirituale hanno dato il nome di A-kedia o accidia, letteralmente assenza di cura, ad un peccato dai tanti volti e soggetto a un incessante cambiamento: dalla solitudine al tedio, dal torpore allo sconforto, dal dubbio al dissenso. È un cadere nella "paralisi dello spirito", nell'inerzia, in una indefinita pigrizia, in un progressivo declino della facoltà spirituali, in una malattia dello spirito che si insinua anche nella psiche. È una perdita della memoria morale nella vita contemporanea, causa la crisi dei vincoli, dell’amore, della famiglia, dell’amicizia, della fedeltà: niente più si radica, niente permane. Tutto è a breve termine, tutto ha breve respiro. Tutto è liquido, tutto è fluido.

La Rivista americana "Time" ha scelto papa Francesco come uomo dell'anno 2013, con questa motivazione: «In meno di un anno ha fatto qualcosa di veramente significativo: non ha cambiato le parole, ha cambiato la musica». Essere testimone e portatore di una parola credente e credibile, fondata su un'esperienza diretta «nel donare la vita trovando gioia nel dono», significa "cambiare musica".

Anche Piero Angela, personaggio noto a tutti, ha conservato la sua consueta serenità, la memoria e la sua razionalità, affrontando la vita, la scienza e la morte, in piena lucidità e tranquillità, mantenendo intatte la propria coerenza e le proprie idee. La passione per la musica lo ha accompagnato per tutta la sua esistenza fino all'ultimo, fedele e convinto servitore della facilitazione e volgarizzazione della scienza, della cultura e del sapere.

Questa è la sintesi ragionata delle mie modeste riflessioni. Sull'esempio di papa Francesco e di Piero Angela, anche noi siamo invitati a "cambiare musica" ogni giorno del nostro pellegrinaggio terreno, per impiegare bene e con gioia il tempo della terza età.


Osman Antonio Di Lorenzo



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