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La Confraternita Santa Maria di Loreto


Il Santuario della Madonna di Loreto (foto: V. Simone).

Inizialmente, quando ho deciso di scrivere un articolo sulla Madonna di Loreto per questo giornale, avevo in mente di ricostruire le origini storiche e religiose della festa. La mancanza di documenti e di studi in questo senso mi ha però obbligato a indirizzare la mia attenzione verso un argomento altrettanto interessante e cioè le vicende storiche della Confraternita Santa Maria di Loreto. Si tratta di una istituzione laica che ha svolto un ruolo importante per Capracotta, avendo contribuito in maniera fondamentale al mantenimento del clero capracottese, al primo restauro della Chiesa Madre nel '700 e alla istituzione dell'Asilo infantile.

Come si evince dalla lettura del libro di Luigi Campanelli, "Il territorio di Capracotta", le prime notizie sulla Chiesa di Santa Maria di Loreto risalgono al 1622. A partire da questa data la Confraternita Santa Maria di Loreto accumulò un cospicuo patrimonio fatto di terreni e bestiame sia a seguito di lasciti da parte di devoti sia per la oculata gestione dei beni da parte degli amministratori della Confraternita.

Bisogna sottolineare che mentre nel 1622 il clero capracottese era composto da un parroco e da sette sacerdoti aggregati, nel corso degli anni il numero di prelati era aumentato arrivando nel 1743 a sedici. Poiché il mantenimento del clero era strettamente legato alle sovvenzioni della Confraternita, all'aumentare dello stesso corrispose quindi il proporzionale aumento del patrimonio della Confraternita. Secondo il Campanelli, nel corso del Settecento, tale patrimonio raggiunse la quota di circa ottomila capi di bestiame, soprattutto pecore e capre, 125 ettari di terreno nel territorio di Capracotta, più una vigna nel territorio di Agnone. La Confraternita, essendo proprietaria di bestiame, era iscritta alla Dogana di Foggia per la pratica della transumanza e possedeva proprietà fondiarie in Puglia, precisamente nel Comune di Minervino Murge.

Parte di questo patrimonio fu venduto nel 1735 e nel 1754 per finanziare la ricostruzione e l'ornamento della Chiesa Madre, mentre la rendita ottenuta dalla vendita della tenuta pugliese di "Bosco da Capo" nel 1876, in agro del Comune di Minervino Murge, fu utilizzata per finanziare l'ammodernamento della vecchia "Casa della Madonna" in modo da renderla utilizzabile come asilo infantile.

Un momento di svolta per la Confraternita Santa Maria di Loreto fu rappresentato dal raggiungimento nel 1861 dell'Unità d'Italia, in seguito alla quale lo Stato unitario iniziò ad interessarsi dell'assistenza per i poveri cercando di sostituirsi alla Chiesa. Con la legge del 3 agosto 1862, n. 753, venne istituita presso ogni comune del Regno una congregazione di carità con lo scopo di curare l'amministrazione dei beni destinati all'erogazione di sussidi e altri benefici per i poveri. La congregazione di carità era un ente morale sostenuto con donazioni e lasciti; curava gli interessi dei poveri e ne assumeva la rappresentanza legale davanti all'autorità amministrativa e giudiziaria; amministrava i beni che le erano assegnati per elargire le rendite. Fonte e sostentamento dell'istituto erano le somme assegnate da enti pubblici (comune, istituti di credito) e le rendite dei beni donati o lasciati da privati. Le congregazioni di carità tra l'altro erano anche incaricate dell'amministrazione delle opere pie preesistenti, come nel caso della Confraternita Santa Maria di Loreto. La gestione della congregazione era affidata a un consiglio d'amministrazione, composto da un presidente e da un numero variabile di componenti (dipendente dall'entità della popolazione residente) eletti dal consiglio comunale, in parte al proprio interno, e disponeva di un segretario e di un tesoriere per la gestione rispettivamente della corrispondenza e della contabilità.

Lo spirito della legge del 1862 non era certo quello di coinvolgere direttamente lo Stato nell'assistenza, visto che la gestione delle congregazioni, come detto, era affidata ad un consiglio di amministrazione formato dagli esponenti della borghesia cittadina.

La scelta dello Stato unitario sembrava quindi rispondere a due esigenze: da una parte il rafforzamento della borghesia e dall'altra un ridimensionamento del potere della Chiesa.

Questa politica di secolarizzazione della società italiana divenne ancora più esplicita nel 1867, durante il governo Rattazzi, quando tutti i beni della Chiesa furono espropriati a vantaggio del demanio statale. I beni della Confraternita Santa Maria di Loreto, confluiti nel 1862 nella Congregazione di Carità, rischiarono di andare incontro a questo destino ma, dopo una dura battaglia legale, la Congregazione riuscì a mantenere il proprio patrimonio dimostrando in tribunale che si trattava di un'istituzione puramente laica e che quindi i propri beni non rientravano in quelli della Collegiata di Capracotta e pertanto non erano espropriabili dallo Stato. I beni rimasero quindi della Congregazione di Carità che continuò ad amministrarli in piena autonomia con i propri amministratori laici. Come sottolinea il Campanelli, nel libro "La Chiesa collegiata di Capracotta", fu fondamentale nella ricerca dei documenti atti a dimostrare la laicità dell'istituzione il ruolo svolto dal prelato Filippo Falconi, presidente della Congregazione di Carità.

Con legge del 3 giugno 1937, n. 847, le congregazioni di carità vennero soppresse e le loro competenze passarono ai nuovi Enti Comunali di Assistenza (E.C.A) che acquisirono l'intero patrimonio delle congregazioni stesse. Nell'ambito del trasferimento in mani pubbliche dei compiti di assistenza, l'Ente si dotava di un proprio statuto e si poneva lo scopo di assistere coloro che si trovassero in condizioni di particolare necessità, inoltre doveva promuovere il coordinamento delle varie attività assistenziali esistenti nel comune. Con il trasferimento dell'assistenza sanitaria alle Regioni si ebbe nel 1978 la soppressione di tali Enti i cui beni residui furono trasferiti ai comuni.

I beni che erano stati dell'ex Confraternita Santa Maria di Loreto confluiti da ultimo nell'E.C.A. e che fino all'800 avevano rappresentato un cospicuo patrimonio fondiario e immobiliare, nel corso del '900, in seguito a varie vicissitudini che sarebbe opportuno approfondire in maniera più puntuale, si erano ridotti notevolmente e si riducevano ultimamente solo all'amministrazione di alcuni terreni in Capracotta, mentre l'organizzazione dei festeggiamenti rimase di pertinenza di un apposito comitato feste.


Achille Conti

Fonte: A. Conti, La confraternita Santa Maria di Loreto, in «Voria», II:4, Capracotta, settembre 2008.

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