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Costruzione di una capanna antica di boscaioli a Capracotta


Alcuni costruttori della capanna di Capracotta.

I "Magnifici 7" esistono anche a Capracotta ma non vestono da cowboy e non usano pistole bensì mani, testa e tanto amore per ciò che fanno! In ordine di età abbiamo:

  1. Giovanni Di Rienzo, nato il 18 febbraio 1938;

  2. Adriano Comegna, nato il 6 febbraio 1939;

  3. Carmine Ciolfi, nato l'11 maggio 1941;

  4. Mario Sozio, nato il 30 maggio 1942;

  5. Vincenzo Santilli, nato l'11 settembre 1947;

  6. Michele Di Lullo, nato il 7 maggio 1952;

  7. Lucio Carnevale, nato il 26 marzo 1955, il più giovane del gruppo.

Sono tutti accomunati dal fatto di esser nati a Capracotta e di essere pensionati. Ma non sono tutti sani: qualche patologia ce l'hanno!

Uno non ci vede, uno non ci sente, uno zoppica vistosamente, uno c'ha la tendinite, un altro è invalido, uno è troppo anziano, uno ha il mal di schiena... insomma, gli acciacchi sono tanti ma sono tutti pronti a lavorare, segno che le vecchie abitudini son dure a morire.

Per costruire la capanna dei carbonai, Adriano si è rivelato particolarmente esperto, avendo da bambino dimorato in un pagliaio come uaglióne tuttofare.

Nell'eseguire l'opera ci sono voluti quasi tre mesi, ovvero l'intera stagione estiva appena conclusa. Si lavorava solo di mattina, rare le apparizioni pomeridiane per via del caldo e della stanchezza.

Abbiamo cominciato livellando il terreno nel luogo scelto per costruire la capanna, poi abbiamo scorticato i due pali portanti e quello orizzontale del colmo del tetto. Tutti gli altri pali sono stati scorticati per circa 1 metro e bruciati nella parte che tocca il terreno, così da farli durare più a lungo. I pali sono stati assemblati in modo tale da avere la forma di una capanna.

La parte esterna è composta da pali di legno fissati uno vicino all'altro e messi a formare un tetto, ricoperto poi da un telo di plastica. Sopra a questo sono state poste delle zolle di erba (tòppe) oltre ad una rete metallica atta a non farle scivolare. Si sono utilizzate le zolle d'erba sia perché trattengono il caldo all'interno sia per fini ornamentali, poiché su queste crescerà l'erba. Nella parte posteriore è stata ricavata una finestra per far luce all'interno. In quella anteriore, invece, per non far defluire l'aria calda si è creata una piccola porta, costruita da Sebastiano Pepìtte in bottega, con relativa serratura a chiave antica ed una catenella (cateniéglie) per chiudere la porta provvisoriamente in assenza di chiave.

Completa il tutto un bel comignolo, realizzato da Mario Magnapatàne, grandissimo falegname. Prima di passare alla descrizione dell'interno vorrei però raccontare un episodio accaduto durante la realizzazione della capanna.


Fasi di realizzazione della capanna.

Eravamo ad inizio lavori e ci furono delle discussioni su come posizionare un palo, meglio sarebbe dire un albero, vista la sua grandezza! Non trovando un accordo, me ne andai portandomi via la motosega, il martello ed altri attrezzi e lasciando tutti interdetti. Poco dopo arrivò il direttore del Giardino della Flora appenninica di Capracotta, Maurizio De Renzis, il quale, vedendo tutti in silenzio, domandò:

– E ora cos'è successo?

Alla fine tornai ed il lavoro proseguì.

Riprendendo il discorso, informo che la parte interna del pagliaio, circa 15 metri quadri, è costituita da una zona notte, una giorno ed un lettino: lo spazio è infatti sufficiente per quattro adulti ed un bambino. Completano il tutto una bella piattaia con relative stoviglie, un focolare con paiolo (chettùre) per la polenta, una casseruola (pulzenètte), posate e due appendiabiti.

Non mancano i tipici attrezzi da lavoro dei boscaioli, su tutti il segone (ŝtuócche). Finito il lavoro abbiamo issato, come di consueto, una bandiera sul tetto e abbiamo proceduto all'inaugurazione con spumante e fiumi di allegria per festeggiare il fine lavori (capecanàle).

Ci tengo a precisare che durante l'estate si è fermata moltissima gente a scattare foto e a chiederci cosa stessimo facendo, e noi abbiamo risposto a turno alle domande che ci venivano poste pur di non abbandonare il lavoro.

Non sono mancati momenti ludici con colazioni offerte ora da uno ora dall'altro, bevute di birra ed altri aneddoti e racconti divertenti.

La capanna - che è provvisoria - è stata costruita per ricordare a pochi anziani la giovinezza e a tanti giovani che, prima dei contadini e degli allevatori, nei nostri luoghi vi erano i taglialegna, per cui si dovrebbe parlare di attività agro-silvo-pastorale.


Interni della capanna dei boscaioli.

Ma come si fa a narrare un mondo che non esiste più? Un mondo in cui tutto puzzava di pecore, legna, carbone, terra, letame e pietre?

Nei tempi passati si condivideva il pane, oggi il sapere...


Lucio Carnevale

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