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Due bambini sul Bianco, bravi


Il Monte Bianco (foto: F. Pecchio).

State pensando la cosa più probabile. Notizia: alcuni sedicenti alpinisti stavano avventurandosi verso la cima del Monte Bianco (versante francese) con due bambini gemelli di nove anni, e solo l'intervento dell'apposita gerdarmeria francese («Peloton de gendarmerie de haute montagne de Chamonix») li ha riportati a più miti consigli: così i piccoli e la madre sono infine ridiscesi prima che facesse buio e prima cioè che, come previsto, passassero la notte al rifugio Gouter (3.815 metri) per poi sferrare l'attacco alla vetta all'alba del mattino dopo. E voi, dicevamo, state pensando la cosa più probabile: che quegli alpinisti siano dei perfetti coglioni.

State pensando che, per sapere che la vetta del Bianco non è il colle di Capracotta, beh, non serve essere Messner. State pensando che comunque bisognerebbe fare qualcosa, chessò, proibire l'ascesa ai minori, fare un esame psicoattitudinale a chiunque si diriga verso i 4.810 del Bianco, o anche molto meno.

Ma la seconda notizia è che non si può. Nessuno, in terra libera, può impedire a chicchessia di andare dove vuole anche con dei bambini su cui ha potestà: e questo, peraltro, pare anche giusto. Nessuno può imporre regole o attrezzature in montagna: se un coppia di genitori vuol portare i figli sul ghiacciaio del Gigante come avviene ogni anno, sempre sotto il Bianco, e tutta la famigliola vuol divertirsi a saltare i crepacci in scarpe da tennis andando a cercarsi una sorte orribile, no, in teoria non glielo puoi proibire. Anche perché tutto dipende da tutto, e l'essere coglioni non ha un metro di misura ufficiale.

Quindi ripetiamolo cento volte: quei genitori che volevano portare i figli di 9 anni in cima al Bianco sono probabilissimamente dei coglioni, punto: ma non è detto. Magari si allenavano da tempo, magari erano dei fenomeni più dotati di tanti adulti impreparati che sul Bianco poi schiattano comunque. In fondo si erano già fatti i 1.450 metri di dislivello che portano al rifugio (provateci voi) ed erano cioè già passati dal famigerato Grand Couloir, che il Cai italiano ritiene sia il percorso più pericoloso e mortale di tutte le Alpi, e che però - paradosso - resta la via più frequentata per il Bianco tra le quattro disponibili. Ergo: migliaia di alpinisti, ogni anno, sarebbero già ufficialmente dei coglioni di per loro.

È tutto molto relativo. Il padre di Reinhold Messner, che allevava polli, portò suo figlio sulla cima del Sass Rigais che aveva solo 5 anni: genio o coglione? Non si può sapere. Ieri qualche sito ricordava un presunto precedente dell'estate 2014, quando un padre statunitense portò i figli di 9 e 11 anni proprio sul Couloir du Gouter (quello che percorrono in maggioranza, appunto) e poi una piccola slavina di neve (non «una valanga», come scrissero) quasi gli trascinò via il figlio più piccolo, che per fortuna era legato in cordata. «Coglione», pensarono e scrissero in tutto il mondo: anche perché il tizio poi vendette il filmato alla tv americana Abc. Coglione due volte, anche perché portando i due bambini voleva battere un record mondiale: ma in fondo erano solo sul Couloir - come detto - e cioè in basso, prima del rifugio, là dove passa gente magari assai più impreparata dei due ragazzetti.

Promemoria: l'anno scorso scrivemmo che due inglesi di 67 anni giunsero a Cervinia in camper e pensarono di scalare il Cervino così, come cogliere ciliegie: senza guardare le previsioni del tempo o fottendosene dopo averle guardate. Risultato: li trovarono morti assiderati a 4.000 metri, questo dopo ripetuti tentativi di soccorso bloccati dal maltempo. C'era 10 sotto zero, ma loro erano partiti vestiti leggeri: anche se, per scalare il Cervino, servono almeno due giorni con sosta notturna alla Capanna Carrell, a quota 3.800. Loro non avevano neanche sbirciato il meteo sul cellulare. E che facevi, li arrestavi solo per la faccia che avevano? Oddio, talvolta si potrebbe anche fare: allora ditelo agli eroi del mitico rifugio Torino (Monte Bianco) che ogni anno vanno ai pazzi perché devono assistere feriti, dispersi e ritardatari che si avventurano senza consapevolezza, preparazione, capacità o allenamento, tutta gente che scambia la montagna per un parco giochi e i rifugi per hotel stellati. Che vuoi dirgli, a questi sconsiderati? Che sono dei coglioni? Sì, senz'altro, perché sono dolosamente inconsapevoli, cioè colpevolmente ignoranti: ma è anche vero che ogni santissimo anno il bilancio dei morti riguarda anche fior di professionisti.

L'anno scorso facemmo un lungo esempio di vittime che comprendeva guide alpine e alpinisti provetti: quest'anno ci limitiamo a dire che a fine luglio - parliamo sempre del Bianco - è morto il presidente del Soccorso Alpino lariano: due palle così, centinaia di salvataggi all'attivo, ma è precipitato in cordata con un inesperto 23enne che invece è rimasto illeso. Insomma, molta gente in montagna muore perché se l'è cercata - ed è giusto fare informazione e prevenzione, non stancarsi mai di farle - ma anche perché la montagna è fatta così. Nel luglio dell'anno scorso, una ragazzina lettone di 12 anni è stata soccorsa mentre saliva il Bianco dalla via dei Tre Monti, che non è propriamente la più facile: era completamente esausta. C'erano i genitori, altri probabilissimi coglioni - direi che qui siamo alla certezza - che portarono una dodicenne per più di otto ore lungo un terrificante saliscendi di tre montagne oltre i 4mila metri. Ed erano due alpinisti preparati: e allora che vuoi fare? Fai una legge per abrogare i coglioni? Come detto, manca il metro di misura. E poi lascerebbe un Pianeta quasi spopolato.


Filippo Facci

Fonte: F. Facci, Due bambini sul Bianco, bravi, in «Libero», Milano, 8 agosto 2017.


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