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Filippo


Filippo Monaco (1901-2000).

Qualche imprecazione scappava mentre i cavalli, assicurati agli anelli di ferro con la fune, venivano alleggeriti della legna che gravava sui loro dorsi.

Gli animali stanchi quanto gli uomini erano venuti dai boschi con il loro carico percorrendo la via in fila uno dietro l'altro come in una lunga processione suonando con gli zoccoli sui ciottoli una strana litania; giunti alle stalle però si agitavano e soffiavano dalle narici umidi, scacciando con ampi colpi di coda le mosche che li infastidivano ulteriormente.

Filippo, un uomo sanguigno e tenace, faceva la voce grossa per mantenerli fermi fin quando li liberava di tutto il peso, poi brontolando sistemava dentro le selle pesanti e i finimenti.

Lui conosceva bene i cavalli, soprattutto la loro utilità nel trasporto, che la montagna spesso impervia rendeva davvero preziosa.

Tutta la sua esistenza infatti era dedicata alla costruzione dei basti che talvolta occupavano gran parte dell'ingresso della casa e lo spazio fuori della porta principale, esposti così alla curiosità dei passanti e conoscenti.

Filippo, armeggiando tra gli attrezzi, salutava con voce potente, poi fumando s'intratteneva a fare qualche chiacchiera con piglio critico e fiero che esaltava i tratti già pronunciati: la fronte aperta, gli zigomi forti, le labbra carnose; ma se la discussione si animava il suo carattere imbizzariva un po'.


Flora Di Rienzo

 

Fonte: F. Di Rienzo, Piccolo florilegio, Capracotta 2011.

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