• Letteratura Capracottese

Flora appenninica e piante officinali nel Giardino di Capracotta


L'ingresso del Giardino della Flora appenninica di Capracotta.

Tra la cittadina di Capracotta, nell'Alto Molise, e le falde del Monte Campo che la sovrasta, è sorto, nel 1963, un «Giardino di flora appenninica e di piante officinali», che nella lodevole intenzione dei promotori - primo fra tutti l'Ente provinciale del Turismo di Campobasso, con l'appoggio della Forestale - doveva costituire una attrattiva per la migliore valorizzazione turistica della località, che è di suggestiva bellezza, e nel contempo suscitare vocazioni alla produzione ed utilizzazione economica e tecnologica di piante officinali, molte delle quali, già allo stato spontaneo, vegetano in quel territorio montano.

Monte Campo (41°48' di latitudine e 14°22' di longitudine est da Greenwich) è a 1.745 m.s.m. nell'Appennino meridionale (ripartizione del sistema appenninico adottato da Fenaroli), dove per altitudine occupa l'ottavo posto, essendo preceduto dalla Serra Dolcedorme del gruppo del Pollino m. 2.271, dal Miletto del gruppo del Matese m. 2.050, dal Sirino m. 2.005, dal Montalto dell'Aspromonte m. 1.956, dal Bottedonato della Sila m. 1.929, dal Cervialto dei Monti Picentini m. 1.899 e dal Cervato dei Monti del Cilento m. 1.899.

Come per tutti i sistemi montuosi, anche per il Campo vanno annoverate, in stretta correlazione con la sua posizione, rilevanti variazioni dei fattori climatici (temperatura, precipitazioni, intensità di luce) e dei fattori biotici ed edafici. I terreni sono caratterizzati da rocce affioranti, da ricchezza di scheletro su substrati calcarei e da scarse dotazioni di humus, che influenzano in modo spiccato la vegetazione. Questa trova la maggiore e più significativa espressione nella flora officinale erbacea spontanea (acetosella, arnica, assenzio, bardana, belladonna, cardiaca, cicoria, cicuta, digitale [ferruginea e micrantha], coda di cavallo, farfara, felce maschio, fragola selvatica, genziana, giusquiamo, gramigna, iperico, lapazio, malvone, malva, marrubio, mercorella, ononide, parietaria, piantaggine, stramonio, tarassaco, verbasco, ecc.), nelle specie arbustive e con fusti e rami prostrati o anche rampicanti (biancospino, corniolo, frangula, lampone, mezereo, prugnolo, ribes [grossularia e rubrum], rovo, sambuco nero, ecc.) e nelle formazioni forestali a latifoglie (soprattutto cerro e faggio) e ad aghifoglie (abete bianco, tasso e ginepro).

Frequenti nell'ordinaria flora erbacea spontanea l'abotrano di campo, la campanula di Cavolini, il cardo asinino, il cardo propriamente detto (Carline acaulis e vulgaris), il cardo dei lanaioli, il cardo pallottola, l'epilobio, l'eringio (campestre e ametistino), la salsefica, lo spondilio, ecc.

Siamo pertanto sul piano montano della vegetazione appenninica molisana, l'orizzonte inferiore del quale è dominato dai boschi mesotermici di abete bianco e di faggio esposti prevalentemente a nord. Alla sommità di tale orizzonte faggete ed abetaie, quali il Rifugio di Prato Gentile (m 1.600), l'Eremo di San Luca (m 1.500), la Fonte della Gallina (m 1.450), la Colonia estiva della Gioventù italiana di Pescopennataro (m 1.250) e campeggi estivi viciniori, tutti luoghi di rilevante attrattiva turistica.

Si è già detto che fra gli scopi essenziali che i promotori dell'iniziativa si prefiggevano di conseguire era quello di evidenziare e diffondere le migliori tecniche colturali e di raccolta delle piante officinali in relazione all'ambiente - inteso questo nel senso più ampio - ed altresì in rapporto alle caratteristiche molto variabili delle diverse specie; le quali, siano esse medicinali, aromatiche o da essenza, sono - come è noto - molto influenzate, nel contenuto di principi attivi, dall'ambiente stesso, dall'andamento stagionale e dall'accertamento del tempo balsamico, in cui le piante, o loro parti, raggiungono la maggiore ricchezza di tali elementi, per una conveniente raccolta. Si volevano offrire anche esempi di razionale essiccamento, di stagionatura e di distillazione dei prodotti.

Altra aspirazione, lodevolmente ambiziosa dei promotori dell'iniziativa, era di poter dotare il Giardino di un adeguato fabbricato e, nel contempo, provvedere allo spietramento e sistemazione del terreno mediante terrazzamento, per ricavarvi le parcelle da adibire alle colture officinali in esperimento.

Il fabbricato, rimasto purtroppo incompiuto e quindi abbandonato per sopravvenuta carenza di mezzi finanziari, avrebbe dovuto dare adeguata soluzione a diversi problemi:

  • offrire a sperimentatori e tecnici, aventi necessità di compiere ricerche e osservazioni nel Giardino, un sereno ambiente di studio;

  • consentire un alloggio all'operaio preposto alle coltivazioni o ad eventuale altro addetto;

  • avere a disposizione locali per essiccatoi, alambicchi ed altre attrezzature ai fini della lavorazione e migliore utilizzazione delle piante officinali da essenza;

  • disporre di un'aula per lo svolgimento di corsi di istruzione pratica per la preparazione di raccoglitori e di personale per l'incetta delle singole droghe.

Nella realizzazione dei lavori di sistemazione è stato determinante l'apporto della Forestale, che vi ha provveduto e continua a provvedervi con vivo senso di collaborazione, mediante l'attuazione di appositi cantieri di lavoro.

Sotto la guida e la supervisione della Stazione sperimentale delle piante officinali di Napoli, che sovraintende alle attività di ricerca presso il Giardino, durante gli anni decorsi, nelle parcelle ricavate dall'anzidetto terrazzamento sono state praticate riuscitissime coltivazioni sperimentali di diverse specie officinali, di alto valore indicativo. Nel 1970, in una visita da me fatta al Giardino, risultavano coltivate sperimentalmente le seguenti specie in altrettante parcelle di circa mq. 80 ciascuna:

  1. Viburno (Viburnum prunifolium L.), fam. Caprifoliaceae;

  2. Assenzio (Artemisia absinthium L.), fam. Compositae;

  3. Camomilla nobile (Anthemis nobilis L.), fam. Compositae;

  4. Cocomero asinino (Achallium elaterium Rich.), fam. Cucurbitaceae;

  5. Genziana (Gentiana cruciata L.), fam. Gentianaceae;

  6. Genziana (Gentiana pannonica Scop.), fam. Gentianaceae;

  7. Genziana (Gentiana officinalis), fam. Gentianaceae;

  8. Arcangelica (Angelica archangelica L.), fam. Umbrelliferae;

  9. Camedrio (Teucrium chamaedrys L.), fam. Labiatae;

  10. Issopo (Hyssopus officinalis L.), fam. Labiatae;

  11. Lavanda (Lavandula officinalis Chaix), fam. Labiatae;

  12. Menta (Mentha hybrida Schleich.), fam. Labiatae;

  13. Menta (Mentha piperita L.), fam. Labiatae;

  14. Salvia (Salvia officinalis L.), fam. Labiatae;

  15. Salvia (Salvia sclarea L.), fam. Labiatae;

  16. Timo (Thymus vulgaris L.), fam. Labiatae;

  17. Veccia (Vicia serinica Uechtr. et Hutter), fam. Leguminosae;

  18. Strofanto (Strophanthus rugosus), fam. Apocynaceae;

  19. Rabarbaro (Rheum ss. pl.), fam. Polygonaceae;

  20. Valeriana (Valeriana officinalis L.), fam. Valerianaceae.


Etaliano Bontempo

Fonte: E. Bontempo, Flora appenninica e piante officinali nel Giardino di Capracotta nell'Alto Molise, in «L'Italia Agricola», CIX:7, Ramo Ed. degli Agricoltori, Roma, luglio-agosto 1972.