• Letteratura Capracottese

La Fonte di Santa Croce e la via... della "liscia"


La Fonte di Santa Croce (foto: F. Di Tella).

Nel '500 videro la luce, in luoghi remoti, manufatti di preghiera eretti con mezzi di fortuna da eremiti e mistici che si stabilirono nei nostri problematici e montani territori per sfuggire alle orde barbariche, per avvicinarsi a Gesù e per diffondere la sua Parola.

A Capracotta nacquero molti insediamenti abitativi che diedero origine a contrade e fra queste spiccava Santa Croce, con chiesa e relativa fonte.

È la prima fontana, attualmente viva ed esistente, che si trovava sulla pietrosa e trafficatissima mulattiera-autostradale che, partendo dalla località Casino, dove sta la croce della famiglia Campanelli, attraversava interamente il territorio di Capracotta (Casino, Lamatura, Santa Croce e Guastra) per poi collegarsi ad altre che terminavano ad Agnone.

Il fondo stradale era costituito per la maggior parte da selci tronco-piramidali e da pietre inserite di taglio o di piano a seconda della pendenza, che per la manifesta accidentalità del percorso non permetteva l'uso della ruota, facendo evidenziare la necessità del trasporto di qualsiasi manufatto o della propria persona con quadrupedi, riportando di fatto il tempo alla preistoria.

L'uso tradizionale dell'ardesia (lìscia in dialetto capracottese) come materiale di costruzione era molto diffuso a Capracotta, giacché a Santa Croce esisteva una cava; si ritiene che in questa contrada l'ardesia fosse nota già in età sannitico-romana anche se le prime cave per l'estrazione della pietra grigio-scura si fanno normalmente risalire al X-XI secolo.

Le povere "vetture" schiumavano e ansimavano per il peso delle lìsce e, da lontano, si poteva percepire lo sferragliamento degli zoccoli protetti dai curvi ferri che cercavano di aggrapparsi ed arpionarsi alle pietre inserite nel travagliato cammino, dove, sempre in agguato, vi era la minaccia d'un rovinoso scivolone dagli effetti imprevedibili.

Era fondamentale l'esperienza del tettaro, il quale doveva essere in grado di riconoscere il corretto verso di posa delle lìsce per scongiurare problemi in corso d'opera, in quanto non era da tutti realizzare una copertura a regola d'arte col sottofondo della falda in legno d'abete.



Per quanto concerne la Chiesa di S. Croce di Verrino va detto che la presunta estinzione è da attribuire all'anno 1433, anche se non sempre quello che si trova scritto è attendibile.

«L'encomiabile lavoro di geolocalizzazione effettuato dall'associazione culturale capracottese "Terra Vecchia" nel dicembre 2010 - nelle persone di Pasqualino Potena, Michele Carnevale e Sebastiano Conti - ha portato a ipotizzare che il luogo in cui sorgeva la chiesa celestiniana di S. Croce fosse nelle immediate vicinanze dell'odierno Parco fluviale del Verrino».

Negli ultimi cinquant'anni Capracotta ha perso gradatamente le sue fattezze di borgo antico: le lisce di colore grigio-nero furono sostituite con i coppi dal colore arancione schiattato!

Visto che è sprofondata nell'oblio e visto che a tutti è nota la via della seta, noi possiamo consolarci, anche se in piccolo e come magra consolazione, con la nostra vecchia e cara via... della "liscia"!


Filippo Di Tella

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