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Immagini dall'Abruzzo


Il crepaccio della Sfischia.

È stata una lunga escursione, non troppo calda nonostante la calura settembrina di mezzogiorno a questa quota elevata, impreziosita di continuo. Prima vista a nord nell'ampia pianura di Sulmona, poi a est e a sud nella terra dei Frentani e dei monti del Sannio. Che romantici questi antichi borghi rupestri: Torricella Peligna, Montenerodomo, Capracotta, quant'è vario il raggruppamento di montagne e valli, boschi e pascoli! Tutto questo al di sotto dei tuoi piedi, incluso il gruppo del Secine, alto 1.883 m., con le sue scogliere calcaree che emergono da verdi boschi intrecciati di faggio: un piccolo massiccio del Giura.

Poco dopo aver superato il solitario Fondo di Femmina Morta, abbiamo attraversato un punto geologicamente importante: la Sfischia (in abruzzese significa "taglio naturale"), la "Fessura". Potrebbe facilmente capitare a un botanico o un geologo che volesse girovagare su questo altopiano, persosi in un sogno, di precipitare improvvisamente per 15 metri in questa voragine. Infatti, la crepa è larga da 1,5 a 3 m. ed è difficile da vedere, se non a una distanza di 5 passi, perché le due parti, forse divise da un terremoto, si fronteggiano in pareti verticali la cui altezza in superficie è rimasta pressoché la stessa, come se fossero state tagliate artificialmente. Questo fenomeno naturale mi ha ricordato le trincee dell'antica fortezza greca di Eurvelos, vicino Siracusa.

Sono sceso nella fessura e vi ho trovato molta neve perenne e, accanto ad essa, piccoli fiori con foglie filigranate che sbocciavano dalle rocce, che fiorivano nella costante frescura, quasi senza sole.


Alexander Rumpelt

(trad. di Francesco Mendozzi)

 

Fonte: A. Rumpelt, Bilder aus den Abruzzen, in «Himmel und Erde», XIX, Paetel, Berlin 1907.

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