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Le intellettuali di piazza Vittorio


Le due sorelle faccia a faccia.

Augusto Fornari ci propone un liberissimo, «quasi spalancato», per citare un'altra commedia, adattamento da "Le intellettuali" di Molière con la drammaturgia di Chiara Becchimanzi, padrona di casa italo-iraniana con posizioni ultra-moderniste, luminosa apparizione del gruppo, assieme a Giorgia Conteduca, la sorella minore filo-tradizionalista Monika Fabrizi, l'irresistibile cameriera Tina, Giulia Vanni, la fantastica zia figlia dei fiori, Teo Guarini il principe del deserto conteso fra le due sorelle e Claudio Vanni, regista tiktokkaro divoratore di ciambelline al vino e taralli. Il nucleo originale della trama rimane: due sorelle, un matrimonio dell'una con l'ex dell'altra, che pare disprezzare uomini e convenzioni, «femmina saccente» direbbe Molière, che parodizza i "finti" intellettualismi del suo tempo, ma poi pure un po' del nostro.

Qui però cambia il contesto, siamo appunto ai giorni nostri e a scontrarsi in una famiglia mista fra Iran e Italia sono sempre due sorelle: una "super-illuminata" che ospita in casa le più audaci performance ed espressioni artistiche della Roma bene, pedissequamente seguita da un regista imbecille che riprende in analogico ma pubblica in digitale e la minore innamorata nientemeno che del partito rifiutato dalla sorella, con cui vorrebbe convolare a giuste nozze. Nel mezzo una storia famigliare di fughe e rinascite fra paesi d'origine. La sorella illuminata vuole negare il matrimonio alla sorella tradizionalista, col timore, dice lei, che lo sposo la conduca nel vortice dell'integralismo, ma in realtà pentita di aver perso la sua chance con lui per troppo orgoglio "femminista".

Fanno da cornice i personaggi della cameriera e della zia, i due veri pilastri comici della scena. Che dire oltre? Un adattamento brillante e divertente, anche se forzato in alcuni punti: ad esempio le manifestazioni eteree dei genitori, interpretati da Cinzia Leone e Vittorio Hamarz Vasfi, naturalmente eccellenti, ma con dei personaggi che sembrano incastrati a forza in una trama che non li richiederebbe. Per il resto un testo ritmato, accompagnato dal disegno luci e da una scenografia che ci porta dritti dentro la casa di questa famiglia complicata, un po' come quella di tutti. Indimenticabili le performance live di Stefano Fresi, terzo fratello "trapper" in giro per tournée fra Capracotta e Campo di Carne, così come le manifestazioni di autostima estrema della zia fulminata e l'ingenua popolarità della cameriera.

Una commedia che funziona, tiene il pubblico e ci porta dentro la leggerezza del racconto. Ottima la regia di Augusto Fornari, così come in generale la coralità degli attori, unica nota stonata appunto le video-proiezioni con i fantasmi della coppia progenitrice, che in fondo non aggiungono nulla alla freschezza del racconto, anzi forse lo appesantiscono un po', anche perché l'accenno del fascinoso Vittorio al viaggio dall'Iran, dobbiamo dirlo con mestizia, passa rapido in cavalleria. In scena al Teatro Tor Bella Monaca a Roma per sole due date, anche la commedia soffre evidentemente di questi tempi (post?)pandemici, ma ne consiglio una visione in altri palchi, se non altro davvero per la bravura degli attori.


Fabiana Dantinelli

 

Fonte: https://www.fermataspettacolo.it/, 29 dicembre 2021.

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