• Letteratura Capracottese

Il manutentore sognatore



È troppo facile pensare e parlare di un personaggio importante, famoso, magari anche premiato. Di personaggi che hanno lasciato un segno nella nostra vita e nella nostra storia ce ne sono. Non famosi al di fuori del territorio, ma famosi dentro, all'interno di una, anche se piccola, comunità. Famosi perché tutti li conoscono, anche senza apparire sui giornali o sugli schermi televisivi.

Per questo parlerò di un personaggio che ha lasciato, e continua a lasciare, un segno nella mia di vita e soprattutto nella vita e nelle vie del suo bel paese natale, Capracotta.

Tutti lo cercano, alcuni scherzosamente lo beffano, altri lo ammirano, tal'altri lo invidiano, ma pochi veramente pochi non gli vogliono bene. E come potrebbero non volergliene.

Un signore in un cantuccio:

– Sì, io vado sempre da lui, non ti lascia mai a mani vuote.

Un vecchietto con un fantastico bastone di legno attorcigliato che racconta più storie del suo padrone:

Eh, ma quand'è petulante!

– Sì, ma quando lo chiami scappa sempre, come nu diàvele – fa eco una donnona con le braccia massicce che sta ammassando la pasta per deliziarsi del suo piatto del giorno:

Auóje ze magnàme sagne e mìccule. Devo andare alla casa di riposo per sistemare un armadio... porto un poco di pizza che abbiamo fatto a sòrma cugina... vado alla Chiesa Madre a portare il leggio... devo finire di lucidare il mobiletto a re cumbàre... al museo contadino ho portato due sedie per far riposare i visitatori... ti serve qualcosa, devo andare ad Agnone, e menì ce jéme anzimiére a Cuastiéglie.

Così scorrono tutte le sue giornate.

Ogni giorno, prima di ogni cosa, se ne va, lui, guardando ogni angolo del suo paese... all'alba verso la montagna che l'ha visto nascere, dove è cresciuto, dove ha studiato mentre le sue Caterina, Gennarina e forse... Alfonsina brucavano la fresca erbetta della primavera. La guarda, la montagna, guarda il bosco, i prati dei pascoli. Sofferma lo sguardo sul fontanile e... meravigliato, nota che quest'anno di acqua ne esce molta, ha piovuto tanto e si vede. Camminando lungo la strada scruta nel sottobosco se si dovesse scorgere un piccolo segnale che tradisce la presenza di un funghetto. No, non ci sono. Quest'anno c'è stata una stagione fredda quindi è stata scarsa la crescita di funghi. Trova però una ottima, bellissima e coloratissima fragolina.

– Mmmh, che sapore, sembra quasi di avere un fiore in bocca. Chissà se riesco a trovare qualcosa da portare a casa, da far mangiare ai miei nipoti e, anche ai miei figli. Ah, stavolta dovrò accontentarmi di un po' di verdura, ci sono qui dei bellissimi voccarùsce e così mia moglie ci potrà fare i suoi saporitissimi ravioli. Già mi viene voglia di mangiarli: ricotta delle nostre pecore e voccarùsce all'interno, sugo di pomodoro semplice semplice che li avvolge fuori. Ne possiamo dare anche due, magari già cucinati, a sòrma cugina, ca sennò quanda ze le magna! Oh, anche dei ravascìne, forse uno... me lo mangio.

Poi raccoglie un robusto filo d'erba, lo mette in bocca se lo passa da un lato all'altro schiacciandolo tra i denti e assaporando la freschezza che sprigiona, pensando alle pecore che godono di questa sensazione sempre mentre gustano gli aromi che l'erba fresca o secca riserva in ogni stagione... e va. Tornando, cammina dondolandosi un po' di qua e un po' di là.

Ehi, Pasquà, gnà stieà? – chiede.

Bunariéglie, tenìsse nu puchìtte de cemiénte? – chiede Pasquale.

Vié alla casa che vedéme.

Cemento, chiodi, sega, colla, aglio, filo di antenna, coltello, pane e tante altre cosa ancora. La sua non è una casa, è un emporio! Tutti vanno, chiedono e ricevono, però... non tutti capiscono e riconoscono la sua disponibilità. Molti lo danno per scontato, ma ci sono per fortuna altri che apprezzano la sua dedizione verso il prossimo, tale che a volte si dimentica momentaneamente di avere una famiglia.

Un giorno, mentre stava facendo delle osservazioni su come venivano condotte delle operazioni organizzative di eventi del suo paese, gli fu fatto notare che la "critica" migliore è "darsi da fare". Mettersi a disposizione degli organizzatori, collaborare, partecipare.

– Vedi che se hai voglia di non stare con le mani in mano, puoi darti da fare per cose che riguardano tutta la comunità, almeno la tua opera va a vantaggio di tutti e, già questo, è una grande gratificazione.

Essere di aiuto per una comunità intera è una iniziativa che dovrebbero provare tutti i cittadini, grandi e piccini, ognuno per quello che può fare o che può dare. Se tutti lo facessero ne deriverebbe un vantaggio per la società intera, si apprezzerebbe di più il bene comune e si sentirebbe davvero di appartenere ad una comunità.