top of page

A Maria SS. di Loreto


La festa della Madonna di Loreto del 1937.

Quando passo devoto m'inchino

là, in quel faro d'immenso splendore;

ragionando con l'alma e col cuore

sento in me una speranza che avrò

sempre viva; speranza ed amore,

certamente, fin quando vivrò.


Cosa vedi, che c'è di bellezza

là in quel posto che dici sì caro?

Che cos'è questo splendido faro

diran tanti, insistendo, dov'è?

Non vedete; dal Monte Capraro

verso il Campo, la stella che c'è?


È Maria, la Signora del cielo,

la Regina di tutto il creato.

Dal Suo tempio, eretto isolato,

questa eterna bellezza, così,

poco lungi dal nostro abitato

guarda il posto là dove apparì.


Un viavai di fedeli commuove

con la muta - eloquente - preghiera.

Tu, Maria di Loreto, la vera

protettrice, la gioia sei Tu.

Per noi prega: il tuo popolo spera,

per noi prega il Bambino Gesù.


Capracotta, al Tuo fianco sorride,

per quel posto, per quell'armonia.

La Tua chiesa, la Croce, la via

è un assieme, un progetto, un tesor,

una grazia voluta, Maria,

per chi T'ama con tutto l'ardor.


Non si è visto un distratto passare,

né un demente corrotto alla fede,

che in quel posto, qualcosa non vede

di sublime, che chiama al dover.

Qualche cosa che all'anima chiede

d'inchinarsi! È il divino voler.


Piango e rido, m'inchino e saluto

quando suona la nota gentile,

specie, quella dell'ultimo aprile

che ci annunzia il bel mese dei fior

la campana! dolcezza virile,

chiama, invita, si sente l'amor.


Cosa dir del Tuo giorno in settembre,

quando vieni da noi, Madre mia?

Tutti cantano «Evviva Maria»,

tutti piangon di gioia, perché?

Per la grazia, Signora, e che sia

senza fine, la grazia da Te.


Corron tutti alla fonte più viva

di speranza, conforto. Perdono!

Tu, che degni lo sguardo dal trono

ove sei, per l'immensa bontà,

Madonnina, Ti prego, anch'io sono

un indegno, pentito. Pietà!


Madre, sposa, figliuola di Dio,

sola eletta; gloriosa Signora.

Tutto il mondo Ti chiama, Ti onora,

tutto il mondo, dal povero al re.

Chiamo anch'io. Se ho mancato, da ora

voglio viver soltanto per Te.


Per portar questa vita a buon fine

che sappiamo, è una corsa veloce.

Per portar con più forza la croce

rassegnato, che il ciel mi assegnò,

non lasciarmi. Io, fin che avrò voce,

bella Vergine, a Te chiamerò.


(1936)


Nicola D'Andrea

 

Fonte: N. D'Andrea, Le poesie di Nicola D'Andrea, Il Richiamo, Milano 1971.

bottom of page