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Dal Monte frumentario di S. Sebastiano alla Banca di Capracotta

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    Letteratura Capracottese
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Banca di Capracotta
Valutazione dei titoli di proprietà della Banca di Capracotta al 31 dicembre 1929.

Se volessimo risalire ad una prima, timida, forma di credito non monetario, dovremmo accennare al locale monte frumentario. I monti frumentari, nati sul finire del XV secolo grazie all'impulso francescano delle istituzioni benefiche nate per prestare grano ai contadini, rappresentano una delle prime forme di mutualità. Simili ai monti di pietà, quelli frumentari aiutavano le classi povere contro l'usura, e infatti hanno posto le basi storiche per la cooperazione bancaria.

Il monte frumentario di Capracotta venne fondato dai coniugi Gregorio Campanelli e Cesaria Mosca con disposizione testamentaria del 7 dicembre 1791. I loro beni, complessivamente valutati per 6.700 ducati, a causa di contestazioni sorte sulla loro amministrazione, nonché per le lungaggini dell'ufficio d'intendenza, fecero sì che l'erezione ufficiale in monte frumentario avvenisse trent'anni dopo, il 28 agosto 1822. La logica del monte frumentario era semplice: chi voleva, poteva ritirare una certa quantità di grano a settembre, con l'impegno a restituire la stessa quantità ad agosto successivo, aumentata di 2 misure per ogni tomolo (45-48 kg).

Nel 1827, dopo un violento temporale estivo che aveva devastato l'intero territorio capracottese ed altomolisano, il re Francesco I elargì ulteriori 1.000 ducati alla popolazione capracottese, coi quali questi diedero vita ad un secondo monte che, fuso col primo, venne intitolato a san Sebastiano. Il duplice monte prosperò al punto che, nel 1831, grazie alle esuberanze degli utili, fu possibile creare pure un monte dei pegni, eretto in ente il 12 marzo 1832. Il capitale fin qui accumulato dai monti servì alla fondazione, nel 1898, di una cassa rurale per piccoli prestiti, concentrata però all'interno dell'amministrazione della Congregazione di carità.

Il passaggio storico da questo tipo di enti statali destinati all'assistenza ai più bisognosi ad un concetto privatistico di credito avvenne per mano della Banca di Alfedena, la quale, sul finire del XIX secolo, aprì alcune agenzie lungo la direttrice transumante, da Pescasseroli, Barrea, Alfedena, Castel di Sangro, fino a Foggia, passando ovviamente per Capracotta.

La quantità di capitali in movimento fece sì che il consiglio d'amministrazione della Banca di Alfedena, sulla base di un articolo del proprio statuto, agevolò la trasformazione della filiale di Capracotta in una banca indipendente.

Il 20 agosto del 1905, nel palazzo comunale sito allora in via S. Maria delle Grazie 21, con atto del notaio Filippo Falconi, si costituisce una società anonima popolare cooperativa di credito con la denominazione “Banca di Capracotta”. Essa nacque con un capitale sociale di 100.000 ₤, suddiviso in azioni da 50 ₤ ciascuna, sottoscritto e versato da 41 soci fondatori appartenenti alla borghesia locale, tutti «possidenti, nati e domiciliati in Capracotta».

La direzione della Banca venne affidata all'ing. Alessandro Campanelli, il quale proveniva da una ricca famiglia di proprietari d'armenti che, dal XVIII secolo, avevano realizzato grandi profitti dall'industria della transumanza e perciò possedevano numerose masserie in Puglia. Detto, per inciso, egli il fratello di di Luigi – personaggio che incontreremo più avanti. Al momento dell'istituzione della Banca egli proveniva dalla presidenza della Congregazione di carità di Capracotta, l'ente statale che aveva ereditato, dalle precedenti pie confraternite laicali, l'assistenza dei poveri e l'amministrazione dei fondi a loro destinati.

Il primo vicedirettore fu Agostino Santilli, un agronomo, e tuttora il suo nome riveste una certa importanza poiché è considerato autore del primo manuale italiano di selvicoltura. Lascerà l'incarico poco dopo, poiché nel 1907 Santilli verrà nominato sindaco di Capracotta. Il primo cassiere era invece Amatonicola Conti; il presidente Tommaso Conti.

Il primo bilancio che abbiamo potuto studiare è quello del 1922. Nel corso dei primi vent'anni, infatti, l'operato della Banca di Capracotta si dimostrò coerente con le aspettative iniziali, accompagnando le esigenze del tempo.

La prima operazione di cui abbiamo prove documentali è la partecipazione alla S.F.A.P. (Società Ferroviaria Agnone-Pescolanciano), una società per azioni il cui capitale sociale era fissato in più di 5.000 azioni di 100 ₤ ciascuna, che avrebbe realizzato e gestito un percorso ferroviario a trazione elettrica di oltre 37 km (6 stazioni e 4 fermate). Nella S.F.A.P. c'erano azionisti di Capracotta quali: Banca di Capracotta con 5 azioni; Campanelli Luigi con 3 azioni; Conti Amatonicola con 1 azione; Conti Gregorio con 3 azioni; Conti Tommaso con 20 azioni; Conti Claudio con 1 azione; Conti Giovanni con 3 azioni; Conti Guglielmo con 2 azioni; Falconi Michele con 1 azione; Falconi Leonardantonio con 10 azioni; Ianiro Vincenzo con 1 azione.

Sempre nel 1922, era stata realizzata la vendita della tenuta pugliese di Bosco da Piedi, proprietà della ex Congregazione di S. Maria di Loreto, a privati cittadini di Minervino Murge. L'atto di vendita era corredato da una presentazione di Saverio Ianiro, presidente della Congregazione di carità di Capracotta, in cui questi dichiarava una rendita annua di 2.140 ₤ acquistata per mezzo della Banca di Capracotta verso la succursale campobassana della Banca d'Italia.

L'anno seguente, la Banca di Capracotta sovvenzionò il locale asilo infantile con l'assegno di 50 ₤, dopo che la Congregazione di carità aveva venduto un altro fondo pugliese, quello di Bosco da Capo, per 54.100 ₤, privando di fatto l’ente morale per l’infanzia della sua principale rendita.

La Banca di Capracotta, insomma, stava svolgendo il suo ruolo economico – e soprattutto sociale – all'interno di Capracotta in modo coerente, e questo fece fino al 1927, quando, a seguito della nuova legislazione bancaria del 1926, fu oggetto della prima ispezione da parte della Banca d'Italia.


Incoronato Sammarone e Francesco Mendozzi

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