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In morte di Raffaele Petrilli


Raffaele Petrilli (1848-1912) e la sua Lucera.

Raffaele Petrilli era agricoltore e proprietario ma è stato sindaco di Lucera, quasi ininterrottamente, dal 1877 al 1885. Non solo: fondatore nel 1879 della Banca popolare agricola, la presiedette dal 1885 sino alla sua morte. E ancora: egli fu vicepresidente della Camera di Commercio ed Arti di Capitanata e presidente della locale Congregazione di Carità. A conti fatti, Petrilli rappresentò «l'uomo nuovo della politica cittadina, dotata di eccezionali qualità organizzative ed amministrative e di un'esemplare semplicità, rivelatrice di superiore concezione della vita fondata sul lavoro e la responsabilità dell'uomo». Persino il suo più acerrimo avversario politico, il socialista Gaetano Pitta ‎(1860-1950)‎, ne illustrò magistralmente la figura, la benemerenze e la non comune intelligenza.

Per il giorno del suo funerale, il 10 marzo 1912, nella Lucera primonovecentesca - e tenuto conto del peculiarissimo carattere dei foggiani - è lecito immaginare la pomposità dell'avvenimento, le grondanti lacrime versate, il clima di luttuosa disperazione di un'intera cittadinanza che in Raffaele Petrilli aveva trovato opportunità lavorative, opere pie, modernità infrastrutturale ed economica, ma soprattutto una poderosa voce pugliese nel mondo imprenditoriale del Mezzogiorno, ieri come oggi troppo partenocentrico.

Petrilli era una «figura eminente, la più eminente della borghesia lucerina, e nel mondo politico-amministrativo-finanziario della provincia nostra era uomo di grandissima autorità ed influenza». I cronisti lucerini del tempo affermano che quel funerale fu partecipatissimo, sia dalla gente comune che dalle autorità. Sul feretro parlarono «l'ing. Evangelista, assessore, pel Comune; il comm. Perrone per la Camera di commercio, il prof. Ruina pel Consiglio d'amministrazione del Convitto Bonghi; l'avv. Raffaele Cavalli per la Congregazione di carità; l'avv. Alessandro Cavalli per la Banca Popolare Agricola; l'avv. Alfonso De Peppo pel Circolo V. E.; e il signor Domenico Darco».

Potevano mai mancare i capracottesi? No. Da Capracotta giunse infatti il telegramma di Caterina Mendozzi, datato 10 marzo 1912 e indirizzato a Clementina Iamele vedova Petrilli, nel quale si legge:

Sommamente addolorata grave perdita amatissimo padrone esternovi mie sentite condoglianze esortando voi tutti divina rassegnazione. Ossequi.

Che una famiglia capracottese conoscesse un sindaco e imprenditore di Lucera non stupirà affatto, poiché è risaputo che molti massari capracottesi erano alla dipendenze di proprietari armentizi pugliesi: Fanìa, Mascia, Masselli, Maurea, Norante e Zezza su tutti. Per quanto concerne infine la signora Caterina, sulla base delle interviste effettuate, posso affermare che si tratta di Caterina Ianiro (1871-1942), moglie di Giovanni Mendozzi, a suo tempo massaro del Petrilli.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • F. A. De Nicastri, In memoria del comm. Raffaele Petrilli, Scepi, Lucera 1912;

  • R. Del Giudice, Quaderno lucerino, Catapano, Lucera 1976;

  • P. Maurea, Un agricoltore nel latifondo... trasformazione!, Zobel, Foggia 1922;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016.

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