• Letteratura Capracottese

La nascita del coro


Il coro "Il Principalone" nella cattedrale di Lanciano, gennaio 2014.

Tra le poche cose che dànno gioia alla vita, ci sono la musica e con essa il canto.

La memoria corre verso quei lunghi inverni pieni di neve in cui la sera, dopo una cena fra amici, onorata con qualche bicchiere di vino, Antonio "la Parrocchia" iniziava a cantare con la sua sottile voce e gli altri con lui. E fra questi anche Michele. Perché il canto si coniuga bene con il vino.

Così Michele, voce di basso, ha un desiderio. Costituire un coro.

Un giorno di fine settembre, con il tiepido sole e con gli alberi che hanno iniziato a cambiare il colore delle foglie, Michele esce di casa, quella sulla piazza principale. E incontra don Elio, il parroco, che passava di lì per caso:

– Senti, – gli dice – vogliamo costituire un coro?

– Cosa? – risponde don Elio, che stava pensando sicuramente ad altro.

– Un coro, un coro parrocchiale: ho già trovato la maestra – aggiunge entusiasta Michele, pensando a una maestra di musica di Isernia.

– Certo, mi fa piacere, ma prima ancora mi stupisce. E cosa dobbiamo fare? – Chiede questa volta don Elio.

– Poco fa è passata Antonietta Beniamino, forse stava andando dalla mamma. – Risponde Michele, – Iniziamo a chiedere a lei cosa ne pensa. So di sicuro che ha una bella voce e voglia di cantare.

Michele e il parroco si incamminano lungo corso Sant'Antonio per interpellarla. Giunti sotto l'abitazione del padre, Antonino Fox, Michele chiama Antonietta che subito risponde affacciandosi alla finestra.

– Che bella idea, mi piace. – E suggerisce: – Perché non chiedete anche a Emilia "la Caccia" che, con la sua estrosità, mi sembra abbia anche l'attitudine al canto.

Emilia abita qualche portone più giù rispetto a quello di Fox. Quando i due la raggiungono sembrava proprio essere in attesa di un'occasione per sfuggire alla noia che a volte prende il paese. E risponde con un secco:

– Ci sto. – Poi aggiunge: – Può cantare anche Adriano.

– Adesso non esageriamo. Dobbiamo fare il coro, non la cummenèlla. – Replica con un filo di ironia Michele.

– Anche quella, – aggiunge di rimando "la Caccia", – e poi Adriano ha una voce intonata.

Con questa risposta, Michele si lascia convincere. Promosso anche Adriano.

– Adesso bisogna trovare una voce robusta – propone Don Elio.

– Ho un'idea e so a chi chiedere – afferma Michele, che subito si avvia, seguito dal parroco, verso la Via Nova fino a prendere la vecchia via San Rocco: che, raccontano le semplici storie locali, era sempre piena di gente che saliva e scendeva per andare al mulino di zi' Vincenzino Buonanotte. Proprio dove oggi c'è la bottega di Costantino "il Mastruccio". Come se Michele volesse andare alla ricerca di qualcosa di nuovo sulle tracce del passato.

Mentre si avvicinano al quartiere di Curdìsche, Michele nota, seduto sopra a un trattore, il personaggio che stava cercando; riconoscibile anche dalla folta e vistosa barba.

– Ennio, ferma un poco quel trattore – gli chiede Michele.

– Buon giorno Avvocato, che mi dici?

– Siamo alla ricerca di persone per costituire il coro parrocchiale. Tu ne vuoi fare parte?

Enniuccio, buono e generoso come sa essere in tutte le circostanze, risponde con un semplice: «Va bene», senza chiedere altro. Sicuramente perché le persone che gli stanno di fronte, gli ispirano fiducia. E poi aveva anche cantato quando faceva l'alpino. E sempre lo si vede, nei giorni di canto, vestito a festa. Cosa alquanto rara, perché le sue giornate sono continuamente prese dal lavoro.

Don Elio e Michele possono essere soddisfatti. L'inizio è avvenuto. E poi... Il poi verrà.

– Passiamo parola – con