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Neccia


Ernesta Comegna (1895-1978).

Neccia saliva la ripida strada fino alle ultime case del paese per andare a trovare la sorella Antonina un po' più anziana di lei; con passo leggero e tenendosi i lembi dello scialle stretti sotto la mandèra (grembiule da cucina), si fermava di tanto in tanto a salutare i paesani, inconfondibile nella sua risata garrula e nervosa.

Riprendeva il cammino animosa aggiustandosi il fazzoletto piegandone gli estremi sul capo, se faceva troppo caldo.

Sembrava sempre indaffarata anche perché tormentava le mani ora stringendole, ora passandole sulle pieghe delle gonne lunghe come se avesse fretta o qualcosa fuori posto.

La sua figura era snella e scattante, nonostante la vita non le avesse risparmiato molti sacrifici; gli occhi chiari le davano un'aria giovanile e delicata, ma forte allo stesso tempo come di una creatura nobile e selvaggia, talvolta imprevedibile.

Neccia conosceva bene la campagna e con estrema sveltezza sapeva trovare nei dintorni erbe mangerecce raccogliendole nell'ampio grembiule; si prestava anche a qualche commissione nelle botteghe del paese per la sollecitudine con la quale sapeva sbrigare ogni faccenda.


Flora Di Rienzo

Fonte: F. Di Rienzo, Piccolo florilegio, Capracotta 2011.

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