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«Non ostentazione, ma sobrietà»


Il sarto Mario Iannetta di Bojano.

Mario Iannetta è un fiume in piena. Torrenziale, appassionato, prodigo di aneddoti e dettagli: nonostante la giovane età, traspaiono una preparazione e un entusiasmo unici. La sua sartoria, nel centro storico di Bojano (Campobasso), è un avamposto della tradizione: merito di un apprendistato iniziato all'Accademia nazionale dei Sartori e proseguito presso i più grandi atelier, in particolare la sartoria Aloisio. La sua giacca ha un'eleganza classica rigorosa, con linee semplici e pulite, con una vestibilità che non disdegna la contemporaneità. L'intera lavorazione è svolta a mano con stoffe naturali, senza l'uso di adesivi o di fibre sintetiche. Per quanto riguarda il Trofeo Arbiter, Iannetta non ha nutrito dubbi al momento dell'iscrizione: «Ho sempre sentito parlare con nostalgia di questo evento dai miei maestri. Mi veniva raccontato non solo come momento di confronto, ma anche come una festa per i sarti e gli amanti del fatto a mano. Se non fosse per "Milano su Misura", io e i colleghi non potremmo mai incontrarci tutti in un unico luogo. Inoltre, amo le sfide: non tanto con gli altri, ma soprattutto con me stesso. Sarà un'occasione unica per conoscere filosofie della sartoria diverse dalla mia e per mettermi in discussione. Non ho aspettative sull'esito del Trofeo, voglio coltivare un atteggiamento mentale aperto verso l'inaspettato».

Il giovane maestro si dimostra entusiasta all'idea che Arbiter si faccia garante di un «Sistema su Misura Italia» della sartoria e dell'artigianato: «È un'idea fantastica. Da queste parti, c'è un antico proverbio che recita: "Se vuoi andare veloce, vai da solo; se vuoi andare lontano, vai in compagnia"». Nondimeno, ammette di avere qualche dubbio sulla fattibilità del progetto: «Spesso i sarti anziani danno la colpa al governo per lo stato in cui versa il mestiere, ma secondo me è il loro atteggiamento di gelosia per i segreti della lavorazione ad allontanare le nuove leve. "Si ruba con gli occhi", ripetono sempre per schermirsi, ma un vero maestro non ha paura di farsi vedere. Bisogna abbattere questo muro di immaturità se vogliamo creare una vera coscienza di categoria». Iannetta nutre un altro sogno ambizioso: riportare la sartoria molisana alla grandezza di un tempo. «Nel '900, dal paese di Capracotta sono espatriati più di mille sarti, poi divenuti celebri sia nei Paesi d'approdo, sia in Italia una volta tornati. Per esempio Ciro Giuliano, il preferito di Totò e di Anna Magnani. Voglio creare una sorta di scuola diffusa per riportare le maestranze nella mia terra». Non stupisce che un uomo così volitivo abbia le idee chiare su cosa sia per lui il su misura: «Al contrario dei marchi di moda, i cui abiti sono fatti per ottenere l'approvazione degli altri, il su misura deve rispondere solo alle tue regole interiori. L'eleganza non è ostentazione, ma sobrietà. È essere se stessi»


Alessandro Botré e Benedetto Colli

 

Fonte: A. Botré e B. Colli, Il filo che unisce l'Italia, in «Arbiter», XX:207-43, Milano, giugno 2020.

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