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Il re dell'inverno


Un'intensa nevicata in via Nicola Falconi (foto: F. Di Nucci).

Gennaio, il re dell'inverno. Il mese in cui, in tutta Italia, vi è la maggiore possibilità che si verifichino episodi di freddo intenso, di venti artici o siberiani, di nevicate in pianura, di gelate, persino sul mare e nelle tipiche roccaforti del clima mediterraneo dove comunemente il freddo non è di casa (riviera ligure, coste tirreniche, estremo Sud, Isole). Non stupiamoci: in ogni stagione, il mese centrale è quello che mediamente ne rispecchia al meglio le caratteristiche. Infatti, se gennaio è il mese invernale per antonomasia, luglio (non agosto!) è il re dell'estate, e aprile e ottobre sono i re delle mezze stagioni.

Naturalmente, non sempre è così. Gennaio è il mese più freddo considerando una lunga media (il clima si riferisce a un blocco di almeno 30 anni), ma in alcuni singoli casi può persino risultare mite, come accadde nel 2018. Un anno fa, dopo un inizio di stagione precocemente invernale e prima di un febbraio e un marzo decisamente freddi e perturbati, fu proprio il re dell'inverno a tradire le aspettative, con settimane di mitezza dalle caratteristiche pre-primaverili.

Di solito, comunque, il re dell'inverno non tradisce, e anche in un'epoca di riscaldamento globale come questa, le ondate di freddo non mancano. Attenzione, però: freddo intenso non significa necessariamente neve! L'Italia è lunga e geograficamente molto varia. Quando il freddo arriva, non è detto che arrivi ovunque. Quando arriva ovunque, non è detto che la neve arrivi ovunque. È quello che sta capitando in questi giorni, e che capitò in maniera del tutto simile nel gennaio 2017. Il Norditalia, Appennino compreso, sta vivendo un lungo periodo ben freddo ma secco, mentre la neve sta colpendo soprattutto le regioni adriatiche centro-meridionali. E, come sempre in questi casi, sentendo parlare l'uomo medio si sentono dire frasi inesatte e al limite del catastrofico, del tipo "il mondo si è invertito", "il clima è impazzito", eccetera... come se in Molise e in Basilicata non avesse mai nevicato prima d'ora e la neve fosse prerogativa solo del Norditalia. Facciamo un po' di chiarezza?

Il riscaldamento globale è innegabile, ma la neve sulle coste adriatiche è sempre caduta; anzi, in passato, con un clima più freddo, ne cadeva ancora di più! Quando, come in questo inizio gennaio, l'alta pressione si appoggia al lato occidentale dell'Italia, l'aria artica dapprima scarica tanta neve nel versante nord alpino, poi è costretta ad aggirare la barriera montuosa ad est, dalla "porta della Bora", e si getta verso sud, sorvolando il mare Adriatico; qui subisce il cosiddetto ASE, Adriatic Snow Effect, cioè si umidifica e si intiepidisce; giunta presso le coste, scarica nevicate anche copiose, che sovente imbiancano le spiagge da Rimini fino al Gargano o persino più a sud. Sugli Appennini centro-meridionali possono verificarsi giorni consecutivi di bufere di neve, con accumuli impressionanti. Il paese di Capracotta, a 1.400 m. di altezza sull'Appennino molisano, è famoso tra i meteorologi e climatologi di tutta Europa per le nevicate copiosissime che vi si verificano quando si ha il fenomeno dell'Adriatic Snow Effect. E lo stesso avviene quando aria gelida continentale arriva sull'Italia direttamente da est, impattando proprio sulle coste adriatiche.

L'Appennino Tosco-Emiliano riceve le nevicate più importanti quando l'aria artica aggira le Alpi a ovest, e si getta nel Mediterraneo dalla cosiddetta "porta del Rodano". Reagendo con le tiepide acque del Mare Nostrum, si forma una Depressione sul Golfo di Genova (nevosa per le Alpi), o sull'alto Tirreno (nevosa per l'Appennino Settentrionale); ecco perché nelle nostre valli si sente ancora dire dagli abitanti più anziani "la neve arriva dalla Corsica".

Nel febbraio e marzo 2018 la "porta del Rodano" era sempre aperta, e le montagne tosco-emiliane beneficiarono di numerose e abbondanti nevicate. In questo gennaio 2019, per ora, la porta del Rodano è chiusa. Finché la porta del Rodano rimane chiusa a causa della presenza ingombrante dell'alta pressione sull'Europa occidentale, il nostro caro Appennino continuerà a essere interessato da masse d'aria fredda ma secca. Prendiamone atto senza drammatizzare. Nessun disastro imminente, nessun cataclisma in atto perché è nevicato a Bari piuttosto che a Cortina. Semplicemente, per completare il puzzle meteorologico che porta tanta neve sulle montagne del Norditalia servono ancora un paio di incastri. Allora accettiamo di buon grado queste fredde e luminose giornate di gennaio: le escursioni invernali sono bellissime anche senza ciaspole, e qualche pista innevata per sciare c'è! Magari facciamo il tifo per una futura riapertura della Porta del Rodano, ricordandoci che l'inverno è ancora molto lungo e potrebbe regalarci non poche soddisfazioni.


Francesco Rosati

Fonte: http://www.laviadeimonti.com/, 14 gennaio 2019.

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