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Relazione sugli sfollati capracottesi

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    Letteratura Capracottese
  • 21 gen
  • Tempo di lettura: 8 min

Questo documento ci è stato gentilmente trasmesso dai ricercatori prof. Fabrizio Nocera e dott. Antonio Salvatore, in seguito dalla presentazione del loro saggio "La Seconda guerra mondiale attraverso le pagine del «Risorgimento»", organizzata dalla nostra APS il 27 dicembre 2025 a Capracotta. Ringraziamo i due studiosi per l'attenzione mostrata nei confronti della nostra storia e della nostra gente: questo documento è una fonte unica, perciò preziosissima, per meglio comprendere la travagliata storia degli sfollati in Puglia.


Sfollati Capracotta

A S. Eccellenza il Prefetto di Campobasso


Capracotta, 1 marzo 1944.

Eccellenza, ecco, di ritorno dal mio viaggio, la relazione da Lei personalmente richiestami nell'udienza del 25 febbraio.

Nei mesi di dicembre e di gennaio u. s. ho visitato i cittadini Capracottesi sfollati nei paesi viciniori.

Li ho trovati quasi tutti in certo qual modo sistemati, eccetto quei poveretti sfollati in Agnone, l'inospitale.

Il 28 gennaio mi son mosso, col permesso ed autorizzazione del Comando Alleato, per visitare i comprovinciali (sopratutto i Capracottesi, come quelli che più conoscevo) sfollati nelle terre di Puglia.

In generale li ho rivisti sereni, da una parte fiduciosi di trovare ancora carità e interessamento da parte dei privati e specie delle autorità competenti, e d'altra parte pieni di speranza di tornare (...quando sarà...) nei propri paesi distrutti sì, ma capaci ancora di dar loro cibo sufficiente, vestito e fuoco. E questo sopratutto fa loro sopportare con pazienza i disagi di mesi sì tristi.

È necessario però subito osservare che non ovunque i nostri sfollati trovano trattamento uguale o almeno rispondente al caso loro.

Sottopongo, Eccellenza, al Suo alto spirito umanitario ed alla Sua autorità quanto qui vado scrivendo, seguendo più o meno e a lunghe tappe il mio itinerario.

Noto subito che i nostri sfollati, pur dovendo in massima parte raggiungere le province di Bari, Brindisi, Taranto e Lecce, potevano, chi per vecchia tradizione di lavoro, chi per esigenze particolari, fermarsi in quel di Foggia. (Altri, tutti voi lo sappiano e Lei, Eccellenza, l'approvò, si son fermati in Provincia nostra).

Ma questi... notati... (non dico tutti, grazie all'interessamento delle locali autorità che hanno saputo con [...] sanno interpretare ed effettuare le disposizioni ministeriali e prefettizie) perché hanno perso gli aiuti speciali o dovrebbero non godere dei sussidi spettanti a tutti gli sfollati-sinistrati? E i nostri hanno tutti, tutti questa qualifica di sfollati e sinistrati dalla guerra, come quelli cioè che anche dal Comando Alleato son riguardati con occhio speciale di compassione e predilezione a un tempo.

Poveretti! Che colpa hanno essi! So di qualche famiglia (p. e. a S. Severo: una vedova con quattro orfane) che non può, date le condizioni sue, uscire di provincia... ed allora? A S. Severo (non so se poi han rimediato, vi seguito anche ad una mia protesta...) perché non hanno distibuito anche ai Capracottesi la molta biancheria che gli Alleati hanno mandato pei poveri e per gli sfollati? Ho goduto davvero quando ho saputo invece che costì, a Campobasso, i nostri sinistrati, tutti ormai poveri, hanno goduto di qualche privilegio, col poter p. e. ritirare dai magazzini più stoffa e biancheria degli altri abitanti.

A Barletta chi lavora se la cava.

A Canosa no, perché non sempre si trova lavoro e il sussidio (la tariffa antica) è meschinissimo in confronto al costo della vita. Ivi p. e. c'è un padre anzianotto, senza lavoro ed ha a carico la moglie e tre figlie (una di queste ha il marito prigioniero dei tedeschi). Dei due figli soldati uno è prigioniero in Inghilterra, l'altro o è morto o è prigioniero dei russi. Perché a questa famiglia, così mal ridotta dalla guerra, negare proprio i sussidi militari? Noi sappiamo che non si può, in questi tempi, campare col solo sussidio di sfollati.

So che le prima pratiche fatte dal suddetto padre andarono a vuoto, spero che siano riuscite le seconde, di cui aspettava risposta da Bari. Conosco anche le disposizioni ministeriali, qualcuna delle quali dice appunto di non accumulare sussidi. Ma ripeto, Eccellenza, che cosa può contare in questi tempi, e in Puglia tutto, tutto costa caro ed apertamente, un sussidio in più, se la tariffa permane quella di prima, quando addirittura non si vuol diminuire? Per foruna a questo qualche autorità ha pensato ed, affrontando e superando difficoltà non lievi, è riuscito in parte ad agevolare i nostri e gli altri sinistrati. Così mi diceva a Bari un incaricato, che alla mente aggiungeva un cuor d'oro e ci riusciva.

A Trani si sta discretamente: gli ammalati e i vecchi non ricoverati e gli altri si vanno ora meglio internando anche presso case di privati. Anche ivi però chi non trova lavoro sta male, perché o deve rinunciare al sussidio e accontentarsi della poca minestra (verdura ecc.) e pane una volta al giorno o, ricevendo il sussidio, deve acquetare lo stomaco suo e dei figli (a volte numerosi) con quel poco che la tessera può permettere. E non avendo riserve, molti, in seguito anche ai non pochi disagi sofferti, soccombono. Ho assistito personalmente a qualche rancio razionato e in vari paesi... Solo la carità di qualche altro privato li solleva un po' e le persone non avvezze prima a tanta miseria sempre pensano al loco natio.

A Fasano trovai le autorità ben disposte, anche se poi in pratica non riescono ad acconterare tutti. È bello ora notare che proprio a Fasano, insieme ai nostri, ci son pure gli sfollati da Napoli che un giorno erano nella nostra Capracotta e che adesso rimpiangono, ricordando con piacere e riconoscenza il Podestà del tempo e le autorità locali.

Più si va in giù, fuori la provincia di Bari, e più si nota in peggio o in meglio la diffenza di trattamento e quetra tra paese e paese di una stessa provincia, p. e. Lecce.

A Copertino gli sfollati sono stati fino al 15, dico quindici, gennaio senza alcun sussidio, solo perché essi si presentarono subito alle autorità comunali in qualità di lavoratori. Ma non ottennero né subito né sempre il lavoro, e allora? Come se la cavarono? La carità cristiana del paese e l'opera di un locale comitato li ha aiutati.

Chi avrebbe dato a mangiare ecc. a una signora, che ha, o meglio aveva, il marito militare in Pantelleria e che adesso deve pure pensare alla sua bambina di cinque anni? Si può pensare ad autorità che non credevano ai bisogni urgenti dei sinistrati? Eppure questi dovettero presentare dei documenti di paesani in altri paesi sfollati, che attestavano la triste loro sorte. Documenti rilasciati a Capracotta da parte del Dott. Castiglione, incaricato a ciò fare dall'allora Commissario Prefettizio Prof. Carnevale. Benedetti documenti, se almeno ebbero a far presa nei cuori della Autorità Copertinese!

Ad Aradeo nessun lamento: autorità e popolo hanno fatto a gara, compenetrati del disagio e delle pene sofferte da tanta parte dei nostri Italiani.

A Neviano, a circa due chilometri da Aradeo: incoscienza, incomprensione, quasi [...] Dopo tre mesi ho visto io una famiglia, che conoscevo benestante, costretta a dormire ancora a terra, in un locale umido... e dire che son pochi gli sfollati in questo paese! Ivi gli uomini non trovando lavori adatti, debbono pur lavorare, imitando il lavoro degli altri, ma non riuscendoci bene, non vengono bene retribuiti.

A Matino anche le giovanette riescono a trovare lavoro nelle campagne, con le famiglie, col provento, col sussidio e con collette varie riescono a passare la giornata discretamente bene. Il locale è ben assolaiato tanto che un bambino ammalato l'ho visto io arrivare da Neviano proprio in cerca di locale più asciutto.

A Galatone per ora i nostri non si lamentano troppo, confidando però ancora in un futuro maggiore aiuto.

A Taranto città: famiglie ammucchiate, mancanza di coperte.

A Castellaneta gli uomini vanno quasi tutti a lavorare con gli Americani e se la cavano. Le famiglie però che non hanno gli uomini non riescono a comprarsi il pane necessario, la legna (ha fatto e fa freddo anche in Puglia quest'anno). C'è ivi più di un elettricista che non sa che via prendere. Un particolare: il capo settore di Castel di Sangro (che comandava anche i nostri elettricisti) ha avuto con gli altri già la richiesta per Salerno, sperando però di tornare a lavorare pel bene della Provincia è in alibi...

Pure a Castellaneta e propriamente in una masseria c'è una vecchia cieca insieme al marito anch'esso insofferente. Vivono in un forno... senza la porta dell'uscio... non hanno notizie dei figli, né questi sanno di essi, poveri genitori!

I cari, Eccellenza, sono vari ed alcuni per più motivi penoso assai; non li elenco tutti per non stancarla, né approfittare del Suo prezioso tempo e della Sua bontà.

Pensando quindi al giorno dell'udienza in cui visibilmente, S. Eccellenza, mostrò tanto interesse pei nostri cari sfollati Molisani ed Abbruzzesi pure, io concludo col dire umilmente e solo spinto dall'amore pei fratelli e da un senso alto e disinteressato di italianità schietta e rinnovata:

  1. Si provveda per un ufficio di informazioni esatte e sollecite anche.

  2. Si largheggi per aiutare in qualunque maniera i nostri sinistrati. Di autorità, si preghino, si sollecitino le altre autorità. S'interessino, pei casi più urgenti e particolari anche direttamente le Autorità Alleate. Che cosa non si è fatto per gli sfollati di altre parti, p. e. Siciliani? Lo so che anche a Bari s'è formato un Comitato pei Profughi Abbruzzesi. Ne ho visitata la sede. Ho parlato anche con l'incaricato. È cosa buona far giungere la parola che incoraggi, che sproni, che faciliti le richieste di tanti e tanti e che i settori dei più umili sinistrati non siano trascurati, solo perrché mancano di qualche interessato avvocato... L'Italia s'aspetta dai veri figli suoi una ricostruzione cosciente, fatta senza partiti e con disinteressi personali.

  3. È questo senz'altro il più importante dei tre punti. Si faciliti il rientro dei civili nei paesi dove questo è possibile. Si studino davvero i vari problemi e praticamente, man mano che c'è la possibilità, si risolvano con tutto il valido appoggio delle Autorità Alleate, pronte sempre ad approvare le giuste e ragionevoli nostre richieste. Non si richiede p. e. ora il rientro di tutti gli sfollati, ma di questo o di quell’altro paese che la competenza militare ritiene atto a riaccoglierli. Le difficoltà, anche se molte, dovrebbero risolversi, se mai a poco a poco, ma risolverle, riflettendo che il popolo molisano ed abbruzzese, che i nostri montanari, i nostri contadini cioè, non si assoggetteranno a passare un'altra invernata come questa.

La guerra è guerra e tutte le conseguenze ed esigenze bisogna prenderle come vengono. Ciò nonostante qualche cosa a volte con un po' d'interesse e convincimento, studio e buona volontà da parte di tutti, si può ottenere a vantaggio di qualche paese. A Capracotta p. e. molti, con regolare permesso delle autorità militari, sono rientrati e molti ancora di quei fortunati sfollati nei paesi vicini si augurano di rientrare, almeno per coltivare ciascuno il proprio campicello e ricomiciare così a rimettersi in via. E agli altri lontani chi dirò, appena sarà possibile, di rientrare? E chi penserà per fare avere i mezzi?

L'agro che va da Capracotta si allunga verso Agnone è rimasto indisturbato e tranquillo e va ora man mano anche liberandosi dalla molta neve. I contadini delle vicine case coloniche vanno preparandosi già per prossimi lavori. È senz'altro cosa necessaria anche quest'anno pensare al grano, alle patate ecc., ma come farà la gente lontana? Il suo terreno rimarrà abbandonato, mentre quello del vicino, rimasto in paese, darà frutti?

Non si potrebbe farla in qualche modo riavvicinare questa gente per tenerla così pronta al rientro ed ai lavori dei campi?

Quanti altri problemi però: le case... il cibo... il vestito! Ma, pensando alle difficoltà future, se i campi rimangono incolti, la gente si assoggetterà ai disagi di un'abitazione inadatta, di un pasto lesinato, di un vestito lacero, pur di assicurarsi una invernata di pane e di fuoco. Il marito col figlio piàù grande cercherà lavoro fors’anche in Puglia, ma solo allora sarà contento, quando cioè alla moglie e ai figli più piccoli il pane non macherà, sicuro anzi di portare al ritorno qualche altra cosa che di anno in anno migliori le condizioni di famiglia, una volta floride, ora dalla triste guerra fatte cattive.

Grazie, Eccellenza, da parte mia e sopratutto di tutti i nostri cari sfollati e sinistrati, che del Suo appoggio si gioveranno per essere aiutati ad andare avanti nel cammino da Dio loro tracciato!

Ossequi!


Obbl.mo

Sac. D. Carmelo Sciullo

Salesiano

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