• Letteratura Capracottese

Un ricordo di don Gennaro Di Nucci


Don Gennaro Di Nucci (1920-1994).

Don Gennaro Di Nucci nasce a Capracotta il 10 settembre 1920. Fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Trivento il 25 giugno 1944 e fu parroco di Sant'Angelo dal dicembre del 1944 fino a metà anno 1948, quando, per malattia, fu costretto a lasciare la parrocchia. La casa di riposo "San Bernardino" che lui dirigeva era tutta opera sua e molti agnonesi a don Gennaro gli volevano bene e spesso gli regalavano frutta, medicine, vestiti e quanto occorreva per la casa di riposo che ancora oggi funziona ed ospita tra donne ed uomini quaranta persone. La casa di riposo era nata come convitto per studenti orfani di figli di marinai ed ha ospitato fino al 1970 studenti in numero di cento. Era un seminario estivo della Diocesi di Trivento ed oggi ad amministrarla è la Curia. Il ricordo, comunque, degli anni della guerra è sempre vivo, limpido e ricco di particolari, e la figura di don Gennaro, come vedremo in seguito, fu di grande stimolo e coraggio per tutti i santangiolesi impegnati in quei anni nella difficile e dolorosa ricostruzione delle proprie case. Don Gennaro muore ad Agnone il 30 marzo del 1994. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Capracotta, suo paese natale.

Da un racconto di don Gennaro

Don Gennaro ricorda con estrema precisione gli anni difficili del suo sacerdozio a Sant'Angelo, dove tutti gli volevano bene. Un certo mastro Domenico, durante i sacri riti, si incantava ed al termine di ogni funzione si alzava in piedi e diceva ad alta voce: «Bravo don Gennaro». I santangiolesi erano e sono molto devoti alla religione cattolica; tuttavia alcuni abitanti gravitanti su Sant'Angelo ma pertinenti al Comune di Pizzoferrato, avevano alcune consuetudini. In caso di morte di un familiare, solevano offrire il pranzo funebre; ogni persona che entrava in casa, per rendere omaggio al morto, doveva mangiare nella stanza attigua; sembrava una rievocazione di rito pagano, ma comprensibile se si pensa che il cadavere doveva essere riportato a Pizzoferrato con una scala che serviva da portantina e le persone addette a questo tipo di trasporto dovevano avere sufficiente forza fisica. Inoltre, le donne di questi casolari avevano la strana abitudine (questa sì di origine pagana) di graffiarsi il volto e strapparsi ciocche di capelli fino alla fuoriuscita del sangue, per dimostrare agli astanti ed ai familiari anche il loro dolore. Don Gennaro impedì queste usanze, come l'altra di mettere nella bara gli oggetti più cari appartenenti al defunto. A tal proposito si verificò un grave episodio: morì un giovane e i familiari misero nella bara anche la fisarmonica, a lui molto cara in vita; alcuni compagni del giovane, di nottetempo, disseppellirono la bara e rubarono la fisarmonica. Vi fu la denuncia e le indagini sortirono il loro effetto, ma, da allora, anche questa usanza fu abolita.


Alessandro Patriarca

Fonte: http://www.vivisantangelo.com/, febbraio 2009.

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