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Trapani non trapana



Immaginiamo che un vegetariano si trovi costretto a passare da Capracotta, in Molise. Difficile pensare che in qualche modo non provi disagio. Lo stesso disagio che un astemio proverebbe a Taverna, in Calabria. O che un dente - con uno sforzo di fantasia - proverebbe passando da Trapani. Una battuta per la quale si può sorridere. O finire in tribunale. Già, perché di Trapani si tratta e non di trapani, con la "t" minuscola. è la trovata che un'agenzia pubblicitaria ha escogitato per lanciare la nuova campagna del dentifricio "Neo Emoform", comparsa sul numero della rivista Focus di luglio, in cui due surreali denti a dimensione umana danno vita a una scenetta immaginaria ambientata in una stazione ferroviaria: «Scusi, ferma a Trapani?», «No», «Meno male».

Quanto è bastato per mandare su tutte le furie il presidente della Provincia trapanese, il senatore forzista Tonino D'Alì, ex sottosegretario all'Interno, rappresentante di una delle famiglie più note e influenti di Trapani. D'Alì ha colto al volo la segnalazione del vice capogruppo azzurro, Paolo Ruggieri, e ha incaricato l'ufficio legale della Provincia di agire nei confronti dell'ignara agenzia pubblicitaria, accusandola di aver leso con quel messaggio l'immagine della sua città.

«È vero, è così – conferma il burbero senatore – perché non vedo la ragione per la quale una simile battuta si debba fare per lanciare un prodotto commerciale a discapito di una città come Trapani. Non so, potevano scegliersi Venezia o chissà quale altra città. Personalmente lo ritengo un fatto lesivo, e per questo ho dato mandato ai nostri avvocati di agire per tutelare l' immagine della nostra città».

I legali della Provincia sono al lavoro, e stanno andando a caccia della pubblicità "incriminata" anche su altri giornali e periodici. A giorni partirà la richiesta di risarcimento, indirizzata all'agenzia pubblicitaria che ha avuto il torto di accostare Trapani ai denti e alle testate giornalistiche che hanno avuto l'ardire di pubblicare lo spazio a pagamento. E se magari fosse un escamotage per andare a caccia di soldi nel momento in cui le casse pubbliche languono?

«Macché – dice D'Alì, stavolta sorridendo – non è certo questo il problema. A noi non interessa chiedere soldi, ne sia prova che stiamo ipotizzando, come formula di ristoro per l'immagine lesa, uno spazio pubblicitario che offra un'immagine positiva di Trapani e del suo territorio. Per esempio: "Ferma a Trapani? Sì, che bello". Tutto qui».

E dire che nella vignetta incriminata tutto lasciava capire che si trattava di una battuta, come quel «Fortunata-dente» posto a chiosa del dialogo. Ma per l'austero senatore tanto non è bastato: il nome di Trapani non si nomina invano.


Alberto Bonanno

 

Fonte: A. Bonanno, "Trapani non trapana". L'omonimia in tribunale, in «La Repubblica», Palermo, 17 luglio 2007.

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