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La vacanza col vescovo di Trivento


Veduta di Capracotta dall'Hotel Monte Campo.

Michele andava volentieri a trascorrere alcuni giorni nella casa di montagna del suo suffraganeo di Trivento, sebbene lasciare soli i genitori gli pesava sul cuore.

Non pensò, minimamente, di riposare in quel sito. Il vescovo l'avrebbe sottoposto a un interrogatorio martellante.

Ci andava soprattutto per conoscere meglio quel confratello. Questi gli aveva promesso di seguirlo nella realizzazione della sua missione, fin dal primo giorno, a Castelpetroso, nel corso del pranzo offerto ai presuli che gli avevano conferito l'episcopato.

Se avesse potuto ottenere di più dalla visita, Michele n'avrebbe ringraziato infinitamente il suo Signore.

Non gli fu difficile arrivare alla casa.

Percorse la superstrada nazionale fino al bivio di Pesche, quindi, imboccl la Fondo Valle del Trigno. Ne uscì e proseguì per Capracotta.

Poco dopo tale comune, posto ad oltre mille e quattrocento metri d'altitudine, a sinistra, trovò il bivio che cercava.

La casa era immersa nel verde di un bosco di rovere.

Dal piano superiore della casa si godeva un vasto panorama, in direzione di Monte Campo, che, con i suoi 1.750 metri, incombeva sulla piccola pianura sottostante.

Il vescovo l'attendeva in giardino.

Stava leggendo, allorché avvertì il rumore del motore della Jetta. Si fece sulla stradina e sorrise a Michele, che l'aveva riconosciuto e salutato dal finestrino.

Cordialissimo l'incontro!

– Benvenuto, eccellenza! Le rinnovo il mio vivo grazie per aver accettato l'invito. Qua è bello e fresco: si potrà riposare. Le presento mia nipote, che m'assiste generosamente, da qualche anno.

– Sono io a doverla ringraziare, diletto fratello! Ha una bella nipote! Spero che non peseremo troppo su di lei, signora!

– No, affatto, eccellenza. Mio zio ed io eravamo ansiosi d'averla qua. Io sono stata presente all'indimenticabile Processione del Corpus Domini della sua città, assieme ad amici, che, la mattina, hanno voluto vedere i "Misteri". Desideravo tanto di conoscerla!

Michele guardava, con ammirazione, la nipote del vescovo. Occhi di un verde brillante. Capelli neri, corvini, che gli ricordavano quelli della sua ex fidanzata. Bel viso regolare. Le curve della femminilità erano deliziose.

La bella signora, sui trenta anni, era leggermente claudicante, a causa della poliomielite.

Ella pure era affascinata dal giovane vescovo, che continuava a guardare, apprezzandone l'alta statura, la conformazione fisica, messa in risalto dal clergyman, il viso misterioso.

Il vescovo di Trivento si disse: "Mò, vuoi vedere che mi devo mettere a sorvegliare questi due!".

Sedettero in giardino, dove ancora resisteva qualche rosa, dall'intenso profumo

Sorseggiarono bibite fresche, poi accompagnarono Michele nella sua camera, al piano superiore.

– Eccellenza, va bene il pranzo per le tredici! – chiese la nipote.

– Vi prego di mantenere le vostre abitudini, signora. Mi sentirò meno in imbarazzo, per quest'intrusione nella vostra vacanza!

– Quale intrusione, quale intrusione! Come ha detto mia nopote, l'aspettavamo. Sono contento, le ripeto, che abbia accettato il mio invito. Io resto in giardino.

Cominciò a recitare le Ore.

– Se posso, vorrei unirmi a lei, venerabile fratello! Sarò pronto in dieci minuti.

Dopo pranzo, tutti andarono a riposare a letto.

Michele dormì, come non gli capitava da qualche tempo, nel silenzio e nella frescura di quell'antica casa in pietra in vista, restaurata con molto gusto.

Montanaro come si sentiva, Michele era a suo agio a circa 1.400 metri d'altitudine.

Nel pomeriggio, il suo ospite si offrì di fargli da guida nel bosco.

– Oggi, l'accompagno io, eccellenza, fungendo da guida. Negli altri giorni, si muova da solo, se le aggrada, e si riposi, guardando la bellezza del sito e parlando col Creatore. So che ha bisogno di riposo. L'ho seguita, attraverso la stampa, in questi due mesi. Ha scorrazzato, in lungo e largo per la diocesi. Ha parlato di qua e di là, senza sosta. È giovane, ma sempre bisognoso di riposo!

– Grazie, ancora, fratello! Ho già ripreso a dormire, qua. C'è una pace!

– Più tardi, sentirà che coro di belati e che effluvi! Arriva il gregge di un pastore che si prende cura della casa, dell'orto, del piccolo frutteto. In cambio, gli consento di utilizzare la vecchia, ma funzionale stalla, sita poco distante dal casolare. La stalla è indispensabile d'inverno, a quest'altitudine. Sono venuto qua, una volta, nel mese di gennaio, dopo l'Epifania. È stata un'avventura che non ripeterò più: neve e neve per una settimana. Stade bloccate e interi comuni isolati, compresa la mia casa. Mi hanno stanato dopo vari giorni. Per fortuna che da Trivento hanno avvertito carabinieri e guardie forestali che ero qua, diversamente, saremmo rimasti senza cibo. Qua non sempre funziona il collegamento per l'uso del telefono cellulare. Il buon pastore, che dorme in una stanza con camino, accanto alla stalla, a guardia del gregge e per il suo governo, cominciò a mattare pecore, per farci nutrire. Qua è buona la carne di pecora. Ha un sapore piacevole, sa!

– La conosco. L'ho mangiata a Capracotta, d'inverno, ospite dell'unico albergo della cittadina. Ricordo l'immenso camino della sala da pranzo, al cui fuoco cuocevano le porzioni di carne, servita, poi, nel piatto ancora gocciolante di grasso. Per la sala da pranzo e per le scale dell'albergo si spandeva quel profumo d'arrosto, com'effluvi d'incenso in una cattedrale.

– E già, lei è molisano, conosce la sua regione e la relativa cucina.

– E lei, fratello, da quale regione proviene?

– Ma sono abruzzese! Non si sente? Lanciano è il mio luogo di nascita.

– La città di un mio venerato predecessore, il vescovo Caringi, primo metropolita molisano!

– L'ho ben conosciuto! Lo stimo molto anch'io. È sepolto nel Santuario di Castelpetroso, come saprà.

– Mi reco sempre presso la sua tomba, allorché salgo al Santuario. Ora, gli chiedo di supplicare perché io sia un suo degno successore!

– Il Signore l'ha già ascoltata, eccellenza: monsignor Caringi era ed è un ottimo oratore, sa come convincere il Signore! A proposito d'oratori, ho letto in cronaca e nel vostro mensile, "Vita Diocesana", del corso del Casale, come lo definiscono. A sentire il vostro metropolita emerito, esso è stato un successo! Anche i giornalisti hanno parlato molto bene dell'iniziativa, oltre che della lunga intervista, dei suoi interventi presso la Scuola per Allievi Carabinieri, delle sue omelie. I miei seminaristi, poi, hanno sentito i suoi, eccellenza, e vogliono fare la stessa esperienza, quella del ben parlare al popolo. Mi piacerebbe sentire il suo parere.

– Positivo, ovviamente.

– Non aggiunge altro? Oh, mi scusi: non dobbiamo parlare del nostro lavoro. Mi tapperò la bocca! Cosa difficile, a sentire mia nipote!

– Ella è severa! Le prometto, venerabile fratello, che alla fine parleremo del corso e di quant'altro lei gradisce. Restiamo pastori, anche quando ci troviamo innanzi a questo spettacolo! È proprio bello qua! Io abito nella casa di campagna della nostra famiglia; eravamo coltivatori. Da essa, si ammirano le montagne del Matese, Monte Miletto compreso. Abbiamo la città ai nostri piedi; a destra, il Monte, come si chiama da noi, col suo castello ed una chiesa in cui si venera la nostra Castellana. Mi piace stare là, con le mie montagne sempre in vista, sia pure in lontananza. Lei dovrebbe venire, un giorno, a vedere la casa e, magari, a stare con me un poco, appena i suoi impegni pastorali la lasceranno respirare.

– Verrò, eccellenza! Non solo per curiosità: verrò, soprattutto, per parlare con lei. Cosa che non dobbiamo fare qua. Questi pochi giorni devono essere di riposo!


Stefano Palladino

 

Fonte: S. Palladino, Progetto per la Chiesa che sogno, vol. II, Roma 2001.

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