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Verratti a Pescara


Marco Verratti e Pina Franceschelli.

Pescara.

Passato, presente e futuro condensati in 30' di botta a risposta nella redazione pescarese del Centro. Marco Verratti a tutto campo: vita privata e professionale, Paris Saint Germain e Nazionale, Champions ed Europei. Un anno da incorniciare alle spalle, un 2016 che spera di vivere ancor più da protagonista. È l'immagine dell'Abruzzo sportivo, pulita e affascinante, tanto da essere stato eletto il miglior straniero del campionato francese. A 23 anni è già uomo in grado di sopportare le pressioni della vita di tutti i giorni e quella del grande calcio. Che affronta con semplicità e sorriso, gli stessi ingredienti - abbinati a una grande tecnica calcistica - che usa in campo palla al piede.

 

Domanda: – Verratti, quanto è felice da 1 a 10?

Risposta: – Il massimo, 10.

D: – Ancelotti da giugno guiderà il Bayern, lei lo raggiungerà a Monaco di Baviera?

R: – No, resto a Parigi con il Psg. Sto bene, a breve rinnoverò il contratto.

D: – Il 2016 sarà un anno importante, ci saranno gli Europei.

R: – Importante per la squadra di club e per la Nazionale. Con il Psg vogliamo arrivare il più in alto possibile. E con la Nazionale c'è l'appuntamento in Francia a cui tengo molto. Dopo il fallimento nel Mondiale, vogliamo rifarci.

D: – Ormai ha conquistato Antonio Conte in Nazionale.

R: – No, con il mister il passato non conta e bisogna sempre dare il massimo per essere preso in considerazione.

D: – Differenze tra Prandelli e Conte?

R: – Sono diversi. Un tipo come Conte serviva per rimettere al primo posto il rispetto delle regole. Con Prandelli ognuno faceva come voleva...

D: – Nel Mondiale 2014 lei è stato l'unico a salvarsi.

R: – È stata una grande emozione, il coronamento del sogno di un bambino. Dopo aver battuto l'Inghilterra pensavamo già a chi affrontare negli ottavi. E, invece... Il Costarica? Correva da matti; noi invece soffrivamo il caldo, tanto.

D: – Chi le ha dato di più come allenatore?

R: – Tutti mi hanno dato qualcosa. La stagione con Zeman è stata stupenda. Poi, il mister è un maestro di vita. Ancelotti mi ha dato fiducia in mezzo a tanti campioni nel Psg. E Blanc ha aiutato il mio processo di maturazione. Diciamo che mi ha completato.

D: – Lei preferisce giocare da regista o da mezzala?

R: – Fossi un allenatore mi schiererei da regista, mi piace di più. Ma al Psg anche giocando da mezzala, spesso mi ritrovo a giocare la palla in mezzo al campo. Certo, con Conte la mezzala deve essere più fisica, più pronta agli inserimenti. Dipende dalle esigenze della squadra e dell'allenatore.

D: – Parla francese?

R: – Praticamente perfetto. All'inizio ho faticato, perché parlavo in italiano nello spogliatoio con i tanti giocatori che avevano un passato in serie A. Poi, con la vita di tutti i giorni, sono migliorato».

D: – È cambiato Verratti negli anni, come?

R: – Ma io mi sento quello di sempre, abitudini e amici sono gli stessi. Certo, la nascita di un figlio modifica le gerarchie della vita. Ogni mattina ti alzi e il primo pensiero è per lui. Tommaso sì, mi ha cambiato la vita.

D: – A Parigi che cosa le manca?

R: – Pescara è la mia città, non la cambierei con nessun'altra. Anche se Parigi è Parigi.

D: – Ha conosciuto abruzzesi a Parigi?

R: – Tanti. Ho degli amici di Pescara che lavorano a Disneyland. Ad esempio, vado sempre al ristorante di uno di Capracotta che non è Abruzzo, ma siamo lì...

D: – I migliori italiani vanno a giocare all'estero, perché?

R: – Nel mio caso, forse nemmeno io avrei speso 12 milioni per un giocatore che aveva fatto bene solo in serie B. Il Psg l'ha fatto ed è andata bene. Scommettere sui giovani è più difficile quando non ti puoi permettere di sbagliare; e se hai pochi soldi a disposizione vai sul sicuro.

D: – Ha visto il Pescara di Oddo?

R: – Sì, quando posso. La squadra mi sembra buona. A tratti irrestistibile e mi viene da pensare: "Va dritta in serie A". A volte, invece, come a Cesena, non riesce a esprimersi. Deve trovare un punto di equilibrio in modo tale da avere un rendimento costante.

D: – Scusi, molti si attribuiscono la scoperta di Verratti. Lei che dice?

R: – Mi ricordo il mio primo ritiro, nel 2008-2009 in Lega Pro, con Galderisi. Dovevo restare una settimana ad allenarmi con la prima squadra. Dopodiché, il mister mi ha detto: «No, tu non vai via. Resti qui». Mi sembrava di toccare il cielo con un dito tanto ero felice. Lì, probabilmente, c'è stato il primo salto di qualità.

D: – Tanto felice che...

R: – Io sono tifoso del Pescara, a tal punto che avrei firmato a vita. Chessò, dieci anni a 100mila euro in modo tale da poter vivere bene. Poi, chiaramente, esci, vedi un altro mondo, un altro tipo di calcio e ti viene da pensare quanto sono stato ingenuo.

D: – Un giorno tornerà al Pescara?

R: – Spero di sì. Vorrei giocare fino a 35-36 anni. E mi piacerebbe rivestire la maglia del cuore.

D: – Il miglior giovane?

R: – Credo che Bernardeschi abbia tutto per far parlare di sé in futuro.

D: – L'Italia agli Europei.

R: – Spero sia la sorpresa, mi auguro che possa arrivare fino in fondo.

D: – Ibrahimovic permettendo.

R: – Grande Ibra, in campo lo conoscete tutti. Fuori è ancora meglio. Sembra un burbero. Invece, è il primo a venirti incontro se hai un problema da risolvere.

D: – In Nazionale con chi ha legato di più?

R: – Con tutti. Forse, un po' di più con Pirlo e Barzagli.

D: – Se ripensa alla sera del 13 novembre e agli attentati di Parigi?

R: – Provo tristezza. Ero a Londra, per tre giorni non sono uscito dall'hotel. Avevo il pensiero fisso a quanto accaduto. È stato un attacco alla quotidianità, alle nostre abitudini. Adesso le cose sono cambiate, sono aumentati i controlli.

D: – Per concludere?

R: – Buon Natale a tutti. E buon anno.


Rocco Coletti

 

Fonte: R. Coletti, Verratti a Pescara: «Ci voleva Conte, ora l'Italia funziona», in «Il Centro», Pescara, 24 dicembre 2015.

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