TOMMASO BESOZZI

(Vigevano, 20 gennaio 1903 - Roma, 18 novembre 1964)

Giornalista

La testimonianza del pastore Vincenzo Sozio è la più recent; non la più importante. Quattro giorni fa, all'una di notte, un lupo è entrato in paese; è arrivato a metà della via Nicola Falcone, cioè a due passi dal Municipio; è riuscito ad aprirsi una breccia smuovendo la traversa più bassa di un cancelletto (il legno era fradicio) e ad entrare in un ovile. Ha sgozzato quindici pecore; ma si è accorto che non era possibile passare attraverso il varco reggendo con le zanne una delle vittime. Allora è entrato in una stalla vicina; ha ucciso una capra e l'ha trascinata via. L'altra sera, in un'osteria di Sulmona, il pastore Vincenzo Sozio ha raccontato la storia del lupo che andava a caccia in via Nicola Falcone. Ha detto: «La stanza nella quale dormiamo io e mia moglie e quella nella quale dormono i miei figli sono proprio sopra l'ovile. Mia moglie, anzi, è sicura che quando è riuscita a prender sonno, la strage era già stata compiuta da un pezzo. Che ci volete fare? Non abbiamo sentito nulla». Qualcuno ha commentato: «Pazienza voi, che dormivate. Ma vostra moglie? Come ha potuto non sentire il tramestio, i belati, i lamenti delle pecore sgozzate?». Il pastore Vincenzo Sozio ha evitato di dire che certi ragionamenti sciocchi è meglio tenerli per sé: nel suo sguardo, però, si è letto chiaramente che lo pensava. «Le pecore belano soltanto in due casi – ha spiegato –. Quando hanno bisogno di sale e quando stanno per partorire. Se il gregge è aggredito da un lupo, battono la zampa in terra, come fa il coniglio impaurito. Se possono, scappano; e si disperdono in ogni direzione. Ma quando comprendono che la fuga è impossibile, si stringono una contro l'altra; e si lasciano scannare in silenzio». Uno degli ascoltatori, a quel punto, ritenne opportuno affermare: «Non voglio dire che vi abbia fatto un regalo, il lupo di Capracotta. Ma, di fronte al rischio che avreste potuto correre, che sono quindici pecore? Pensate se, per una combinazione, quella notte, a quell'ora, vi foste trovato nell'ovile. Solo: senz'armi. Perché nessuno si mette a tracolla la doppietta, quando deve andare nella stalla per governare le bestie. Immaginate cosa vi sarebbe potuto capitare?». Il pastore Sozio fece un gesto che non presentava difficoltà di interpretazione. Significava: «Dove sono capitato!». Rispose: «Se, per una combinazione, quella notte, a quell'ora, mi fossi trovato nell'ovile; e se non avessi avuto a portata di mano un fucile, o un tridente, o un bastone, o una pietra da lanciargli addosso, non so come avrei fatto. Forse avrei detto: "Maledetto porco!". O, forse, avrei tirato uno sternuto. Oppure avrei fatto un'altra cosa: la prima che mi fosse venuta in mente. Comunque, mettetevi bene in testa che, anche se avessi tirato uno sternuto, le mie pecore sarebbero ancora vive; ed io sarei qui: senza un graffio».

  • T. Besozzi, Un lupo, un lupo dinanzi al municipio!, in «Corriere d'Informazione», Roma, 15-16 febbraio 1956, p. 5.

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