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Amore e gelosia (XXXI)



XXXI

C'era tanto amore fra i nostri due protagonisti. Eppure non bastò.

Tornato a Napoli, don Salvatore si immerse nella sua vita tumultuosa, da artista. Si alzava di mattina presto, si vestiva e poi si ritrovava puntualmente al caffè Gambrinus per una veloce colazione e una nuova tazza di caffè oltre quella già presa a casa con mammà: la seconda era con gli amici e con gli ammiratori.

L'atmosfera era quella di sempre: cordiale, quasi goliardica, tra l'ammirazione dei fans e l'invidia neppure troppo celata di qualche altro poetucolo che magari lo ricercava per stargli accanto e risplendere un po' della sua luce.

La giornata passava alla svelta tra la biblioteca nazionale, il pranzo consumato quasi sempre in qualche trattoria e successivamente il teatro, dove il drammaturgo suggeriva, decideva e si barcamenava tra attori e attrici e sopratutto attricette in cerca di un ruolo e di un po' di notorietà.

Era una bella vita, tutto sommato, e le giornate si concludevano immancabilmente a casa di qualche ricca famiglia della Napoli bene che ci teneva ad avere come ospite il poeta napoletano più celebrato di quei tempi.

E poi vi erano le lunghe conversazioni col grande filosofo, la punta della cultura napoletana, Benedetto Croce!

Era stato tra i primissimi a comprendere la grandezza di don Salvatore e molto aveva contribuito a farlo conoscere in tutto il Regno d'Italia.

E non solo il filosofo: tra i suoi migliori amici c'erano Scarfoglio e sua moglie Matilde Serao, le vere anime pulsanti del fervore culturale che pervadeva la città in quegli anni. Non c'era una iniziativa che non partisse da loro due e stavano per varare un nuovo giornale, "Il Mattino", che sarebbe assurto alla dignità di giornale nazionale.

Insomma, don Salvatore aveva mille frecce al suo arco da scoccare, e mille modi per dimenticare Elisa.

E tentò di farlo: non le scrisse, né cercò di informarsi di lei, e nemmeno prese quel treno la mattina dopo, come aveva deciso, per andare a casa di Elisa e avere una spiegazione per capire.

Aspettò e fece scorrere i giorni...

Sull'altra sponda, nel paese di Nocera Inferiore, Elisa viveva anche lei la situazione che si era creata, cercando di far passare le ore velocemente, ricercando compagnia e svago e le occupazioni più varie.

In questo la madre e le cugine l'aiutavano molto: c'erano sempre nuove compere da fare, qualche abito da provare e in cucina qualche piatto nuovo da preparare.

Il mondo delle donne di provincia a quei tempi era davvero diverso da quello delle donne di oggi: un abisso separava i due sessi che pure si ricercavano continuamente, ma fondamentalmente i contatti avvenivano in maniera sporadica, quasi sempre pubblici e sotto gli occhi sospettosi e vigili di genitrici o balie sempre pronte ad intervenire. Le donne vivevano nel loro mondo di donne sognando gli uomini, e il matrimonio!

Ecco, la meta agognata da tutte le fanciulle perbene e benestanti dell'epoca era il matrimonio, il velo bianco, e il raggiungimento di una nuova famiglia, col maschio dominante che lavorava e assicurava benessere e la donna sottomessa che esercitava il suo ruolo di angelo del focolare in casa, pronta di notte a concedere i suoi favori al marito, sempre sottomessa e docile, come mammà consigliava tra sussurri e bisbigli, nella complicità madre-figlia.

Ma Elisa non voleva tutto questo: lei rifiutava la sottomissione e quel mondo al femminile di provincia. Aveva ceduto al volere della madre e si accorgeva ora di avere sbagliato: tutto le stava stretto ma... come rimediare?


Francesco Caso



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