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Amore e gelosia (XLI)



XLI

Un groppo alla gola si era formato ad Elisa: non c'era, era già partito! Era arrivata tardi, tutti i suoi sforzi vani, il rischio di capottare col carrozzino, il cavallo che stava per rompersi una zampa, niente!

Ed ora? Che fare?

Se ne stava lì sulla banchina del primo binario, ritta e ansante, tutta sudata e respirando a bocca aperta, incurante del fatto che i passeggeri del treno giunto sul secondo binario sbucavano dal sottopassaggio e la guardavano con un misto di stupore e di interrogativo: non erano anni quelli, in cui una giovane donna della buona borghesia potesse offrire uno spettacolo simile senza prestare il fianco ai «perché? Ma che succede? Che è accaduto?».

Pian piano, Elisa si ricompose e si calmò: meglio uscire e andare a recuperare il birroccino per tornare a casa, lo aveva affidato ad un cocchiere che conosceva di vista, che stazionava quotidianamente fuori alla stazione e offriva i suoi servigi con la carrozza per portare a casa qualche passeggero.

Mestamente imboccò il corridoio che portava all'uscita...

Il caso! Il fato! Quanta parte gioca nella nostra vita? Tantissima, in ogni momento! Ci tiene in pugno e scherza e si diletta con i nostri destini di ignari mortali...

Decidi di andare a fare una passeggiata, giù alle scale ti ricordi che hai dimenticato di prendere il telefonino. Allora ritorni su e perdi 5 minuti del tuo tempo, sufficienti, no anzi quelli giusti, perché quando tu ridiscendi, incontri nelle scale una persona che non vedevi da tanto tempo. Vi salutate cordialmente, vi trattenete ancora per qualche minuto, infine vai. Prendi l'autostrada. Dopo una decina di chilometri la fila: che è stato? Chiedi, chi sa, chi inventa, chi dice di sapere e non sa niente. Alla fine si sblocca e passi: ci sono volanti, autoambulanze, chiedi di nuovo: un grave incidente, due morti e feriti. Quando è accaduto? Non più di 20 minuti prima. Fai un rapido calcolo: sì, avresti potuto trovarti coinvolto anche tu se...

Ecco, è quel se, se, se, che condiziona la nostra vita e decide...

Sull'uscita della stazione compare la bella figura di Assuntina, la sua giovane cameriera.

– Signurì, e che facite ccà?

Elisa avrebbe voluto evitarla, ma non poteva, la ragazza le voleva un bene dell'anima.

– No, niente, volevo vedere l'orario dei treni... Ma tu piuttosto che fai?

– Uh, aggia ire a Scafati a fa' nu servizio, aggia piglia' 'o diretto.

– Eh, ma lo hai perso ormai, è partito!

– Nooo, m'ha ditte 'o capo stazione che porta 20 minuti di ritardo, mò faccio 'o biglietto e...

Elisa non l'ascoltava più! E allora... e Salvatore? Dove stava?

Rientrò di corsa nella stazione: niente, si guardava in giro e.... il buffet! Sì, doveva essere lì... Si accostò alla porta a vetri del bar e lo vide: stava mangiando una sfogliatella, e anche con grande piacere, e conversava col professore Califano.

Entrare non poteva: era sconveniente oltremodo che una donna entrasse in un esercizio pubblico senza essere accompagnata da un uomo. Doveva solo aspettare... e l'avrebbe fatto, fino in fondo!

Si diede un contegno e si mise a camminare sulla banchina, mentre intorno a lei la stazione ferveva degli arrivi e delle partenze...

Era il 1910, i treni erano fondamentali nella vita della gente di quei tempi, e la stazione di Nocera era uno snodo cruciale.


Francesco Caso



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