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Amore e gelosia (XL)



XL


Chi tene 'a mamma

è ricche e nun 'o sape;

chi tene 'o bbene

è felice e nun ll'apprezza.


Pecché ll'ammore 'e mamma

è 'na ricchezza,

è comme 'o mare

ca nun fernesce maje.


Pure ll'omme cchiù triste e malamente

è ancora bbuon si vo' bbene 'a mamma.

'A mamma tutte te dà

Niente te cerca.


E si te vede chiagnere

senza sape' 'o pecché,

t'abbraccia e te dice:

«Figlio!»

E chiagne 'nsieme a te.


Sulla banchina del primo binario della stazione di Nocera Inferiore, don Salvatore passeggiava avanti e indietro, in attesa del treno diretto che portava un ritardo di circa 20 minuti.

Il tempo era mutato: da bello e solatio si era fatto cupo e grigio, e insieme ad esso erano mutati anche i pensieri dell'uomo.

All'esaltazione iniziale che l'aveva colto alla magnifica reazione di Elisa nella sagrestia, che gli aveva fatto capire fino in fondo che bella persona fosse, ricca di dignità e di carattere, era subentrata ora una uggiosa apatia: in fin dei conti si trattava di iniziare una schermaglia d'amore, cosa in se stessa affascinante, ma...

La conclusione era ovvia, l'aveva già chiara davanti agli occhi: lui amava la sua Elisa, ma adorava anche sua madre, con tutto il trasporto di cui è capace un figlio napoletano. E purtroppo, come spesso accade in questa parte del mondo, le due cose apparivano inconciliabili!

"Mia madre mi tiene stretto stretto a sé, non mi lascerà mai, finché vivrò non mi spartirà mai con un'altra donna!".

Così pensava un po' lugubremente il poeta, mentre solcava avanti e indietro la banchina, senza rendersi conto che aveva un po' gli occhi di tutti addosso. Uno di quelli che guardavano con più insistenza, prese infine il coraggio a due mani, gli si accostò:

– Don Salvatore Di Giacomo, vero? Perdonate, sono un vostro fervido ammiratore... Posso avere l'onore di offrirvi un caffè? Qui al buffet della stazione lo fanno davvero buono, 'a famiglia Trapanese songhe gente onesta e usano vero caffè! E nun ve diche poi la sfogliatella! Ci sono napoletani che scendono apposta dal treno, approfittano della sosta per mettere la spinta dietro al convoglio, per farsi il pacchetto per casa!

Don Salvatore guardò l'uomo che gli era dinnanzi: non lo conosceva, questo era certo, e stava per rifiutare, ma l'altro se ne accorse e con un gentile gesto della mano sul suo braccio gli fece:

– Non rifiutate, ve ne prego! Non ci conosciamo, ma le vostre canzoni vi rendono a me più caro di un vero amico... Sono il professore Califano, insegno qui a Nocera alle scuole avviamento... e adoro la canzone napoletana!

Vi fu qualcosa nel tono delle parole dell'uomo che colpì il poeta: non accettare voleva dire deluderlo per davvero... e poi una bella tazza di caffè era proprio quel che vi voleva...

– E allora vada per il caffè... e pruvamme pure sta sfugliatella! Me l'avete decantata meglio di come avrei saputo fare io!

La gioia si diffuse sul volto dell'altro uomo: insieme si avviarono verso il buffet e vi entrarono, proprio nell'istante in cui la bella figura di Elisa si affacciava all'interno della stazione, affannata per la corsa fatta, e i suoi occhi che cercavano ansiosamente la figura conosciuta di don Salvatore...


Francesco Caso



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