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Amore e gelosia (XLV)



XLV

Ma il viso di Elisa improvvisamente si rabbuiò:

– Uh Madonna mia, ch'agge cumbinate! E mò chi 'o sente a papà! Pe t'acchiappa' alla stazione di Nocera m'agge pigliate 'o carrozzino col suo cavalluccio! E l'agge lassate fuori alla stazione, l'ho affidato a nu vetturine! Si succede coccosa al cavalluccio papà m'accide! Se scorda che me vo' bene e me mette na funa 'ncanne!

Poi si mise una mano sulla bocca: c'era di peggio.

– E mammà? Nun me vede e turna' a casa e sai i cattivi pensieri che fa! Salvato' me ne devo andare, subito! Aggia piglia' nu treno pe Nucere e tornare a casa mia! Devi aiutarmi, comme aggia fa?

Ma il suo fidanzato da quell'orecchio non ci sentiva proprio! Elisa stava a Napoli e a Napoli sarebbe rimasta! Si trattava però di mettere una pezza a tutto lo scombinamento che si era creato: i genitori di Elisa andavano avvertiti, poi con tutta calma il giorno dopo, o fra qualche giorno, la bella ragazza sarebbe tornata a casa.

– Vieni, torniamo alla stazione, ho avuto un'idea... Ma prima prendiamo un foglio di carta e una busta dal tabaccaio, dobbiamo scrivere un messaggio...

E con aria misteriosa il poeta prese la sua ragazza per la mano e la condusse con sé.

Dopo circa dieci minuti erano sulla banchina del terzo binario: entro un quarto d'ora un treno accelerato sarebbe partito da Napoli diretto a Salerno, e tra le fermate vi era pure Nocera Inferiore.

I due innamorati cercarono il capotreno e lo trovarono fermo sui gradini della vettura di prima classe.

– Scusatemi signore, posso chiedervi un favore grande quanto una casa? – Esordì don Salvatore, poi continuò: – Ma prima permettete che io mi presenti: sono Salvatore Di Giacomo, di Napoli, e questa è la mia futura, prossima signora... Ora noi...

Gli occhi e il viso del suo interlocutore si accesero di gioia:

– ...Siete, ma davvero siete Salvatore di Giacomo, il poeta? – Fece tra l'incredulo e il meravigliato il capotreno.

– Sì, sono io. Ma perché, ci conosciamo? Io non...

– Ci conosciamo? Ma sono io che vi conosco, da anni! Mi diletto a cantare, come tutti i napoletani, e quanne cante "Palomma 'e notte" mi vengono i brividi addosso! Don Salvatore, siete un grande, siete il numero uno!

Il poeta si schernì:

– Grazie, grazie, troppo buono! – E nel frattempo pensava: “Se questo sapesse che i versi li ho scritti in un impeto di gelosia nei confronti di Elisa”... – Grazie, – continuò – ma ora davvero mi dovete fare un favore...

– Sono ai vostri ordini, don Salvatore, ditemi...

– Ecco, quando il treno fermerà a Nocera Inferiore, la sosta durerà almeno un quarto d'ora, per mettere la spinta dietro al convoglio altrimenti non ce la fa nella salita di Cava, è così?

– Eh, anche venti minuti...

– Ottimo! Allora ecco: voi dovreste portare un attimo questa lettera al buffet della stazione, direttamente al proprietario signor Trapanese, e chiedergli a nome mio di farlo recapitare subito al giudice Avigliano, il padre della mia fidanzata. Mi raccomando, è una cosa importantissima, posso contare su di voi?

– Don Salvatore, è cosa già fatta! Tanne me ne vache quanne il signor Trapanese, che tra l'altro conosco bene (che sfugliatella che fa!), dicevo allora, quanne il signor Trapanese ha incaricato qualcuno di recapitare il biglietto! Vi dò la mia parola di capotreno!

– E allora siamo in una botte di ferro! Vi ringrazio di nuovo e vi ringrazia con tutto il cuore anche la mia fidanzata, donna Elisa, e fate buon viaggio!

Presa la bella giovane, con orgoglio, sottobraccio, il grande poeta tutto impettito si avviò verso l'uscita della stazione, fiero della soluzione che aveva trovato e pieno di ardore per la sua fidanzata: l'avrebbe avuta tutta per sé, finalmente, almeno per un paio di giorni.

O almeno lo sperava...


Francesco Caso



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