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Antonio De Simone: umanesimo, spiritualità, cultura (I)



Introduzione

Ho conosciuto Antonio De Simone fin dalla prima giovinezza a Capracotta, paese che ci ha dato i natali. La frequentazione, gli incontri cordiali e sinceri hanno accentuato la stima reciproca e il calore dell'amicizia. Non si è attenuata o spenta, con il tempo e con la scomparsa dell'amico, la "radicalità" della comune origine, la comune scelta di vita e la comune vocazione culturale. Solo otto anni di età ci dividevano, ma ci legavano l'ardore della gioventù, il sapore della vita, la curiosità del "sapere", la fede ferma in Cristo, origine e causa delle nostre scelte esistenziali.

Ricordare (= riportare al cuore) e fare memoria è un dovere, un debito di riconoscenza, un piacere. Il tempo non si misura come un orologio. Kronos indica la misura del tempo in senso lineare calendaristico, che passa tra "un prima e un dopo", indica lo scorrere semplice dei giorni degli anni e dei secoli in modo quantitativo. Kairos indica la natura qualitativa, tempo di Dio, di grazia, di semina e di speranza. C'è una differenza tra cronologia e storia, tra il tempo delle cose e il tempo delle persone. La differenza è data essenzialmente dal senso: è il senso che ordina il divenire puramente cronologico, trasformandolo nel tessuto riconoscibile di una storia condivisa. E il tempo è restituzione di senso. Il tempo dà uno "spazio interno" al vissuto, spazio centrato sulla interiorità. Il tempo è un estendersi e un dilatarsi dello spirito, attraverso la memoria che si allarga sul passato, mette a fuoco il presente, attraversa l'attesa che si prolunga nel futuro. Il tempo è anche "durata" (secondo la riflessione filosofica), fluire della vita e della coscienza, che segna le cose ma anche l'esistenza personale. Ricordare è il verbo della fede e della vita, dimenticare è il vocabolo della esclusione e della morte. Non omnis moriar... «non tutto io morrò, anzi molta parte di me eviterà Libitina» (la dea dei funerali = la dimenticanza). Così scriveva nell'Ode II il poeta latino Orazio, con un incipit che è come una "sentenza" memorabile: «Aequam memento rebus in arduis sevare mentem» (conserva l'animo sereno nelle imprese ardue). Il termine aequam, collocato all'inizio, fa da battistrada a tutta la riflessione e dà luce e polso a tutto il pensiero. L'animo sereno e il senso del distacco dalle "cose" del mondo hanno accompagnato i suoi passi nella vita.

Il tempo vissuto da Antonio De Simone è rimasto vivo in me, mentre scandaglio la mia memoria cordis per aver condiviso con lui passioni, tensioni, progetti ed esperienze nei miei anni giovanili.

Confermo quanto ha scritto il prof. Ettore Cassanmagnago, a distanza di tempo, presentando un suo lavoro sulla Tavola Osca di Capracotta. «Persona mite, apparentemente sommessa e sottomessa, manifesta la propria tenace combattività quando vede conculcata la propria e l'altrui dignità e libertà; persona tollerante e disposta al dialogo, sa erigersi combattiva quando i propri convincimenti religiosi e culturali, che egli pone a fondamento della propria vita e azione, vengano offesi».

La preparazione umanistica profonda e accurata ha inizio negli Istituti francescani dei Cappuccini di Foggia, alla scuola di severi e colti insegnanti, assimilata da ricerche personali e sedimentata in tanti anni di insegnamento. È la prova di una cultura ampia che spazia nei vari campi del sapere storico, filosofico, letterario, archeologico, religioso.

Due sono le fasi fondamentali della sua vita: l'esperienza francescana, vissuta con intensità e passione secondo lo spirito di Francesco, il Poverello d'Assisi, e con l'entusiasmo del giovane innammorato di Cristo e del suo Vangelo. Frate francescano colto, predicatore e ottimo conferenziere. L'esperienza dell'insegnamento nelle scuole statali di Lecco e Monza segna il secondo aspetto della sua vita. La svolta degli anni 1968-70 registra il secondo tratto della sua vita. Capracottese "doc", fortemente radicato alla montagna e alla "psicologia delle vette", non ha mai reciso i legami e tagliato le radici con la sua terra di origine. Convinto che la montagna è sempre meta di una esperienza personale e che l'ascesa è sempre ascesi, perché eleva al sacro e avvicina all'infinito, mirando in alto, oltre i confini, l'ha considerata sacra e sede del mistero. Oggi le radici si confermano e si rinsaldano. Presento alcuni aspetti della sua varia e ricca personalità.

 

Umanesimo integrale: prospettive e scelte di fondo

Ispirato dalle idee di base di "Umanesimo integrale" di Maritain e da "Persona e umanesimo relazionale" di Mounier, ha approfondito nel corso degli studi e della sua esperienza di vita le tematiche essenziali dei due autori francesi. La centralità della persona e delle sue relazioni con "l'altro" hanno costituito l'essenza della sua vita e del suo insegnamento. Come Cristo fu tanto umano da rivelarsi Dio, così ogni uomo deve arrivare ad una tale pienezza di umanità da rendere trasparente il volto di Dio di cui è immagine.

Da decenni si va facendo strada nel cuore di tante persone una nostalgia infinita di umanità "altra" da quella di oggi, identificata nel successo, nella carriera, nella ricchezza e nel denaro, nel disprezzo dei sentimenti e nell’arroganza. Le scienze umane scoprono oggi quella umanità altra. Amore gratuito che significa "accettazione incondizionata" dell'altro, amore alla verità liberante che significa "autenticità", alla percezione e comprensione dell'altro che significa "empatia", all'incoercibile orientamento alla vita, che significa "capacità dell'organismo di risolvere i suoi problemi". Una persona più buona, più tenera, più capace di guardare dall'altro lato delle cose, più libero da egoismi, più a suo agio con chi fatica a vivere, più dedito all'essenziale della vita, più positivo. Richiamando la priorità dell'aprire a Dio una strada nel cuore della vita degli uomini ha affermato incisivamente che «con Lui o senza di Lui tutto cambia».

Il Signore Gesù è la chiave che apre la porta della sapienza e dell'amore, che spezza la nostra solitudine e tiene accesa la speranza davanti al mistero del male e della morte. Gesù di Nazareth non può restare confinato in un lontano passato, ma è decisivo per la nostra fede oggi. È nostro "contemporaneo".

In ogni cristiano si compie di nuovo la vita di Cristo, la sua crescita, la sua maturità, la sua passione morte e risurrezione, che ne costituisce la vera vita. [R. Guardini]

Una persona così delineata, tutti la amano e la cercano. È tanta la fame di umanità vera che essere uomo-donna, coltivare le virtù umane in modo semplice e autentico può perfino diventare un rischio. È la prima riflessione che presento delineando il profilo di Antonio De Simone.


Osman Antonio Di Lorenzo



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