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Antonio De Simone: umanesimo, spiritualità, cultura (III)



Cultura: capacità critica di vagliare e discernimento

Mettere la cultura al vaglio della vita, per lasciare un segno gradevole e grato con la speranza di essere utile al prossimo, è stato uno dei principi ispiratori della sua vita. Non la pur valida cultura accademica (laurea in Teologia a Foggia e laurea in Lettere classiche a Bari) ma la "coltivazione" di valori capaci di dar senso alla vita e alla realtà. La vera cultura mira a formare un "abito mentale", a sviluppare capacità critiche a far crescere la dimensione critica, l'abilità di esaminare e sviluppare con spirito critico e animo sereno, il mondo, gli uomini, le cose. Quando si acquista l'abito del conoscere è facile mettersi alla ricerca del vero. Il vero trovato, riscoperto e fatto "nostro", cioè diventato nostro sangue, direi quasi nostra natura, questo si chiama sapere, questo è cultura.

L'esercizio del pensiero critico spinge alla relazione e alla solidarietà, recupera l'interiorità e la riflessività e vince il "narcisismo". Cultura è tutto ciò che deriva dalle forme civili del vivere, che concorrono a plasmare i modi di pensare di sentire e di agire degli esseri umani, in quanto determinano la loro percezione della realtà. Gettare semi per "fare cultura", coltivare nel cuore germogli di curiosità, di partecipazione, di crescita umana e spirituale.

Cultura è anche capacità di discernimento, esercitando la propria libertà nel prendere decisioni, non semplice "buon senso", ma capacità di giudizio "assennata", simile alla virtù classica della prudenza, che non è semplice sforzo intellettuale che viene dal basso, ma dono che viene dall'alto. Non si salva l'anima senza l'intelligenza. La fede è qualcosa di grande, è una ragionevole scommessa per attraversare il mare dell'esistenza. Antonio De Simone ha fatto del suo essere uomo un servitore della cultura, per comunicare in modo efficace agli uomini del suo tempo il mistero di Dio e dell'uomo. Dedicarsi allo studio e alla solitudine non è stoltezza, ma «timore di Dio e inizio di sapienza».

Dei suoi numerosi libri faccio solo memoria.

Il libro a cui ha dedicato maggiore spazio e tempo è "Il Sannita: il coraggio di un popolo". È un romanzo di formazione. Il personaggio protagonista è incentrato in un determinato periodo storico, l'assimila profondamente e vive nell'arco della sua esistenza con grande impegno civile. Può definirsi anche romanzo storico, filosofico-letterario, politico e di costume, perché tutte le componenti culturali del periodo in esame concorrono alla formazione integrale del personaggio: Erennio Ponzio, un sannita del IV secolo prima di Cristo, padre di Gavio, l'eroe vincitore nella battaglia contro i Romani alle Forche Caudine.

Di Erennio Ponzio abbiamo poche notizie, perché i Romani, dopo la rivincita e la sconfitta, non lasciarono tracce, condannarono il popolo sannita all'oblio totale. Solo Cicerone nel "Cato Major" si lasciò sfuggire qualche notizia. Erennio Ponzio, persona di grande cultura, frequentava un filosofo della scuola pitagorica, Archita di Taranto, che assisteva alle conversazioni con il filosofo Platone che, secondo le ricerche di Nearco Tarantino, era venuto a Taranto nel 361 avanti Cristo.

Da questi scarni e frugali accenni e da altre notizie indirette sulla vita, la religione e i costumi del popolo sannita, il popolo più fiero e battagliero degli antichi italici, Antonio De Simone ha ricostruito la vita di Erennio Ponzio, protagonista della sua epoca, che la storia ufficiale ha "giocondamente" ignorato. Riscoperto agli inizi del terzo millennio dopo Cristo, "Il Sannita" non è lavoro inutile e anacronistico, ma invito a riscoprire le radici e valorizzare il patrimonio di un popolo fiero, che ha testimoniato l'importanza del federalismo tra popoli diversi che vivono nello stesso territorio, ricercando le ragioni nella religione primitiva, confrontandole con le filosofie più evolute della Magna Grecia, difendendole dalle ingerenze aggressive dei Romani. Ricordare fatti e personaggi remoti nella storia le cui proposte politiche, anche se non furono realizzate ai loro tempi, potrebbero considerarsi di viva attualità e costituire a "luce ideale" di ogni vita associata.

Nella introduzione, Raffaella e Simona, figlie di Antonio De Simone, precisano che «l'autore ha cercato di rimuovere la polvere dei secoli e, rompendo il silenzio di 2.400 anni, ricostruire sui luoghi stessi dove è nato, la straordinaria vicenda dei Sanniti, il loro ideale di vita associata e le battaglie per conseguirlo e, purtroppo il loro tragico fallimento». Propone alla nostra attenzione fatti, personaggi e ideali, sotto la forma del romanzo. Misto di storia e di invenzione, in cui il protagonista Erennio rivive e assimila la cultura di quel tempo, diventando "figura" notevole di quell'epoca, purtroppo dimenticata, ma che ora merita uno spazio e un ricordo nella storia del nostro Paese.

 

Conclusione

Il lavoro può appagare la curiosità di tutti non solo dal punto di vista archeologico, ma anche storico, letterario e linguistico. Può anche far nascere la curiosità di approfondire alcune tematiche.

La profonda religiosità "contadina", legata ai ritmi e alle esigenze di una comunità agricola, che alimentava una vocazione solidaristica, centrata sulla famiglia e sul pagus, educava al culto eroico della libertà individuale e di gruppo, nel rispetto delle autonomie degli altri popoli.

La politica non aveva mire imperialistiche accentratrici, ma instaurava una feconda collaborazione "federale-associativa".

Il profilo "eroico" della civiltà osca evidenzia la passione e l'entusiasmo dell’autore su questo tema. Dopo le ultime fasi della lotta contro Roma, culminate nella battaglia di Porta Collina (82 a.C.), chiesero ai Romani il diritto di essere cittadini romani optime jure. Popolo vinto, ma non domo, sempre fiero. Di essi affermava Tito Livio: «Non rifiutavano la guerra, erano così instancabili nella difesa, anche senza successo, della propria libertà, che preferivano essere vinti piuttosto che non tentare di vincere».

L'Italia attuale deve riscoprire, sull'esempio degli antichi Osci e Sanniti, le proprie radici religiose, l'eroico culto della propria libertà, la formazione di comunità federali, aperte rispettose della libertà degli altri, una solidarietà tenace e operosa.

Il presente senza passato non ha fondamento, il futuro senza storia non ha speranza.

Ho delineato la personalità di Antonio De Simone a tutto tondo, chiedendo venia per qualche imprecisione, incertezza e esagerazione di plauso e di consenso. L'amicizia che mi ha legato a lui è stata la scoperta di una affinità interiore, puramente gratuita ma sufficientemente forte per far durare nel tempo l'affetto, la complicità, la relazione profonda e la cura intensa.

Nell'amicizia le anime si mescolano e si confondono con un connubio così totale da cancellare e non ritrovare più la connessione che le ha unite. [M. de Montaigne]

Perché era "lui", lui era Tonitto. Perché io ero e sono Ninotto.


Osman Antonio Di Lorenzo



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