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Breve storia di Ysmen Pireci



"Il villaggio senza nome", "Fshati pa emër" in albanese, questa raccolta di poesie di Ysmen Pireci ha una storia particolare, proprio come il suo autore. Infatti, ho conosciuto Ysmen, nel 1993, allo sportello Anagrafe assistiti (servizio della medicina di base) della Unità sanitaria locale di Agnone, dove a quel tempo ero addetto e dove egli era venuto ad iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale. Ovviamente, ai fini dell'iscrizione ero tenuto a chiedergli i suoi dati personali identificativi, tra cui la professione: «Attualmente faccio il pastore nella fattoria del notaio Michele Conti a Capracotta... ma al mio paese, in Kosovo, insegnavo Lettere in una scuola media».

Chiunque, al posto mio, probabilmente, sarebbe stato curioso di saperne di più su questo giovane immigrato dal Kosovo, in possesso di un regolare permesso di soggiorno in Italia per motivi di lavoro (ma, poi, ho saputo, "esule" per motivi politici e patriottici). Lo accompagnava Michele Di Nucci, capracottese, il quale più che suo capo massaro è stato per Ysmen un autentico fratello maggiore. Michele Di nucci... una persona veramente gentile e cordiale, che è stato e continua ad essere "fratello maggiore" ed amico per tanti lavoratori immigrati della zona di Capracotta dai Balcani e da altri Paesi dell'Est europeo. Lo voglio ringraziare pure io per tanta umanità!

Ysmen Pireci è nato il 28 maggio 1967 a Struzhie, un piccolo villaggio del Kosovo (nella circoscrizione di Prizren). Allora il Kosovo era provincia della "Grande Serbia" ma con il 98% di abitanti ad etnia albanese. Il regime serbo non è mai stato tenero con gli Albanesi del Kosovo: ha cercato di "sterilizzare" la loro cultura, di "neutralizzare" la loro identità, di "reprimere" barbaramente e con la pulizia etnica ogni tentativo di autoaffermazione... fino a giungere a quella guerra del Kosovo del marzo-giugno 1999 che la cosiddetta "Comunità internazionale" (leggi N.A.T.O., organizzazione militare tra Stati europei e americani del Nord Atlantico) ha "dovuto" fare contro la Serbia per evitare un autentico genocidio. Purtroppo, dopo il 1999 le diatribe tra Albanesi e Serbi sono continuate nel Kosovo e gli stessi Albanesi si sono macchiati di atroci delitti verso le persone e di irrimediabili distruzioni (specialmente a danno di antichissime chiese della religione ortodossa, che avevano pure un assai relevante valore storico ed artistico). Durante la dominazione serba (prima della guerra del 1999) non c'è stato giovane kosovaro che non sia stato un patriota indipendentista... così pure Ysmen, il quale è stato sempre sotto stretta osservazione della polizia serba, per la particolare sensibilità umana e culturale, per l'attività clandestina a favore del Kosovo indipendente. Fortunatamente e fortunosamente è riuscito a sfuggire ad un rastrellamento serbo, che ha condotto in prigione e alle torture alcuni suoi compagni di lotta. Con l'aiuto di parenti ed amici è riuscito a rifugiarsi in Italia: ha lavorato per un brevissimo periodo nelle Marche come manovale e poi è giunto a Capracotta, in Molise, dove dal 1993 al 1997 per quattro anni ha fatto il pastore delle greggi del notaio Conti.

Assieme ad altri pastori balcanici è stato sistemato nella casetta colonica, accanto ai capannoni delle pecore, in contrada Guastra, località posta su un costone che guarda la vallate del fiume Verrino (a circa 1.300 metri di altitudine), distante da Capracotta circa 4 km. e da Agnone 12 km.: un luogo isolato rifornito di energia elettrica ma senza telefono o altri conforti. Un clima (specie quello invernale) piuttosto duro. Ma Ysmen si è adattato molto bene all'inusitato lavoro e al clima (peraltro poco dissimile dalle sue montagne kosovare).

Quando Ysmen è giunto in Italia era già sposato con murvete Muja (nata a Prizren il 26 ottobre 1967), che aveva lasciato in patria assieme alla primogenita Biondina (nata a Prizren il 27 gennaio 1994) il cui nome è un chiaro e dichiarato omaggio all'Italia (come Ysmen stesso ama dire). Dopo quasi due anni di permanenza a Capracotta, Ysmen è stato raggiunto da entrambe (moglie e figlia), occupando l'alloggio posto al primo piano della casa colonica. Ad Agnone, poi, il 17 settembre 1995 è nata la sua seconda figlia Albana, il cui nome è dedicato all'amatissima Patria albanese.

Crescendo le figlie, Ysmen e la moglie s'accorgevano che non potevano restare isolati in mezzo alle montagne: c'era l'esigenza di farle frequentare la scuola materna e la necessità di farle stare insieme ad altri coetanei. Fu così che decisero di lasciare Capracotta: hanno trascorso alcuni mesi nella vicina cittadina di Roccaraso, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, dove Ysmen ha lavorato nella cucina di un ristorante. Poi, il trasferimento definitivo in Medolago, un piccolo paese della Lombardia, dove, nella provincia di Bargamo, li aspettavano parenti stretti e altri compatrioti e dove sta svolgendo i più svariati lavori in attesa di quello migliore e più duraturo. In terra di Lombardia, a Ponte San Pietro (BG) il 03 luglio 2003 è nato il terzogenito, Ilir (il cui nome è un ulteriore omaggio all'Illiria, nome che anticamente stava ad indicare quella parte della regione balcanica che si affaccia sul mare Adriatico, compreso l'attuale territorio del Kosovo). Quasi sicuramente la Lombardia sarà residenza definitiva per Ysmen e la propria famiglia e base d’azione e collegamento a favore dell'amato Kosovo. Infatti, oltre a scrivere su giornali della resistenza kosovara all'estero (come "Diaspora"), Ysmen cerca di coordinare interventi e d'inviare in Kosovo aiuti d'ogni genere che riesce a procurare, assieme ai compatrioti del gruppo italiano.


Domenico Lanciano

 

Fonte: Y. Pireci, Il villaggio senza nome, Università dei Popoli, Badolato 2005.

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