• Letteratura Capracottese

A caccia di cinghiali nelle terre dei principi


Cacciatori capracottesi negli anni '30 (foto: G. Paglione).

Viterbo.

Vacanze veramente d'altri tempi quelle dei Ruspoli principi di Cerveteri e conti di Vignanello: don Francesco ricorda di quando la zia Maria sorella di suo padre don Alessandro, alle prime vampate estive si recava ai Bagni di Lucca per cercare refrigerio in quelle terme lanciate da Elisa e Paolina Bonaparte. Vi si recava in treno in un vagone letto messo a sua disposizione: un'ora prima della partenza la cameriera privata della principessa andava in stazione e rifaceva il letto con la biancheria ricamata con lo stemma principesco. La zia Maria arrivava solo dopo e veniva accolta sulle rotaie da un funzionario del ministero delle ferrovie che la intratteneva fino alla partenza del treno.

Tre bauli di biancheria

Lo zio invece veniva a passare le vacanze qui a Vignanello e per rimanere quindici giorni si portava tre bauli di biancheria, il suo letto veniva cambiato ogni giorno. Vignanello è anch'esso una dimora di altri tempi: un castello fortificato cinquecentesco alto e cupo sulla sommità del colle che domina l'agro romano, completo di torri merlate, fossato, ponte levatoio. Intorno ci sono boschi scuri di lecci e di alloro e davanti un grande giardino all'italiana. Tutto è austero e non sfarzoso. In questa grande dimora pietrosa non c'erano mollezze, neanche durante le vacanze. Principi romani della nobiltà papalina e rurale, i Ruspoli avevano mitigato la loro origine guerriera con le raffinatezze mutuate dalla lunga frequentazione con la chiesa.

Don Alessandro è stato l'ultimo Gran Maestro del Sacro Ospizio dei palazzi apostolici e con questa carica accolse in Vaticano Vittorio Emanuele III e la regina Elena nella loro prima visita al papa dopo la Conciliazione.

Nel castello di Vignanello d' state era tutto un andirivieni di monsignori e di madri badesse invitati al pomeriggio per il cioccolato. E un tormentoso dovere, specie per i bambini, era il rosario che ogni sera veniva recitato nella cappella del castello dedicata a Santa Giacinta, la santa di famiglia. Alle sette e mezzo in punto tutte le persone di casa, compresi gli ospiti e i famigli, dovevano trovarsi in cappella. Non andare era semplicemente impensabile.

Don Francesco Ruspoli ha 89 anni e un aspetto da sessantenne grazie al fisico asciutto e alla pelle rosea e liscia. Si scusa di ricevermi così, cioè senza cravatta, con immacolati pantaloni di lino e una camicia pure di lino candido. Sicuramente in lui ogni durezza guerriera è scomparsa lasciando il posto a dei soffici modi mondani, arrotondati da un morbido accento romanesco. Dice che uno dei pochi vantaggi della sua età è che ora quando va ai cocktail può rimanere seduto anche in presenza di una donna perché ogni volta che accenna ad alzarsi le signore subito lo supplicano di non disturbarsi. Prima di venire a Vignanello ha passato un periodo di vacanza ad Ansedonia:

– Lì abbiamo un piccola casa con la piscina, ma non c'è niente da fare tutto il giorno. Mia moglie mi esortava sempre a distendermi a riposarmi, ma io le ho detto: "Senti, fra un po' mi distendo del tutto, non mi vanno per niente 'ste prove generali".

I ricordi di vacanza di don Francesco sono legati, fin da quando era un bambino, alle battute di caccia. Lui li rievoca gentile ma sbrigativo, con il tono riduttivo di chi non capisce perché ci si interessi a certe cose. Per lui non hanno fascino: le ha vissute, erano prerogative scontate della nobiltà. Mio padre era un gran cacciatore, io ho preso un fucile in mano quando avevo sette anni a tredici ho ucciso il mio primo cignale (dice proprio così, cignale). Quando ero più piccolo andavamo d'estate a Capracotta in Abruzzo. Facevamo un pezzo di strada in treno sulla linea Carovilli-Agnone, poi prendevamo la diligenza a cavalli. A Capracotta ci arrampicavamo su per Montecampo che era un posto di caccia alle pernici, ora invece c'è la strada asfaltata e il monte è tutto coperto di case.

Gli chiedo se questi che mi sta raccontando sono per lui ricordi piacevoli. Don Francesco fa spallucce:

– Eh, piacevoli! Piacevoli finché le vacanze sono state divertenti. Le dirò una cosa: con l'età la villeggiatura diventa una gran fatica. Non ci crede? Ma sì, bisogna cambiare tutte quelle piccole abitudini che fanno la vita di una persona anziana.

Poi finge di preoccuparsi:

– Ma davvero vuol sapere queste cose? Lei con questo articolo chissà come mi cucina.

In realtà comincia a divertirsi:

– Che le hanno detto di me? Io sono cresciuto nell'Agro romano e nella Maremma. Quando sono stato un po' più grande andavamo a Cerveteri in primavera e a Vignanello in estate. A Cerveteri si cacciavano le quaglie nella fascia litoranea e i cignali, a Vignanello invece si andava sui monti Cimini che erano pieni di starne. Partivamo prima che albeggiasse, i cani eccitati latravano nel cortile, avevamo dei bravissimi Spaniel bréton. Alle cinque eravamo già sul posto, con noi veniva il nostro cacciatore stipendiato, talvolta si univa qualche altro cacciatore: quando ho ucciso il mio primo cignale stavo alla posta insieme al parroco del paese.


Daniela Pasti

Fonte: D. Pasti, A caccia di cinghiali nelle terre dei principi, in «La Repubblica», Roma, 19 agosto 1987.

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