Una canzone di Natale un po' diversa
- Letteratura Capracottese
- 23 dic 2025
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Durante la preparazione di questo lavoro, iniziato come una semplice raccolta di note e diventato una ricerca discretamente impegnativa, è giunta, brutale pur se temuta, la notizia della scomparsa di Daniele Di Nucci. Ognuno di noi ha conosciuto il suo valore, la sua bontà e la bellezza del suo animo. Questa conoscenza la serberemo nel cuore come una dolce canzone. Conscio che mie ulteriori parole risuonerebbero come un inutile e vuoto esercizio, posso solo dedicare al suo ricordo questa pagina di "Polvere di cantoria".
Le variazioni a canone sul corale per il Natale "Vom Himmel hoch, da komm ich her" di Johann Sebastian Bach, BWV 769
Molte volte abbiamo trascorso insieme del tempo osservando come la musica liturgica barocca, specialmente quella legata alla Riforma, avesse un alto senso figurativo e simbolico teso ad esaltare il senso dell'argomento su di essa di volta in volta imperniato. Ricordiamo inoltre che sant'Agostino e Martin Lutero sono riconosciuti come i massimi "teologi della musica". La Parola di Dio che pervade il cosmo si esprime anche nella musica: le chiese della Riforma hanno infatti come punto in evidenza non solo l'altare ma anche il pulpito e le grandi cantorie dominate dalla massiccia mole dell'organo. Suonare e cantare sono una estensione della preghiera e della liturgia della Parola. Si cantava tutti: con estrema frequenza nei corali luterani si incontra la parola espressione di una comunità raccolta in preghiera: Wir (noi).
In Bach il simbolismo, che pervadeva costantemente la musica di quei tempi, raggiunse livelli elevatissimi che molto frequentemente sfuggirono alla comprensione dei suoi coevi. Precedentemente abbiamo visto marginalmente come Albert Schweitzer riscoprì questi aspetti specie nei motivi musicali di accompagnamento ai corali ma c'è tanto altro da considerare, pur se in superficie, per affrontare al meglio l'argomento che osserveremo insieme.
Già anticamente le composizioni dedicate al sacro seguivano inizialmente una ripartizione in tempo ternario poiché il 3 era raffigurazione della Trinità, dello Spirito, mentre i tempi binari identificavano la musica profana: il 4 simboleggiava la Terra. Il contrappunto, cioè, detto in maniera orrendamente banale, il posizionamento corretto delle note nel procedere del discorso armonico, aveva anche un senso matematico spesso derivato dalla sezione aurea. Contrariamente a quanto si possa pensare i musicisti erano anche studiosi di matematica e di fisica, ma era vero anche l'inverso: Galileo Galilei, ad esempio, era anche un famoso studioso e teorico dell'armonia. Parimenti degli accordi erano vietati nei brani sacri poiché ritenuti evocativi del maligno causa la loro dissonanza.
La possibilità di influenzare o esaltare determinati stati di animo e di attenzione tramite l'uso di precise sequenze armoniche, melodiche o di velocità esecutive era ben conosciuta tramite la locuzione "muovere ad affetto". Oggi sappiamo che i nervi acustici, come gli olfattivi, entrano in connessione con le parti più profonde del cervello umano e questo spiega come odori o suoni abbiano capacità evocative superiori alle immagini percepite dai nervi ottici. La moderna neurologia e la psicoacustica hanno dato spiegazione scientifica alle osservazioni ed alle conoscenze empiriche dei grandi del passato. I sistemi di accordatura antica, molto diversi dal nostro uniforme sistema moderno, creavano tali effetti acustici da far elaborare tabelle di riferimento su quale tonalità utilizzare per ottenere determinati stati di animo. La scelta della tonalità era legata al motivo simbolico della composizione sacra. Si cantava la lode a Dio e si percepiva il Suo mistero tramite le sequenze armoniche intrecciate con le parole delle Sacre Scritture. Oggi parleremmo di word painting. La disposizione delle note sul pentagramma dava uno stimolo visivo dell'incedere musicale e del senso ad esso legato anche a chi non possedeva conoscenze della notazione. Un brano poteva essere ascoltato sia nello sviluppo dinamico della melodia ma anche apprezzato nella sistemazione verticale determinata istante per istante dalle figure armoniche inserite. L'evoluzione dinamica era ricca di spunti metaforici, allegorici ed imitativi presi anche dalla musica popolare e quindi ben radicati nello spirito delle assemblee. La musica era considerata una delle parti del "quadrivio della conoscenza" insieme alla geometria, alla matematica e all'astronomia.
Il numero delle battute componenti un brano poteva richiamare versetti biblici o precisi passi evangelici ed il nome delle note, che nel Nord Europa erano indicate con le lettere dell'alfabeto, si prestava a giochi di parole criptate nel discorso musicale. Ad esempio la sequenza Si bemolle (B), La (A), Do (C) e Si naturale (H) era spesso utilizzata da Bach (B-A-C-H) come firma nascosta nei suoi capolavori. I grandi del passato oltre ad essere profondi conoscitori delle Scritture erano anche amanti dell'enigmistica, degli anagrammi, degli acrostici ed amavano "giocare" con le loro composizioni. All'organo le esecuzioni a pedale doppio erano espressione di una massima tensione per una più profonda partecipazione dell'ascoltatore, il basso dato dal pedale talora indicava la fiducia in Dio, una fervente e intensa preghiera o un punto caratteristico della composizione.
Nulla veniva affidato al caso e se promettete di non picchiarmi torneremo insieme in altra sede ad esplorare questo mondo nascosto.
Gli stili compositivi spesso erano rigidi con elaborazioni e figure proprie della retorica: l'abilità era piegare all'arte tali regole o meglio sfruttarle creando capolavori. La fuga ed il canone erano tra questi. In particolare il canone, nato tra Italia e Francia, è una composizione contrappuntistica basata su una melodia (dux) e la sua ripetizione con più imitazioni via via sovrapponentesi (comites), di una estrema difficoltà compositiva ma dotato di un intenso potere evocativo e talvolta criptato in moltissime partiture. Per molto tempo la Fuga, chiamata anche "Ricercare", fu un unicum con il Canone, per poi diventare forma autonoma a partire dal XVII secolo. Un banalissimo esempio di canone è la canzone "Fra Martino campanaro", basata su un motivo ripetuto all'unisono (canone all'ottava). Più colto e famoso il Canone in Re maggiore di J. Pachelbel, spesso abusato nelle pubblicità televisive. Ma esistono canoni estremamente sorprendenti come il canone "Cancrizzante 1e2" della "Offerta musicale" di Bach che, su un tema musicale suggerito dall'imperatore Federico il Grande (thema regium) e completato da Bach, si dipana su un solo pentagrammma con la elaborazione affidata all'esecutore: può essere eseguito nelle due direzioni (da sinistra a destra e viceversa - cancrizzante perché si muove come i granchi anche all'indietro) suonato in contemporanea incrociando la melodia e con ulteriori sviluppi fantasmagorici. Siamo davanti ad un "nastro di Moebius".
In Germania, fin dal XIII secolo, durante le giornate estive era in usanza tra i giovani la "Danza dell'anello": un ballo fatto in cerchio durante il quale i danzatori di entrambi i sessi cantavano, gareggiando e alternandosi come in dialogo, dei motivi gioviali e spesso di corteggiamento. Talvolta erano canti improvvisati al momento ed una corona di fiori attendeva di essere posta sul capo dei vincitori. Purtroppo poche di queste canzoni sono giunte fino ai nostri giorni. Ma intorno ai primi anni dei XVI secolo comparve la canzone "Ich komm aus fremden Landen her" od "Aus fremden Landen Komm ich her" (Vengo qui da terre straniere e vi porto nuove notizie). Il testo lo potete leggere qui.
Nel 1534 Martin Lutero, in quel di Wittemberg, ne fece una parodia domestica per allietare le feste natalizie dei bambini con un testo piu religioso: "Kinderlied auf Weinachts Christi" (Canzone per bambini sulla nascita del Cristo). Successivamente ne modificò il nome, con cui poi venne pubblicata, in "Vom Himmel hoch, da komm ich her" (Dall'alto dei cieli discendo a voi): l'angelo disceso dal cielo annuncia la Buona Novella. Ristrutturò anche la melodia che poi fu definitivamente pubblicata nel 1539 come canzone-corale natalizio. La sequenza delle note discendenti fa immediatamente intuire l'allegoria celata nella musica: la discesa dall'alto dell'annuncio ma anche della venuta del Cristo. Il brano, di facile apprendimento, si diffuse rapidamente ed oggi potremo considerlo come l'equivalente tedesco di "Tu scendi dalle stelle". Ancora una volta una cantata profana fu inserita con le debite elaborazioni nel repertorio sacro e questo è sempre un elemento da tenere presente nella interpretazione di tali composizioni. Moltissime nel corso dei secoli, fino ad oggi, le elaborazioni vocali e strumentali, leggere modifiche alla sequenza delle note per rendere il tutto più scorrevole ed per allineamento alla melodia del "Ein feste Burg" (Una salda fortezza è il nostro Dio), corale del 1629 che fu un motivo molto caro allo stesso Bach, il quale ne aggiunse dieci versi trionfali ispirandosi al Vangelo di Luca (2,8-12). Tuttavia, l'Innario Evangelico del 1950 ha ripreso in toto la forma originale del 1539. Interessante anche l'elaborazione bachiana presentata nell'Orgelbuchlein - raccolta didattica su come i corali per organo possano essere strutturati in forma simbolica - dove il basso, affidato al pedale, compie dei salti definiti "la pigiatura dell'uva" che nell'allegoria tradizionale luterana rappresentano il trionfo del bene sul male (BWV606). Tra parentesi era il motivo con cui un giovane organista nelle notti invernali cullava la sua primogenita Elena. Ecco il testo del 1535:
Dall'alto dei cieli io vengo quaggiù, vi porto una nuova notizia; una gran buona notizia io porto di essa voglio cantare e parlare. Oggi a voi è nato un Bambino scelto da una Vergine un Bambino così tenero e grazioso; Egli deve essere la vostra gioia e la vostra delizia. È il Signore Cristo, nostro Dio, che vi libererà da ogni pena; sarà il vostro Salvatore. Vi purificherà da tutti i peccati. Vi porta ogni felicità, che Dio Padre ha preparato, perché voi con noi nel Regno dei cieli possiate vivere ora e sempre. Ora notate esattamente il segno: la mangiatoia, le povere fasce; lì trovate deposto il Bambino, che conserva e sostiene tutto il mondo. Rallegriamoci quindi tutti ed entriamo con i pastori a vedere ciò che Dio ci ha donato con il suo diletto Figlio adorato.
Il motivo originale e quello parodiato da Lutero era strutturato in forma di anacrusi, cioè cominciava sul tempo debole (in levare) e solo in un secondo tempo (1539) fu portato ad un ritmo tetic (in battere) per dare carattere di maggiore severità e trionfo. Johann Hermann Schein (1586-1630), tra le sue opere, presenta almeno due versioni del corale, una tetica ed una in anacrusi. Nel breve filmato allegato, registrato all'organo della Cattedrale di Rieti, presento il motivo originale, la prima parodia anacrusica di Lutero, la struttura finale e, per completare, una delle tante armonizzazioni.
Nel 1747, Bach, accedendo come membro alla Società per Corrispondenza di Scienze musicali fondata a Lipsia da Lorenz Christoph Mizler, suo allievo nonché pensatore illuminista, medico e matematico, presentò a mo' di biglietto da visita un suo lavoro. La Società, che annoverava soci come Händel e Telemann, era stata fondata per promuovere gli studi scientifici sulla Musica e per i collegamenti tra questa e la matematica e quale mai occasione fu più interessante di questa per il maestro di comporre un raffinatissimo ed estremamente complesso esercizio dove canone, corale per organo e simbolo erano strettamente avviluppati in un edificio sonoro impressionante. Il credo luterano venne così filtrato attraverso il pensiero di Spinoza, Cartesio e Leibniz. Ma elemento poprtante fu il canone, difficilissima forma compositiva, che pervase segretamente quasi tutte le opere di Bach e che solo di recente è stato rivalutato e studiato e che forse era stato ignorato dai suoi allievi e probabilmente addirittura dagli stessi figli nonostante fosse la sua firma e che il Romanticismo liquidò come un semplice esercizio di abbellimento.
Stiamo parlando delle "Variazioni canoniche sulla canzone natalizia Vom Himmel hochm da komm ich her" (BWV769 e BWV769a). Tali variazioni, in numero di cinque, vennero date alla stampa (BWV769) con una differenza rispetto ad una copia manoscritta (BWV769a): la terza variazione dell'autografo venne riportata come brano finale poiché dotata di un climax entusiasmante. Il manoscritto riporta anche le famose sei sonate in trio per organo e i famosi grandi "Diciotto corali di Lipsia". Per comprendere al meglio il simbolismo ad esse legato seguirò l'ordine suggerito dal manoscritto. Per alcuni studiosi l'opera è da considerarsi puramente teorica anche se espressamente rivolta all'organo e richiede, come da intestazione, uno strumento con almeno due manuali e pedaliera alla tedesca (zwei clavier und pedal). L'intestazione riporta anche le qualifiche dell'autore: «Compositore Maestro di Cappella della Corte del Reale Polacco Elettore di Sassonia e Direttore della Musica Corale di Lipsia». La melodia del corale si intreccia di continuo con le evoluzioni del canone che, pur essendo il cuore portante della composizione, risulta meravigliosamente un semplice e gradevole accompagnamento. Nella edizione a stampa Bach scrisse in notazione piena soltanto una delle voci del canone lasciando solo indicazioni per lo sviluppo delle altre. Il manoscritto invece presenta la costruzione completa delle voci.
Se volete seguirne il cammino visivo insieme a quello sonoro suggerisco due siti molto istruttivi che però presentano l'ordine delle variazioni come indicato sull'opera a stampa.
Prima variazione
La melodia del corale è sostenuta dalla pedaliera (in funzione di contralto) mentre le due mani, su tastiere diverse (soprano e basso) in un duetto dipanano il canone in un motivo discendente in canone all'ottava, cioè risuonanti all'unisono ma differenziate nella partenza. Il motivo discendente è propriamente l'allegoria della discesa dell'annuncio angelico che è ancora Verbo: e voci recitanti sono tre che nel simbolismo luterano il tre rappresenta lo Spirito. Oggi si parlerebbe di word painting: le voci rappresentano il significato delle parole del corale. Nel finale il canone si intreccia in un arpeggio che imprime l'immagine del cielo scintillante attraversato dalla Cometa.
Seconda variazione
Il corale è ancora saldamente ancorato al pedale (basso) con le e due mani (soprano e contralto) elaboranti il canone a tastiere separate: La melodia del canone è più strettamente vicina alla melodia del corale ma con un motivo che si fa ascendente, sincopato, fino ad una scala finale come di chi guarda all'improvviso verso l'alto. Le voci sono sempre tre ma le mani lavorano in canone alla quinta, una delle forme più arcaiche di struttura del canone, cioè con voci recitanti a distanza di una quinta musicale.
Terza (quinta) variazione
La Variazione comprende due sezioni. Questa a volta il canone è lo stesso corale recitato dalle mani sempre su due tastiere diverse. Il pedale sviluppa un basso ostinato quasi in stile jazz. Nello sviluppo la mano destra (soprano) recita il corale mentre la sinistra (contralto) risponde con il canone alla sesta, poi alla terza, ancora alla seconda, e infine alla nona, ma con il motivo rovesciato come se la Terra si decidesse finalmente ad accogliere il Cielo. Il cammino è sempre a tre voci fino alla conclusione del canone. Ma, improvvisamente, il corale passa alla pedaliera (basso), annunciato da un'ancia forte e le mani, con registri squillanti, alternativamente (soprano, contralto e tenore) sviluppano il canone su due voci mentre una terza voce compie delle scale veloci e arpeggi in forma festante. Le voci complessive ora sono quattro: la Terra! Il Verbo si è fatto carne! La stessa pedaliera ora terminato il canto del corale lo presenta rovesciato: Cielo e Terra si incontrano in una esplosione di suoni fino alla stretta finale dove il motivo portante è presentato in uno sviluppo a sei voci e il pedale è "inchiodato" sul Do C1 più basso. Il climax di cui accennevamo in precedenza.
Quarta (terza) variazione
Il canone alla settima, rappresentato come imitazione del corale, si intreccia tra la pedaliera (basso) e la mano sinistra (tenore) mentre il corale è alla mano destra (soprano) che sviluppa anche un cantabile (contralto): le voci sempre in forma di quattro ormai raccontano la dolcezza di chi si inginocchia davanti alla mangiatoia. Personalmente mi danno la visione di un pomeriggio invernale quando, nel silenzio rotto solo dallo sgocciolio della neve che inizia debolmente a sciogliersi, il sole nel cielo terso ed azzurro volge al primo pomeriggio illuminando le pareti bianche delle case di un paese sul tetto del Molise. Ancora nel finale uno sguardo si rivolge al cielo con un motivo ribattuto per poi finalmente tornare sulla terra.
Quinta (quarta) variazione
Il corale torna alla pedaliera mentra il canone all'ottava è alla mano sinistra per “augmentazionem” cioè una voce del canone (basso) risponde con una misura più lenta, la metà, rispetto all'altra (tenore). Ancora quattro voci. La mano destra svolge il cantabile motivo estremamente "ornato" che si conclude con un ultimo sguardo al cielo. Nella battuta finale (ecco perché l'ordine del manoscritto sembra più razionale) il canone riporta le quattro note B-A-C-H... la sua firma! In verità tale firma c'è anche nella stretta della terza (quinta) variazione, ma non volevo rovinare il "mio" climax.
In sostanza, Bach, disponendo nel manoscritto la variazione con la potente climax al centro, simboleggiando l'incarnazione crea una struttura a croce della composizione ulteriore allegoria cristiana. Un trattato di teologia e matematica, eppure un monumento alla poesia insita nell'armonia.
Un racconto natalizio strano, ma teso a mostrare, ancora una volta, che, ottusi dalla tecnologia e dalla nostra presunzione non ci rendiamo conto di essere banali nani sollevati sulle spalle di giganti. Una strenna dedicata alla divulgazione per gettare un seme? Non lo so, ma se un giorno ascolterete un organo suonare e anche per un solo attimo vi domanderete: «Che avrà voluto dire?», avrò raggiunto il mio obiettivo. Auguri!
Una candela di Natale è una bella cosa:
non fa rumore, ma dolcemente offre sé stessa...
[E. Logue]
Francesco Di Nardo


