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Polvere di cantoria: la magia del Natale a Capracotta


La Messa di Natale del 2020.

Tra i tanti organisti avvicendatisi alla consolle dell'organo storico della Chiesa Madre, il prof. Giuseppe Di Lullo fu anche uno dei più recenti custodi di quello che io chiamo "Oratorio di Natale" giungendo a dare una razionale musicalità alle varie melodie. Lui stesso mi confessò di essere l'autore dei versetti intermedi d'organo della "Pastorale", realizzati su parodia della "Pastorale di Agnone" in modo da dare respiro al coro impegnato su dodici strofe e dodici ritornelli.

Con Serafino Trotta ne fummo allievi e, al suo ritiro, eredi musicali della "Ninna nonna al Bambino Gesù" (a Capracotta anziché ninna nanna è usato il termine arcaico di ninna nonna). Eravamo molto giovani e Serafino, più avanti di me di qualche anno, il classico modello di ciò che un ragazzo più giovane come me tendeva a sentire come esempio e non me ne sono mai pentito.

Ciascuno di noi assorbì e elaborò la propria interpretazione delle melodie natalizie come già ebbi a scrivere tempo fa e questo creò una sottile "rivalità" e un rispettivo "territorio di caccia" pur se l'amicizia, l'affetto e la stima reciproca non vennero mai meno. Per qualche tempo ci alternammo alla animazione delle funzioni natalizie quasi ignorandoci ma tutto ebbe a cambiare poco dopo il restauro dell'organo.

In un tardo pomeriggio nevoso mentre la grigia luce lentamente si attenuava, un preoccupato don Elio Venditti, in nome della nostra parentela, mi pregò di porre fine a questo fastidioso impasse per il bene dello spirito comunitario e per dare un buon esempio. Non aspettai nemmeno un secondo e, dopo una telefonata, raccolsi, felice, la disponibilità di Serafino ad una esecuzione a quattro mani della Messa di mezzanotte.

Conoscendo il suo amore per la "Ninna nonna" fui lieto che se ne assumesse l'esecuzione mentre io mi incaricai dei brani rituali. Avremmo poi diretto il coro a parti invertite. Una prova veloce con i "ragazzi" di quello che sarebbe diventato il "Coro Principalone" fu il preludio ad una celebrazione emozionante e particolarmente sentita. Non paghi cercammo di ripetere il tutto per la funzione solenne del giorno.

Durante la Messa un fulmine: poco prima dell'offertorio, non so come, l'occhio mi cadde sulla partitura della pastorale per coro ed organo di Zimarino che il prof. Di Lullo ci aveva insegnato ad apprezzare. Così senza provare e confidando nella forte e chiara voce tenorile di Serafino che sostenne a meraviglia gli acuti finali del coro ci facemmo cullare in una calda ed avvolgente atmosfera che ci lasciò incantati e storditi. Mai avevamo tutti insieme realizzato una esecuzione così sentita e commovente. La sequenza del Sanctus e poi fino al coro finale della celebrazione ci impedì ulteriori considerazioni e pensieri ma mentre il coro sfilava via dalla cantoria e stavamo per stringerci la mano intercettammo gli occhi lucidi del notaio dott. Michele Conti, uno dei bassi e tra i fondatori del coro, che, con voce commossa, indicando Serafino e me disse:

– Voi due siete la meglio gioventù!

Non ricordo come scendemmo le strette scale ma la sensazione fu quella di due compari a braccetto.

Un'amicizia più forte ed una stima ancora più salda che ancora oggi mi onora. Da allora, quando possibile, non abbiamo mai più suonato l'oratorio se non insieme. Un grazie ai "ragazzi" del Principalone e alla loro professionalità. Un altro ricordo, una magia del Natale impressa nella "polvere di cantoria"...


Francesco Di Nardo

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